“La prima volta” di Filippo Andreani

Al terzo album, il cantautore comasco ritrova se stesso e tutte le sue passioni

filippo andreaniIl pettirosso in copertina come omaggio al noto romanzo di Maurizio Maggiani. Si presenta così  «La prima volta», il terzo album in studio di Filippo Andreani che ha trovato nelle pagine dello scrittore ligure il coraggio di estrarre «dall’incendio della storia» dieci canzoni che offrono intatto il sogno di libertà del suo autore.

Comasco, classe 1977, Filippo Andreani è stato per più di un decennio protagonista della scena combat rock italiana (o combat burdel, come ama definirla) con gli Atarassia Gröp (nel disco compare la voce di Robi in «Veloce»), poi ha scelto di inseguire il profumo «inebriante della parola cantautore». Una carriera solista iniziata tra luci e ombre per stessa ammissione del cantante, che è poi riuscito a ritrovare «la sincerità musicale» e a partorire un album dove tutto è al posto giusto e di cui si sente orgoglioso dalla prima all’ultima parola. Un nuovo inizio, «La prima volta», che canta storie e protagonisti del passato. Frammenti di storia d’Italia come quella dei fratelli Cervi a cui è dedicata  «Canzone per Delmo», pezzo d’apertura del disco nel quale «dal cielo sopra Reggio Emilia» Aldo invoca il figlio a difendere il suo cognome da chi farà di tutto «per lavargli il cuore». Appassionato di calcio, una vita da ultrà nella curva del Como, il cantante racconta in più brani i suoi eroi del pallone, lui che tra Mazzola e Rivera avrebbe scelto Vendrame perché non vuole ragazzi dorati – «li scelgo di pane» – non fa sconti al calcio moderno «ché l’amore si misura in sciarpe tese e non in tessere che puoi farci la spesa». fronte andreaniE così nessun omaggio a calciatori con la cresta, ma a un grande narratore di calcio come Gianni Brera («Che la terra ti sia lieve»), al «Numero nove» Stefano Borgonovo, ricordando il suo ritorno al Sinigaglia e al numero «sette» della storia del calcio italiano, lariano di nascita e protagonista in maglia granata, «Gigi Meroni», canzone finalista del premio Tenco 2015.

In questo percorso in parte autobiografico, in parte teso a raccontare una fotografia dei tempi andati della nostra società, non mancano dediche ai suoi riferimenti musicali, Lindo Ferretti, Joe Strummer («Il prossimo disco dei Clash») e in particolare Piero Ciampi e la sua Livorno che entrano nel disco con la bellissima «Lettera da Litaliano». A tal proposito, dice Filippo, «i tributi a Piero non saranno mai abbastanza. E’ l’unico (forse, in parte, Tenco) che ha messo in musica una disperazione autentica e non di maniera. Glielo dovevo. Anche perché Adius è uno dei primi pezzi punk che ho conosciuto». Conclude l’album una canzone per la nascita di Annarella, prima figlia del cantautore, scritta, mentre fuori nevicava, in una sala d’attesa dell’ospedale di Varese. «E’ stata una redenzione. Alla fine, nel disco, arriva a salvare tutti: il suo papà, la tristezza di Meroni e le lacrime di Cristiana, la malinconia di Adelmo, l’addio di Mura al suo “maestro” Brera, il mio amico Speedy e tutto il resto».

L’album, supportato dalle voci di Marino Severini dei Gang, Sigaro della Banda Bassotti, Steno dei Nabat, Rob dei Temporal Slut, dopo la sua uscita, ha fatto per due anni il giro d’Italia. «Abbiamo fatto una quarantina di date ed in ciascuna ho trovato un pubblico che conosceva – a volte per intero – le mie canzoni. Che mi aspettava. Che ha voluto parlare. Che ha diviso con me un bicchiere. Mi sono sempre stupito. La musica ha una forza comunicativa che mi sorprende ogni volta. Io mi sento profondamente riconoscente verso chi mi ascolta. Perché senza la condivisione, la musica (come tante altre cose) varrebbe davvero poco. retro andreaniIl disco l’abbiamo ristampato tre volte…se si pensa che è quasi completamente autoprodotto trovo che sia un successo. In tutto questo bisogna tener conto che io ho un lavoro vero (!), e che tutto quello che mi arriva dalla musica (in termini di gioia, intendo) dà un senso enorme alle fatiche, ai sacrifici, alle rinunce che sono inevitabili. “La prima volta” è stata una grandissima soddisfazione. Un battito di cuore durato due anni». Per il 2017 è già in cantiere un nuovo album che si intitolerà «Secondo tempo», «perché il primo tempo, diciamocelo, dovrebbero abolirlo. Dovrebbero fare partite da 60 minuti tirati senza fuorigioco e coi cambi volanti; roba che ne prendi 4 in 5 minuti e poi vinci 37 a 26. Perché quello è il calcio, com’era al campetto, com’era da bambini. Quando la vita aveva davvero la carica, l’ansia, la paura e la fretta di un lunghissimo secondo tempo». In «campo» George Best visto da bambino, Claudio Spagna e Gianluca Signorini, il 4 Maggio granata, Beppe Viola…perché Filippo Andreani i miti moderni non li vuol cantare.

Per Senza Soste, Orlando Santesidra

tratto dall’ edizione cartacea di Senza Soste n° 119 di Ottobre 2016

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