Il 6 maggio sarà sciopero generale proclamato dalla Cgil.
Alcuni dei sindacati di categoria che le si riferiscono, come la Fiom, glielo chiedevano da svariati mesi, ma la segretaria generale, signora Camusso, era tutta protesa a riallacciare rapporti sindacalmente suicidi con gli industriali diretti dalla signora Marcegaglia, coi dirigenti di Cisl e Uil (compari in nefandezze sindacali) e, per questa via, con quella specie di bellimbusto in pullover di cascemir che è Marchionne (amministratore delegato della Fiat).
E, per dimostrare di essere disponibile al colloquio, cioè a concedere ai padroni quanto faceva loro comodo, la Cgil autorizzava i suoi sindacati di categoria a firmare, insieme a quelli di categoria di Cisl e Uil, ben 83 degli 89 contratti nazionali arrivati a scadenza.
Contratti nazionali rinnovati più o meno alle orribili condizioni imposte dalle imprese e da Cisl e Uil, quelle condizioni che la Fiom nazionale, giustamente, aveva respinto nell’ottobre 2009 e che avevano dato luogo a una situazione retributiva e normativa che peggio non si poteva.
Si può dire che lo sciopero del 6 maggio arriva troppo tardi? Non si tratta, certo, di uno sciopero tempestivo, ma si può sempre dire: “meglio tardi che mai”! E si può anche dire che i vari sindacati di categoria hanno in qualche modo sopperito a una inadeguatezza grossolana di questo sciopero, quella della durata ridicola di 4 ore voluta dalla signora Camusso, prolungandola a tutta la giornata.
Ma ci sono due questioni sulle quali non è facile trovare rimedi consolatori: la questione degliobiettivi sui quali è stato proclamato lo scioperoe la questione dellaprospettiva da dare allo sciopero stesso.
Intanto, nella piattaforma del 6 maggio non c’è traccia di veri obiettivi da rivendicare nei confronti delle imprese. Come dire: non è proprio il caso d’interrompere il dialogo tra Camusso e Marcegaglia!!!
Tant’è vero che la segreteria nazionale Cgil, per dimostrare d’avere un occhio di riguardo (e che riguardo!) per le imprese, ha sfornato recentemente una tale proposta di controriforma del sistema contrattuale, che dirigenti sindacali di primo piano (Rinaldini, segretario generale della Fiom fino all’anno scorso, e Cremaschi, attuale presidente del comitato centrale della Fiom) hanno espresso critiche pesantissime nei confronti di quella proposta, parificandola all’accordo stipulato nel gennaio 2009 da Cisl-Uil-Ugl, Confindustria e governo, che la Cgil aveva giudicato inaccettabile.
Rispetto al governo (che -grazie al solito servilismo di Cisl, Uil e Ugl- ha chiuso la partita dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego facendo trovare i lavoratori con un pugno di mosche) la Cgil avanza come obiettivi concreti e condivisibili: 1) la riduzione delle tasse in busta paga; 2) una sorta di 14a mensilità per le pensioni. Ma per il resto fa solo un elencone rivendicativo senza quantificare niente.
Una rivendicazione tanto infinita e generica e, insieme, ambiziosa (una trentina di punti raggruppati in una decina di paragrafi), da suscitare diffidenza in chi ha presente la storia di questo sciopero: proclamato con ritardo e più per dovere d’ufficio che per convinzione; deciso per tappare la bocca a chi lo chiedeva da mesi; concepito più per buttare fumo negli occhi che per costruire la prospettiva di un vero e necessario conflitto generale contro l’assalto portato ai lavoratori da padroni e governo.
Iscritti e simpatizzanti Cobas sono orientati a partecipare alla giornata del 6 maggio, non per aderire al progetto sindacale della Cgil, ma per stare a fianco dei loro compagni di lavoro scioperanti, ai quali il Cobas propone la prospettiva di un percorso di lotta oltre il 6 maggio, su obiettivicon cui rispondere davvero ai bisogni e alle esigenze di chi lavora: per la difesa della condizione lavorativa; per i diritti (compreso quello di sciopero e di ricorso al giudice) oggi sotto minaccia di accordi-capestro e di leggi inique;per il rispetto della nostra dignità e della nostra salute; contro la prepotenza e i ricatti della gerarchia aziendale; per il rilancio del contratto nazionale; per forti aumenti salariali;per la garanzia occupazionale e la stabilizzazione dei precari.
COBAS MagnaClosure Guasticce
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