Mobilitiamoci prima che sia troppo tardi
Il Ministro leghista Maroni è stato di parola: aveva promesso, entro luglio, la individuazione del luogo dove far nascere il Cie in Toscana e puntualmente è arrivata la notizia che la sede prescelta sarà quella (già annunciata) di Campi Bisenzio ,nell'ex campo di atterraggio dei dirigibili di S. Angelo in Lecore. I tempi per il Cie in Toscana si annunciano ristretti questione di pochissimi mesi. Ma la Toscana non sente alcun bisogno di un Cie, in questi anni ne abbiamo fatto a meno e i risultati delle politiche di accoglienza sono stati positivi.
Ma nelle settimane scorse, la Regione Toscana ha approvato una contraddittoria mozione che legittima la costituzione di un Cie in Toscana, una palese rottura con la linea seguita dal precedente Presidente Martini che i Cie non li ha mai voluti.
Sul sito della Regione, il Presidente Rossi ribadisce la sua visione del Cie toscano: rispetto dei diritti, tempi di permanenza limitati a 2 mesi, assistenza sanitaria, gestione del volontariato. Ma queste idee stridono con la realtà dei Cie e con le normative nazionali (vedi il pacchetto sicurezza che porta a 6 mesi, estendibili a 18 la permanenza nei Cie) in fatto di immigrazione. Queste ed altre dichiarazioni (vedi l'assenso della Cgil Toscana alla proposta di Rossi) servono solo ad occultare l'accettazione di un Cie sul proprio territorio. Non possono esistere Cie dal volto umano, perchè il centro di identificazione ed espulsione è un luogo dove quotidiana è la violazione dei diritti della persona come dimostrano gli esposti di associazioni internazionali contro i Cie e contro la Croce Rossa che ne amministra alcuni.
Allora, urge non solo una mobilitazione unitaria contro il Cie in Toscana, ma una iniziativa contro le politiche razziste e fasciste che stanno regalando spazi e legittimità alla Lega e alla destra nella nostra regione, politiche rafforzate dai patti locali per la sicurezza che sposano la linea del Governo Berlusconi.
Ci affidiamo, a tal scopo, ad una riflessione a tutto campo che affidiamo a uno scrittore, Primo Levi:
A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni straniero è nemico. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, non sta all’origine di un sistema di pensiero.
Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finchè la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.
E SULLA VIA CHE PORTA AI LAGER TROVIAMO I CIE!
confederazione cobas.. PISA WWW.CONFEDERAZIONECOBASPISA.IT
Sul sito della Regione, il Presidente Rossi ribadisce la sua visione del Cie toscano: rispetto dei diritti, tempi di permanenza limitati a 2 mesi, assistenza sanitaria, gestione del volontariato. Ma queste idee stridono con la realtà dei Cie e con le normative nazionali (vedi il pacchetto sicurezza che porta a 6 mesi, estendibili a 18 la permanenza nei Cie) in fatto di immigrazione. Queste ed altre dichiarazioni (vedi l'assenso della Cgil Toscana alla proposta di Rossi) servono solo ad occultare l'accettazione di un Cie sul proprio territorio. Non possono esistere Cie dal volto umano, perchè il centro di identificazione ed espulsione è un luogo dove quotidiana è la violazione dei diritti della persona come dimostrano gli esposti di associazioni internazionali contro i Cie e contro la Croce Rossa che ne amministra alcuni.
Allora, urge non solo una mobilitazione unitaria contro il Cie in Toscana, ma una iniziativa contro le politiche razziste e fasciste che stanno regalando spazi e legittimità alla Lega e alla destra nella nostra regione, politiche rafforzate dai patti locali per la sicurezza che sposano la linea del Governo Berlusconi.
Ci affidiamo, a tal scopo, ad una riflessione a tutto campo che affidiamo a uno scrittore, Primo Levi:
A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni straniero è nemico. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, non sta all’origine di un sistema di pensiero.
Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finchè la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.
E SULLA VIA CHE PORTA AI LAGER TROVIAMO I CIE!
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