La riflessione sulla guerra di Spagna (e sulla rivoluzione che si intrecciò alla vicenda della difesa della repubblica) non è mai stata facile. Oggi rischia di essere ancora più difficile, per le sacrosante reazioni al "revisionismo storico" per esempio di Sergio Romano, che tenta in modo sottile una riabilitazione di Franco, ricollegandosi alle insidiose operazioni di Fini e Violante sulla resistenza, le foibe,· ecc.
Ma rispondere arroccandosi in una posizione di pura celebrazione, nascondendo i punti controversi, le contraddizioni, i prezzi pagati per le scelte che in nome di esigenze internazionali di fronteggiare l’offensiva fascista su tutti i piani, comprese le alleanze politiche militari con l’imperialismo francese e britannico, impedisce di comprendere le ragioni di una sconfitta che ci fu, e aprì la strada alla seconda guerra mondiale.
Prima di tutto bisogna ricordare che in Spagna non ci fu solo un criminale Golpe di Franco, ma anche una rivoluzione profonda e reale.
Guai a chi considera rivoluzioni solo quelle che vincono (bisognerebbe cominciare ad escludere la stessa rivoluzione russa del 1905, quella tedesca del 1918, ecc.) La rivoluzione spagnola esplode nel 1931 dopo una lunga crisi e vari tentativi di arginare i conflitti sociali aggravatisi dopo la perdita nel 1898 delle ultime colonie americane e delle Filippine. Le guerre coloniali in Africa avevano avuto un alto costo umano e pochi vantaggi, la dittatura di Primo De Rivera (1923-1930) si era sgretolata di fronte alle prime ripercussioni della crisi economica mondiale. Il lungo regno di Alfonso XIII, iniziato nel 1902, era finito miseramente nell’aprile 1931 quando le elezioni amministrative, che pure erano state truccate come sempre nelle campagne, avevano visto una schiacciante vittoria dei partiti repubblicani nelle città, dove era possibile un controllo. Il re aveva abdicato.
Cominciava una lunga fase di instabilità e di ascesa delle masse, in parte deviata verso l’anticlericalismo (con assalti ai conventi, incendi di chiese, ecc.) proprio dagli esponenti del radicalismo borghese. Uno sciopero seminsurrezionale, rimasto circoscritto alle Asturie per la defezione di gran parte dei dirigenti nazionali, provocava nel 1934 una durissima repressione attuata usando i mercenari marocchini. Iniziava il "Biennio nero".
Quando la fine del periodo settario dell’Internazionale comunista (il "socialfascismo") facilitò la ripresa unitaria, anche in Spagna si formò una coalizione di Fronte Popolare, che vinse le elezioni del febbraio 1936. Era stato determinante l’atteggiamento degli anarchici, maggioritari nel movimento operaio, che avevano rinunciato alla pregiudiziale astensionista perché il FP aveva nel suo programma un’amnistia che avrebbe tirato fuori dalle carceri migliaia di militanti.
La destra sconfitta puntava allora tutto sull’esercito, che nel luglio dello stesso anno tentava il suo _pronunciamiento_. L’intervento deciso delle masse quasi disarmate lo faceva fallire nelle maggiori città, ma le ambiguità del governo di Fronte Popolare impedivano di approfittare del successo iniziale.
Le armate dei fascisti, appoggiate subito da Italia e Germania, sterminavano intanto ogni possibile oppositore nelle zone controllate, in particolare nell’Andalusia, dove erano sbarcati i mercenari marocchini di Franco. E’ in questa prima fase che viene assassinato anche Federico Garcia Lorca, insieme a centinaia di migliaia di sindacalisti, anarchici, comunisti, socialisti, e anche di antifascisti non iscritti a nessun partito.
L’esito della lotta sembra favorevole alla Repubblica, ma viene insidiato da molteplici fattori. Prima di tutto la politica ipocrita di "non intervento" proposta proprio dal governo di Fronte Popolare francese guidato dal socialista Léon Blum, ma accettata anche dall’URSS staliniana nei primi mesi. L’URSS cambierà il suo atteggiamento quando già fascisti italiani e tedeschi sono intervenuti in forza (in particolare la Germania nazista invierà la sua legione aerea Condor che si distinguerà sperimentando i bombardamenti di città indifese. Famosa, ma non unica, la basca Guernica.
Quando in ottobre comincia l’appoggio sovietico, viene dato il via all’arruolamento di volontari antifascisti provenienti da tutto il mondo (ci sono molti latinoamericani, cubani, nordafricani, polacchi, cechi, jugoslavi (da essi verranno molti dei generali di Tito) ma soprattutto tedeschi e italiani, che hanno la parola d’ordine _Oggi in Spagna, domani in Italia._ Fino a quel momento la maggior parte dei volontari provenivano dalle file anarchiche, dei socialisti di· sinistra,
ecc.
Ma il moderatismo suggerito da Stalin, che voleva tranquillizzare l’imperialismo franco-britannico per ottenerne l’alleanza antinazista, spinse il partito comunista spagnolo a privilegiare il rapporto con i partiti borghesi del Fronte Popolare e con la destra socialista, contro anarchici, sinistra socialista e i "trotskisti" del POUM. Contrariamente alla leggenda, questi non erano veramente trotskisti: molti di loro avevano condiviso l’analisi di Trotskij sull’involuzione burocratica dell’URSS, ma avevano rotto con l’opposizione di sinistra internazionale quando erano entrati, contro il parere di Trotskij, nel governo interclassista della Catalogna. Il PCE, inizialmente debolissimo, si rafforzerà costantemente grazie al prestigio riflesso dell’URSS, unico paese, insieme al Messico, che appoggiava la repubblica.
Il prezzo pagato per l’alleanza con i moderati sarà alto: si rinunciò, come in Francia, ad affrontare la questione coloniale, che in Spagna era ancora più importante. Riconoscere l’indipendenza del Marocco, sollecitata da esponenti democratici di quel paese, avrebbe tolto il terreno sotto i piedi a Franco, la cui forza principale erano· i mercenari reclutati in quel paese tra gli strati più arretrati, nel clima di demoralizzazione seguita alle sconfitte delle insurrezioni indipendentiste.
In Spagna si sperimentò la politica dei "due tempi": prima vincere la guerra, poi la rivoluzione. Ma le rivoluzioni, se ci sono, non possono essere rimandate, anche perché per farlo bisogna fermare la dinamica sociale: bloccare o limitare la riforma agraria, fermare le occupazioni di fabbrica, e alla fine incarcerare gli "impazienti" disorientando tutti. Il film _Terra e libertà _lo ha colto bene. Il problema cruciale non è l’entità della repressione, gli assassinii di compagni come Andrés Nin o Camillo Berneri, calunniati per giunta come complici dei fascisti, ma il soffocamento della dinamica sociale, col risultato di facilitare l’opera di Franco. Anche la soppressione delle milizie sostituite da un esercito tradizionale i cui ufficiali di carriera, anche se prendevano la tessera del PCE, si preparavano a tradire· aprendo la strada a Franco con la Giunta Casado, preparò la sconfitta.
Su questa il bilancio è difficile, perché la Spagna è anche un luogo sacro della memoria di tutto l’antifascismo, e come per la resistenza molti compagni si rifiutano di esaminare anche contraddizioni ed· errori.
Ma le versioni agiografiche, oltre a non servire a molto, non reggono a una seria disamina in chiave storica, soprattutto se si considera anche l’ingloriosa conclusione del Fronte popolare in Francia. Appena due anni dopo la meravigliosa vittoria del 1936, seguita dall’ondata di occupazioni di fabbriche che conquistò le otto ore, le ferie pagate, ecc., tutto ciò era stato perso e la destra trionfava. Nel 1939 lo stesso PCF era messo fuori legge. I bilanci non possono essere fatti solo sulle vittorie iniziali, o sulla generosità e l’eroismo dei militanti, ma anche sui risultati finali.
Inviato a Senza Soste da Tapino
20 luglio 2011
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