Oggi è stata una giornata carica di eventi, iniziamo la sera al porto, io e Giacomo lasciamo Francesco in fila con l’auto e ci dirigiamo seguiti dalle telecamere di Andrea e Stefano verso l’imbarco, chiediamo informazioni al primo ufficiale della Sardinia Ferris ci presentiamo, ma lui sa gia chi siamo, è li ad aspettarci, a darci il benvenuto e a portarci subito dentro, si metterà a nostra completa disposizione, sono passate le 23 ma la compagnia ci offrirebbe la cena, si preoccupa di trovare una cabina anche se visto il pienone è impossibile, ci porta a scegliere il posto migliore per gettare le rose in mare e poi al bar , una disponibilità che come abbiamo gia sottolineato ci ha fatto piacere e reso onore alla compagnia stessa, torniamo al posto che abbiamo scelto, per il getto delle rose, siamo nel cono e la velocità deve essere per forza bassa, quindi abbiamo il tempo per arrivare sul luogo della tragedia (per lo meno nelle vicinanze) l’ufficiale tiene i contatti via vhf col comandante, per le coordinate e poi ci da il segnale, quelle sette rose le abbiamo gettate una ad una io e giacomo pensando a loro, pensando a tutte le vittime del mare, pensando agli altri familiari che noi rappresentavamo, e non solo quelli del moby prince, ma anche tutti gli altri, e soprattutto tutti qui cittadini che hanno scelto di starci accanto, le telecamere hanno ripreso tutto da due angolazioni, la nave è strapiena molti si saranno chiesti chi siamo.
Abbraccio Giacomo il gesto delle rose lo ha coinvolto e sconvolto, torniamo dentro, l’ufficial e chiede ancora se si è liberata una cabina, niente da fare, ci offrono le poltrone, la notte è chiaramente insonne, ma oramai manca poco, la tensione cala e ormai la sardegna si vede, attracchiamo e scendiamo, le due telecamere fissano la nostra discesa e il nostro arrivare a banchina, ma ce ne aspetta un’altra, rai3 regione, che ci chiede il perche di questo viaggio, alla ricerca di che, ancora una volta istighiamo la curiositò di molti vedendo ben 3 telecamere in azione.
Arriva Mauro, il tempo di salutarci e si parte verso Arzachena, il bambino gioca scalzo per casa, sua moglie ci sta preparando il caffe, parliamo a lungo, Mauro ha sete di sapere, di recuperare il silenzio di questi vent’anni e non è facile condensare il racconto, scendiamo in paese ci aspetta un altro giornalista e la fotografa stavolta della Nuova Sardegna, raccontiamo le nostre storie le motivazioni della nostra presenza e poi torn iamo a salutare Mauro, dobbiamo andare a Pattada,, il paese dei coltelli, non lo sapevo ma lo intuisco dai mille cartelli di coltellerie a e artigiani del coltello, andiamo prima a casa della zia di Giacomo, donna energica mia coetanea, ci chiede molte cose, poi piano piano si lascia andare al suo racconto, la loro infanzia, le difficoltà di una famiglia antica ma moderna, il padre vuole che i figli studino anche quando rimane solo a tirarli su, è bello il suo racconto perché si apre lentamente alla presenza di estranei, racconta del fratello come mai aveva fatto, Giacomo ne rimane colpito positivamente, la donna energica, il matriarca si è aperta come non mai, è il tempo dei saluti, ci attendono gli altri, lo zio Mario, altro fratello del babbo di Giacomo, quello che ha scelto la terra, la pastorizia e i campi, arriviamo in un salone pieno di gente, lo zio le cugine due bambini e poi tornano dai campi gli altri tre cugini di Giacomo siamo veramente tanti, quindci-sedici persone ma è deciso siamo osppiti obbligati, formaggio a volontà, affettati, arriva un recipiente enorme di gnocchi sardi al pomodoro, poi l’agnello macellato apposta, ci sono gli ospiti graditi si socializza come una grande famiglia, i bicchieri devono essere pieni solo per un attimo, si parla di tutto, del moby, del viaggio, del documentario, dei pastori sardi delle loro lotte e delle sconfitte contro questo governo, è gente tosta i cugini di Giacomo, gente che ha l’amore per la terra nel sangue e soffre a vedere vanificato il proprio lavoro, è un tavolo quello che non abbandoneresti ma,i appassiona, ma siamo anche stanchi del viaggio e dell’intensa giornata, andiamo in albergo a dormire, domani ci attende un’altra lunga giornata e il viaggio di ritorno.
Svegllia a mattina inoltrata, prima tappa i giornali, la nuova sardegna ha un richiamo in pri ma pagina e dentro un articolo a tutta pagina, si parla del viaggio, del documentario e del futuro, ci sono le foto; il servizio di rai3 e l’articolo hanno ricordato, hanno riacceso l’interesse, camminiamo con Giacomo e suo zio per Pattada e la gente ci guarda qualcuno ha riconosciuto Giacomo, “ti ho visto in tv ieri“, “ho letto sulla nuova“, in tutti è affiorato il ricordo di “Tonino”, zio Mario ci offre da bere, sembra che sia lo sport del paese, ti chiamano ti portano al bar e continuano a offrirti da bere fino a che resisti, ci facciamo due bar e in tutti e due scambio di cortesie tra tavoli, io pago a te due birre, e io te ne pago tre, in un bere infinito, poi lo zio decide che macchè partire, dovete venire a pranzo è gia tutto pronto, la famiglia ci aspetta, la tavolata è imbandita, mancano solo i cugini, loro a differenza del padre lavorano a 20km da qui, a tavola ancora formaggi , le pasta ma se non bastava l’agnello rimasto, oggi hanno aggiunto le fette di vitello, siamo quasi di famiglia oramai, ce ne dobbiamo andare e lo zio continua a ripetermi che ce la dobbiamo fare, proviamo a metter giù l’idea di una proiezione del documentario qui a Pattada, ne sono entusiasti, si è rotta un’altra porta, lo faremo, porteremo qui il risultato finale di questo lavoro, chissà magari parlando di moby prince e delle lotte dei pastori sardi…
Partiamo, dobbiamo tornare ad Arzachena, Francesco deve ultimare il lavoro con Mauro e dobbiamo salutarci, il tempo per un giro in paese due parole con Mauro che nel frattempo è sceso a salutarci con Antonella e partiamo a rotta di collo, sono le 20 passate l’ora in cui dovevamo imbarcarci, arriviamo al porto mentre sale l’ultimo camino, vogliono vedere i biglietti, tutti, rischiamo di perdere il traghetto, non sentono ragioni, de vo aprire lo zaino nel portabagagli e ricordarmi dove li ho messi, l’ultimo camion è salito, pochi secondi e chiudono il portellone, finalmente trovo l’agognato pezzo di carta e voliamo all’imbarco, si parte,
Stanchi, veramente stanchi, ma sicuramente piu’ ricchi e soddisfatti.
Giacomo riguarda la Sardegna, lo vedo che è in crisi quindi non dico niente mi limito a carezzarlo, è commosso, ma felice perché forse anche per la mia presenza si è sentito piu’ vicina la famiglia del padre, e io sono felice di essere parte, causa e concausa di questo viaggio.
Loris Rispoli
18 giugno 2011
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