C’è una simbiosi a Livorno tra le associazioni ambientaliste e l’amministrazione comunale in materia di traffico. Nell’epoca della proliferazione dei Suv, dell’uso parossistico del motorino e di quello indiscriminato dell’auto privata. Esiste un’anomalia tutta locale nel ruolo assegnato alla strada principale ridotta ad arteria extraurbana che spartisce il centro della città. Un vero ossimoro urbanistico e un esemplare paradigma amministrativo. La piazza che la interseca è il capolinea degli autobus urbani, di quelli extraurbani, dei taxi, degli autobus da crociera, con il porto e le sue attività che incombe a poche centinaia di metri. E’ la strada dove un vescovo ha travolto una donna che attraversava dimenticandosi di guardare dalla parte opposta. E dove recentemente un’altra donna è stata investita e ridotta in coma da un autobus. E’ la corsia preferenziale per le corse notturne delle Harley Davidson e degli sciami gracchianti dei motorini nelle sere estive, la passerella dei Suv e di tutto il parco archeologico del trasporto pubblico. Quella dei portici nero fumo di Londra. La vetrina della città. Che molti evitano di percorrere a piedi o con i passeggini a causa dei suoi miasmi e dei suoi decibel. La strada il cui tessuto sociale è andato progressivamente riducendosi per l’intollerabilità delle condizioni ambientali, relegandovi una prevalenza di anziani ed extracomunitari. Dove si finalizza il disegno perseguito dalle amministrazioni di svuotare il centro dai suoi abitanti e renderlo terreno configurabile per attività terziarie, multinazionali o in franchising.
Una strada, l’apotema del Pentagono, la cui pedonalizzazione o la cui riconversione a una dimensione umanizzata , implicherebbe il ripensamento della mobilità altrimenti schizofrenica come quella attuale. Con l’adozione di parcheggi scambiatori, la disintossicazione del centro da autorimessa a città. Utopie, naufragate con la demolizione del cinema Odeon, i tagli al trasporto pubblico, la rottamazione dei bus elettrici, l’allarmismo delle lobbies settoriali. Mortificate con lo scambio affari politica, pubblico privato, spalmato nella crisi occupazionale e nell’unidimensionalità del modello di sviluppo, la negazione delle criticità ambientali, l’aumento delle patologie. E’ questo il prospetto della città futura? la sua contiguità con il carattere prevalente della livornesità? l’individualismo esasperato, l’indifferenza, l’appiattimento critico, il totem dell’auto e del motorino senza regole in qualsiasi spazio disponibile.
Perché solo uno sparuto comitato contro questa accidia istituzionale, non la gente non i media non gli ambientalisti?
Paolo Cascinelli - Vivere Il Centro
25 marzo 2011
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