La sentenza del Tribunale di Pistoia che ha coinvolto quattro dei nostri compagni, condannandone tre per dei fatti che non hanno commesso, è una sentenza che non si può accettare.
Per noi che siamo stati vicini agli imputati, è stata da subito evidente la natura repressiva dei fermi, degli arresti, dei tanti mesi di privazione della libertà personale, ritenuti eccessivi anche dalla sentenza stessa, come si può leggere nelle motivazioni.
Motivazioni che non tengono conto delle prove oggettive dell’estraneità ai fatti prodotte dalla difesa; che condannano chi è evidente che non c’era; che addirittura descrivono l’inattendibilità dei testimoni, ma non trovano il coraggio di assolvere, sfiorando spesso il ridicolo.
Ridicolo ci appare anche il presunto movente dell’odio politico, dal momento che i ragazzi con cui da anni condividiamo la nostra riflessione politica e le nostre attività culturali, erano andati a Pistoia per prendere parte a un’assemblea pubblica in un ex circolo ARCI. Tale assemblea aveva come oggetto l’incostituzionalità delle “ronde”, e solo per questo è stata criminalizzata proprio dall’odio politico del vicino circolo neofascista e dalle forze dell’ordine pistoiesi a loro legate.
Riteniamo molto importante tenere alta l’attenzione su questo caso di vera e propria rappresaglia ed è per questo che saremo presenti alla Conferenza Stampa di Sabato 5 Marzo 2011, alle ore 11.30 presso la Circoscrizione 2 del Comune di Livorno.
Saremo presenti a questa e a tutte le altre iniziative per rinnovare la nostra solidarietà e vicinanza ai compagni e al Comitato dei loro parenti e amici, sostenendo e confermando ciò di cui da sempre siamo certi: la loro chiara estraneità ai fatti.
E ORA TUTTI ASSOLTI!!!
Officina Sociale Refugio - Teatrofficina Refugio
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Inconsistenza delle prove, riconoscimenti sbagliati da parte dei testimoni, testimonianze discordanti durante tutta la durata del processo. Questi ed altre clamorose farse non sono bastate per dimostrare la totale estraneità dai fatti di Pistoia dell'ottobre 2009.
Una condanna che arriva dopo mesi e mesi di misure cautelari e privazioni della libertà senza che fosse provata la colpevolezza di alcun imputato.
Il Coordinamento Studentesco Livornese esprime la totale solidarietà ai compagni e le compagne colpiti, vittime di un'enorme montatura da parte del tribunale e della questura. Sono state evidenti infatti le pressioni della questura, in quel tribunale in cui, tra risvolti tragicomici ed episodi raccapriccianti, si è svolto un processo che altrimenti avrebbe portato un'assoluzione immediata degli accusati.
È stata invece accertata una condanna che ha permesso a tutti di fare bella figura, di far vedere di aver trovato i colpevoli. Di dare un durissimo colpo repressivo a tutte quelle realtà autonome ed autorganizzate che cercano ogni giorno di farsi spazio in una società che tende sempre di più a reprimere le libertà degli individui, a rivivere il passato. Una società che reprime, spesso anche nel sangue, qualunque tipo di lotta autorganizzata.
Ribadiamo quindi la nostra più totale solidarietà ai compagni e compagne colpiti, unitamente alla richiesta della loro totale assoluzione.
TUTT* LIBER*!
Coordinamento Studentesco Livornese
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I Cittadini Ecologisti esprimono la propria solidarietà ai ragazzi condannati dal Tribunale di Pistoia a seguito dei cosiddetti “Fatti di Casa Pound” dell’ottobre del 2009.
Dalla lettura delle motivazioni di condanna appare evidente come si tratti di una sentenza "approssimativa" e frutto di una matrice "politica": risultano evidenti molti dubbi e contraddizioni sulla colpevolezza degli imputati e si tende a ridimensionare fortemente i fatti di quel giorno senza tuttavia arrivare ad un'assoluzione piena di tutti gli imputati, probabilmente anche per non screditare ulteriormente il lavoro fatto dalla questura e dalla procura di Pistoia.
Chiediamo e auspichiamo che l’appello sancisca un’ASSOLUZIONE PER TUTTI
Stefano Romboli Cittadini Ecologisti
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L'APPL – Assemblea Permanente per la Partecipazione a Livorno conferma la propria solidarietà ai ragazzi condannati dal Tribunale di Pistoia per l'episodio di Casa Pound” nell'ottobre del 2009.
Le motivazioni della condanna sono tutt'altro che convincenti e sembrano dimostrare la natura "politica" di questo accanimento da parte della questura e della procura di Pistoia.
Siamo convinti ancora che questa vicenda possa chiudersi con la piena assoluzione e attendiamo fiduciosi l'esito dell'appello.
Giuliano Turchi A.P.P.L. - Assemblea Permanente per la Partecipazione a Livorno
Le motivazioni aggiunte alla sentenza rendono ancora più assurdo lo scenario dell’intera vicenda; è palese infatti l’incongruenza di fatti e testimonianze, i numerosi errori di chi doveva testimoniare il presunto riconoscimento dei “fuggitivi” da casa Pound (e si parla di errori commessi anche da rappresentanti delle forze dell’ordine.)
Ma più di tutto emerge con assoluta chiarezza il carattere politico del procedimento. Al di là di un aspetto cerchiobottista già denunciato da più parti, la sentenza si rivela contraddittoria anche rispetto alla presunta colpevolezza degli imputati e tende a ridimensionare decisamente i fatti di quel giorno senza tuttavia avere il coraggio di assolvere tutti gli imputati per non screditare la procura di Pistoia e il suo modo di procedere sulla cui imparzialità ci sarebbe molto da eccepire.
Infatti il fatto che il collegio respinga l’accusa di devastazione e saccheggio nei confronti degli imputati, mostra il carattere duro e strumentale delle misure cautelari adottate e delle condanne richieste, tante e pesanti in relazione ai fatti( 5 persone sono state condannate a due anni e al pagamento in solido di quasi 10mila euro fra spese processuali e danni).
Per questo ci mobiliteremo a fianco di tutti coloro che si battono con convinzione perché l’appello determini l’ASSOLUZIONE PER TUTTI.
Riteniamo che la debolezza delle motivazioni alla base della condanna e le contraddizioni in esse contenute siano espressione di una lettura puramente strumentale e "politica" degli eventi e degli attori coinvolti.
Con ancora più forza, pertanto, auspichiamo che questa vicenda si chiuda con la piena
assoluzione per tutti.
Il Centro Politico 1921 esprime la propria solidarietà ai compagni e le compagne antifascisti\e condannati\e per i fatti di Pistoia.
L'esito del processo, che purtroppo non ci coglie impreparati, a nostro avviso non è altro che il frutto dalle forti ingerenze della questura Pistoiese, vicina ad ambienti neofascisti e dalla procura di Pistoia che ha cercato fin da subito di criminalizzare e colpire gli antifascisti e le loro organizzazioni di appartanenza.
Non sono bastate quindi, le palesi incongruenze e faziosità dei tetimoni emerse durante tutte le udienze. Non sono neanche bastate le nuove testimonianze nei numerosi "copli di scena" processuali che di fatto scagionavano tutti gli imputati.
La sentenza del tribunale è chiaramente un compromesso politico. Il giudice non ha avuto il coraggio di arrivare sino in fondo, assolvendo tutti gli imputati, ma li ha condannati a pene "lievi" rispetto ai capi di imputazione inziali e soprattutto rispetto al clima di caccia alle streghe preparato ad arte dai media e della procura.
Come Centro Politico 1921 ribadiamo la totale estraneità ai fatti degli imputati condannati e la nostra vicinanza politica a tutti\e gli antifascisti\e; non possiamo tuttavia tacere sul fatto che le sedi delle organizzazioni neofasciste, in quanto illegali, andrebbero chiuse.
Riteniamo gravissimo inoltre, che gli imputati abbiano dovuto subire svariati mesi di detenzione preventiva e restrizioni, giustificate solamente dal clima politico che si era creato nella città di Pistoia e in Toscana.
Il reato di devastazione e saccheggio è stato usato in maniera strumentale per comminare agli antifascisti una condanna ancora prima della sentenza
Era chiaro a tutti che in sede processuale questo reato sarebbe cascato (e quindi la giustificazione delle misure), ma ancora più grave risulta la posizione del procuratore generale Dell'Anno che fino all'ultimo ha cercato di mantenerlo arrivando a chiedere pene di 9 anni per ciscuno.
Nella sua arringa traspare la faziosità di chi ,per motivi politici o per pressioni esterne, arriva addirittura a descrivere il reato di devastazione e saccheggio come un semplice problema di ordine pubblico.
A questo punto non ci resta che chiedere l'assoluzione in appello per tutti gli imputati che potrebbe restituire un po' di verità e giustizia, chiudendo finalmente un capitolo vergognoso della storia processuale nella nostra regione.
CP1921
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La C.I.B. Unicobas esprime la più viva protesta per la sentenza recentemente emessa nei confronti di cinque degli imputati per i fatti di Pistoia dell'autunno 2009, condannati a due anni e ad una pesantissima ammenda.
Le motivazioni della sentenza, estremamente contraddittorie, mostrano ancora una volta la pretestuosa montatura che si è voluto costruire attorno a questo caso, montatura che, per rendersi più credibile, ha voluto diversificare il trattamento degli imputati determinando un'assoluzione e cinque condanne.
A fronte di fatti che hanno causato, come recita la sentenza stessa, danni di “modica entità”, a fronte di responsabilità non comprovate, basate solo sulla credibilità che è stata data a testimoni inattendibili, in una escalation repressiva inaudita e persecutoria, delle persone hanno subito misure restrittive pesantissime e lungamente protratte, per essere sottoposte poi ad una scandalosa condanna.
La montatura messa in piedi fino da subito dalla saldatura realizzatasi tra estrema destra questura e pretura imponeva una condanna finale, anche a fronte di un incongruente andamento processuale e di un ridimensionamento dei fatti.
L'Unicobas pertanto esprime sdegno e protesta nei confronti della sentenza e rinnova la solidarietà a coloro che sono stati ingiustamente condanna
C.I.B. - UNICOBAS
Federazione Prov inciale di Livorno
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Come articolazione provinciale dell'Unione Sindacale di Base di Livorno esprimiamo la nostra più convinta solidarietà agli antifascisti condannati in primo grado con una sentenza piena di contraddizioni e omissioni.
Tra i compagni sottoposti a processo per i fatti di Pistoia e i militanti del nostro sindacato esiste da anni un rapporto di collaborazione e di unità di intenti nelle varie iniziative portate avanti in città, e questa conoscenza ci rende certi che i valori che stanno alla base del loro agire politico sono quelli sani e imprescindibili dell'antifascismo e della difesa dei soggetti più deboli, tra i quali i tanti precari e i lavoratori licenziati.
Dopo aver letto le motivazioni della sentenza rimaniamo molto perplessi e di conseguenza esprimiamo la nostra speranza che al successivo grado di giudizio venga ristabilita la verità.
Nel frattempo il nostro sostegno si affianca a quello di tutti coloro che come noi sentono puzza di sentenza politica volta a tutelare un'organizzazione come Casa Pound e a punire invece chi si batte quotidianamente contro gli eredi dell'ideologia fascista.
USB Livorno
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Il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud in merito alle ingiuste condanne di primo grado per i fatti di Pistoia ritiene importanterinnovare la propria solidarietà a tutti gli imputati, molti dei quali
conosciamo da anni, in particolar modo Elisabetta da tempo impegnata nel nostro collettivo.
Non abbiamo dubitato della loro estraneità fin dal momento in cui ci giunse notizia che l’intera assemblea regionale, che si stava svolgendo a Pistoia, era stata trattenuta una notte intera in questura con l’accusa di aver preso parte a uno strano assalto alla vicina sede di CasaPound.
Oggi dopo avere appreso il contenuto delle motivazioni del dispositivo di condanna non possiamo
fare a meno di esprimere tutta la nostra indignazione.
Ci fu da subito altrettanto chiara la natura repressiva degli arresti e dei tanti mesi di privazione della libertà inflitti agli imputati. Le stesse motivazioni della sentenza, con cui poi si doveva render noto il perché di questa forzatura, addirittura si fanno beffa del dolore che si deve affrontare in condizioni di negazione della libertà.
Per gli imputati fu disposto il divieto assoluto di comunicazione e incontro fino a processo inoltrato, proprio per questo motivo Elisabetta non fu neanche mandata a lavoro per molto tempo e le fu persino proibito comunicare con sua madre. Nonostante ciò il giudice ci fa sapere che avrebbe dovuto chiamare al suo domicilio dei professionisti del look per renderlo identico al giorno in cui fu arrestata.
Questo spiegherebbe secondo il giudice il perché non sia stata riconosciuta da i testimoni.
Ma in realtà on potevano averla riconosciuta per il semplice fatto non c’era - come da sempre dichiarato anche da Casa Pound -visto che era assieme a tutti gli altri a prender parte a un assemblea.
Tutto questo è inammissibile e quasi ridicolo, ed è solo uno dei tanti passaggi privi di logica contenuti nelle motivazioni che vanno ad attribuire una responsabilità penale a persone non solo innocenti ma anche impegnate a fare tutt’altro. Riteniamo necessario mantenere alta l’attenzione
sull’agire repressivo delle istituzioni e ricordiamo che in ogni udienza del processo il
Tribunale è stato costantemente presidiato da numerose forze dell’ordine fuori e dentro l’aula e che il pubblico ministero pistoiese ha chiesto 9 anni di detenzione per la sussistenza del reato i devastazione e saccheggio già smentito molti mesi prima dal sommo giudizio della Cassazione in materia di libertà personali.
Saremo presenti alla conferenza stampa di Sabato 5 Marzo 2011 alle ore 11 presso la
Circoscrizione 2 del Comune di Livorno e rimarremo vicini ai compagni ingiustamente
condannati fino a quando non sarà riconosciuta la loro assoluta estraneità ai fatti.
Collettivo Antipsichiatrico A. Artaud – Pisa -
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Il collettivo Zone del Silenzio si occupa di istituzioni totali. Differenti associazioni, circa un anno fa, dettero vita a Zone, con l’intento di rompere il silenzio e ricercare la verità sui troppi casi di repressione e di morte all’interno delle strutture detentive, di contribuire alla difesa dei più deboli siano essi detenuti nei carceri o nei manicomi, siano migranti o giovani consumatori di sostanze. Nel sollecitare l’attenzione su questi fatti, ci siamo imbattuti in quella che è l’involuzione autoritaria del sistema penale e detentivo italiano, un sistema dove regna una logica repressiva con una chiara matrice politica e di classe.
Siamo inorriditi dalle MOTIVAZIONI della sentenza del Tribunale di Pistoia, che condanna gli antifascisti toscani per l'irruzione nella sede fascista di Casa Pound, nelle motivazioni dei giudici si conferma la condanna pur non dimostrando a carico degli imputati elementi probatori di alcun tipo. Un processo costruito su un teorema politico, in base al quale la colpevolezza degli antifascisti era data per scontata, preceduta da una campagna denigratoria verso gli antifascisti e di sdoganamento dei gruppi di estrema destra ai quali sono stati riconosciuti patenti di moralità e una legittimità politica che stride con la stessa Costituzione Italiana.
Ma un Tribunale dovrebbe, invece, dimostrare la fondatezza dei fatti contestati, esibire prove e testimonianze certe, oltre ogni ragionevole dubbio, dimostrare imparzialità ed indipendenza e denunciare ogni tentativo di inquinamento o condizionamento delle testimonianze; niente di tutto ciò è riscontrabile nelle motivazioni della sentenza. Nessuna prova certa e gli imputati dovevano allora essere prosciolti!
Il processo si è chiuso al contrario con una condanna senza prove per giustificare l'adozione di misure cautelari ingiustificabili, per evitare forse di prendere più gravi provvedimenti contro chi ha ordito tale macchinazione. Ma nessun giudice ha voluto verificare la legittimità di questi arresti e stando anche alle motivazioni ci rendiamo conto della loro illegittimità. Un processo conclusosi come era iniziato, ossia senza dimostrare con prove la colpevolezza degli antifascisti, accreditando testimoni e testimonianze contraddittorie con l’ingerenza di inquirenti della zona pistoiese noti per le loro simpatie e contiguità di destra estrema della zona. Un processo politico dunque, che condanna alcuni antifascisti per fatti che non hanno commesso e descrive come vittime esponenti di destra che si rifanno a Casa Pound, sul cui suo sito nazionale si esaltano tra le altre cose i criminali nazifascisti. La parola ora passa al giudizio d’appello, e a sostegno degli antifascisti attiveremo una campagna che non solo faccia piena luce sui fatti avvenuti, ma squarci la cortina della menzogna costruita ad arte contro di loro, con l’obiettivo di sedare ogni voce discorde nel nostro Paese, ostentando con l’armamentario della legislazione d’emergenza e delle leggi del codice penale fascista mai abrogate una forza repressiva tipica di un regime autoritario, qualcosa che interessa tutte e tutti noi e che non lasceremo passare in silenzio.
zone del silenzio -Pisa-
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Dopo più di un anno di traballante e squallida farsa processuale, dopo aver subito mesi e mesi di misure cautelari, arresti e privazioni della libertà, cinque compagni sono stati infine condannati a due anni di detenzione (con sospensione della pena) e quasi 10 mila euro di risarcimento.
Le dimensioni della pena prescritta, la clamorosa e delirante richiesta del P.M. (9 anni di carcere con l'accusa di devastazione e saccheggio, vero e proprio "crimine di guerra", nella fattispecie da applicarsi, a detta del P.M., ad un reato consistente in una porta rotta ed una scrivania rovesciata...) ed infine le palesi fallacie nelle motivazioni della sentenza, non lasciano dubbio alcuno sulla natura esclusivamente politica di questo feroce e gravissimo atto
repressivo.
Gli imputati sono stati tutti identificati mentre svolgevano tranquillamente un'assemblea sulle "ronde", in un circolo Arci ad alcune centinaia di metri dalla sede colpita.
Da lì in poi, sospetti e macchinazioni della polizia e magistratura si sono esclusivamente incentrati sui compagni e le compagne identificati durante l'assemblea, cercando, in ogni maniera, di far tornare un quadro investigativo di per sé inconsistente.
Nelle motivazioni della sentenza, si sono ritenute attendibili le testimonianze chiave di due pizzaioli simpatizzanti e frequentatori di Casa Pound, nonostante le palesi contraddizioni, gli errori, ed i gravissimi dubbi sull'autenticità effettiva di riconoscimenti e identificazioni.
Durante il processo si è semplicemente cercato di mantenere e legittimare - con un'ottusità che sfida ogni buonafede - la prima pista investigativa di Digos e Polizia, invalidando o confermando - con criteri a tratti tragicomici - testimonianze e prove reali, in base alla loro idoneità o meno a sostenere le tesi d'accusa.
Sulla sentenza, emersa a fronte di clamorosi "ragionevoli dubbi" sulla colpevolezza degli imputati (e che ha visto cinque condanne ed una sola assoluzione), pesano quindi grandi riserve; al pari di quanto concerne l'operato della Digos di Pistoia, molto vicina (come mostrato da un dossier prodotto dalla difesa) a Casa Pound.
In una vicenda così piena di dubbi e "lati oscuri", l'unica certezza rimane la chiara volontà, da parte delle istituzioni repressive, di schiacciare sul nascere ogni forma di organizzazione del dissenso; ogni forma di lotta autorganizzata e "dal basso".
L'unica certezza rimane la nostra richiesta incondizionata d'assoluzione generale per tutti gli imputati, chiaramente vittime di un disegno repressivo orchestrato ad arte (ma con parecchia difficoltà) da magistratura e forze dell'ordine.
Solidarietà a tutti i compagni e le compagne colpiti dalla repressione! Solidarietà ai condannati di Pistoia!
Laboratorio di Quartiere SKA-Livorno Est
Il Centro di Quartiere “El Chico Malo” esprime la propria solidarietà ai compagni condannati in primo grado in seguito alla vicenda ormai nota come i “fatti di Pistoia”.
Due dei sei imputati sono militanti del Centro di Quartiere, sempre attivi nelle iniziative sociali, il doposcuola, le campagne per la valorizzazione del quartiere Sant’Andrea. Già al momento degli arresti, nell’ottobre 2009, le mamme dei bambini che frequentano il doposcuola e le maestre espressero in un comunicato pubblico la propria solidarietà ai ragazzi e la propria indignazione per gli arresti .
Per la precisione, uno dei due militanti del Chico Malo è stato l’unico “assolto” da tutte le accuse, mentre l’altro, insieme agli altri quattro imputati, sono stati condannati a due anni e al risarcimento dei danni e delle spese processuale per un totale di circa 10mila euro.
Si ricorda che tutti vennero fermati a Pistoia durante lo svolgimento di una tranquilla assemblea regionale contro il “decreto sulle ronde”, argomento di grande attualità all’epoca, poiché anche a Livorno, in modo specifico nel nostro quartiere, c’erano stati dei tentativi di ronde fomentati da personaggi ambigui tipo Bruno Lo Porto e dalla destra cittadina.
Dopo il fermo vennero accusati di aver “devastato e saccheggiato” la sede di estrema destra Casa Pound Pistoia.
Sono seguiti arresti, domiciliari, restrizioni delle libertà durati fino al luglio 2010. Leggendo le motivazioni della condanna , si nota quanto esse siano deboli, e per certi versi paradossali. E’ chiaro che il Giudice non ha avuto il coraggio di andare contro l’operato alla Questura della sua stessa città, ma ha comunque assolto una persona che poi è la prima arrestata in quel 10 ottobre 2009 e trattenuta per tre giorni a Sollicciano. Ha invece condannato tutti gli altri a due anni a fronte di nove anni chiesti dal PM.
Dalle motivazioni emerge la volontà di ridimensionare notevolmente i fatti che vengono definiti di “modica entità” a fronte della richiesta di “devastazione e saccheggio” ipotizzata inizialmente dal PM, un accusa chiesta solo per giustificare le misure cautelari e le restrizioni della libertà, compresa la pericolosità sociale. Senza entrare nello specifico delle motivazioni ribadiamo :
- la totale innocenza di tutti gli arrestati, prelevati durante un’assemblea, vittime di una rappresaglia politica della questura di Pistoia e Casa Pound;
- i testimoni chiave sono tutti simpatizzanti di Casa Pound e nelle testimonianze si sono contraddetti molte volte, sbagliando anche i riconoscimenti; tuttavia nelle motivazioni della sentenza il collegio giudicante giustifica addirittura questi errori;
- inoltre non essendoci prove evidenti di colpevolezza e non essendo mai state svolte indagini della vicenda, tutto il processo si basa solo sulle testimonianze di questi ambigui personaggi;
- da una indagine su FB, sono emerse amicizie e simpatie tra i militanti di Casa Pound e elementi della Digos di Pistoia.
Per tutti questi motivi pensiamo che in Appello emergano in modo forte tutte queste contraddizioni, e si possa finalmente arrivare a dichiarare tutti estranei dai fatti.
Anche se l’indignazione e la rabbia per l’ingiustizia subita da tutti i ragazzi non si cancella.
El Chico Malo - Centro di Quartiere - Piazza Garibaldi, 24
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Dopo mesi di privazione della libertà, tra carcere, arresti domiciliari e restrizioni, la condanna di cinque dei sei compagni imputati per i fatti dell'11 ottobre 2009 a Pistoia, non è che una conferma della montatura e della volontà repressiva che è stata il vero motore di questa vicenda.
Come Collettivo Anarchico Libertario abbiamo fin da subito sostenuto quei compagni e quelle compagne che l'11 ottobre vennero portate nella questura di Pistoia in seguito all'irruzione delle forze dell'ordine nel circolo dove stavano partecipando ad un'assemblea regionale. Abbiamo espresso fin da subito la nostra solidarietà nei confronti di quei sette compagni che poi vennero ingiustamente accusati.
Dopo la sentenza che ha visto assolvere Alessandro Orfano, e condannare Elisabetta Cipolli, Selvaggio Casella, Vittorio Colombo, Alessandro della Malva e Yuri Bartalozzi, siamo ancora più certi della natura esclusivamente repressiva di questa operazione.
Questo è ormai chiaro e pubblico, grazie alla controinfomazione e al sostegno che, come noi, anche altri soggetti politici e sindacali, associazioni e singoli, hanno saputo portare.
Continueremo per questo a sostenere in ogni modo i compagni e le compagne, fino a quando non saranno liberati definitivamente dal peso di questa operazione repressiva.
Collettivo Anarchico Libertario
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Il Partito Comunista dei Lavoratori aderisce e sostiene l' ultimo appello contro la sentenza politica che ha colpito gli antifascisti toscani e livornesi.
Contro le montature della questura di Pistoia e la sentenza politica che ne è la derivazione sosteniamo il vostro ultimo appello.
Partito Comunista dei Lavoratori le sezioni provinciali della Toscana
MARCO FERRANDO
portavoce nazionale del PCL
sottoscrive il Vs. ultimo appello come già in precedenza aveva
sottoscritto il primo.
DANIELE CABONI RSU FIOM CONTINENTAL sottoscrive il comunicato
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