Sono una volontaria che il mese di settembre scorso scrisse una lettera al Tirreno che denunciava il vergognoso atteggiamento della città di Livorno verso i suoi abitanti più sfortunati, i senza tetto. Con l’aiuto di un gruppo di persone e l’ausilio della Polizia Municipale, alla quale va pubblicamente il mio ringraziamento, sono però, dopo tutti questi mesi ed il grande freddo dell’inverno, a dover constatare che purtroppo qualcosa non gira per il verso giusto.
Mi chiedo dove siano i servizi sociali, perchè persone con gravi problematiche familiari e sociali siano costrette a dormire per strada, dove frequentemente, ed anche purtroppo di recente, subiscono aggressioni fisiche anche pericolose da parte di balordi che se la prendono con i più deboli, indifesi, invisibili.
Le poche iniziative prese sono miseramente fallite perché queste persone hanno bisogno di un adeguato percorso psicologico e sociale per essere inserite in strutture apposite, dove poter essere liberi almeno di espletare le più elementari necessità, quali il dormire ed il lavarsi.
Ho scritto all’assessorato qualità della vita del Comune, ai servizi sociali, al neo Assessore Cantù, all’ Arci solidarietà, alla Caritas, alla Comunità di S. Egidio. Le poche risposte che ci sono state sono state tutte inadeguate e prese per lo più su iniziativa personale, senza una vera rete di servizi di supporto tesa ad aiutare CONCRETAMENTE queste persone.
Una persona disagiata, senza lavoro, senza famiglia, ma capace di intendere ed di volere, per essere presa in carico dalle istituzioni deve accettare un percorso psichiatrico, e questo perché? Dove è scritto che una persona non possa far valere i suoi diritti senza per forza dover subire un tso oppure una terapia a base di psicofarmaci alla quale è oltretutto allergica? Ovviamente ci sarà un diritto magari ad una piccola pensione, ma da chi devono venire le risposte? Questa è la domanda, come direbbe Albanese in un suo film; ma questa purtroppo è realtà.
Questa volta vorrei veramente una risposta degna di una città civile. Grazie.
LORETTA BANI
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