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Val di Cecina: chi pagherà gli interventi per la bonifica delle acque? I cittadini o gli inquinatori?

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Sconcerta ed irrita, se non rasentasse la ridicola provocazione, che il presidente di ASA società per azioni, attacchi la Procura della Repubblica  con parole intimidatorie:” Se la procura pensa di saper fare meglio il nostro lavoro faccia lei i progetti - afferma il presidente di Asa, Fabio Del Nista - se significherà ritardare ulteriormente interventi necessari mi auguro che se ne assuma la responsabilità». (Il Tirreno 18.11.11)

Era doveroso invece che altri – ATO, Regione  e ASA – si assumessero da decenni le loro, di responsabilità, invece di negare l’evidenza (arsenico, boro e molto altro nell’acqua della Val di Cecina e del Cornia da decenni) e continuare a non investire un euro per le bonifiche.

Non solo: Il presidente di ASA, mentre manda messaggi  intimidatori alla magistratura, continua a mistificare la realtà, affermando “Quest’acqua  esce così dalle fonti da 3mila anni”. Mistificazione che è servita a vivacchiare per gli ultimi otto anni (dall’inizio delle deroghe regionali, non ministeriali) rinviando le bonifiche,  rinviando l’individuazione dei  responsabili degli inquinamenti, e rinviando investimenti almeno per la depurazione a valle dell’inquinamento.

Arsenico e boro sono invece di fonte molto (dis)umana, come afferma il CNR – ben più autorevole del presidente ASA – nel suo Studio  sull’origine del cromo esavalente in Val di Cecina  (febbraio 2009). Nel Capitolo  “Notevoli problematiche ambientali” si legge: l’alta valle risente di un “marcato inquinamento da boro e cloruri per le acque superficiali (ARPAT, 2005), mentre i sedimenti sono contaminati da Hg (mercurio) ed As (arsenico) (ARPAT, 2005). Viceversa la falda idrica della fascia costiera compresa tra Vada e Castagneto Carducci risulta contaminata da NO3 (nitrati, ndr), Cl (cloro, ndr) e CrVI (cromo esavalente, ndr), e in alcune ristrette aree da B (boro, ndr) e organoclorurati. A causa degli emungimenti dovuti alle attività estrattive  (salgemma, ndr) si registrano forti variazioni di portata e di regime idraulico del fiume Cecina. Tale fenomeno incide anche sulla qualità delle acque di falda, poiché non c’è il continuo effetto di diluizione degli inquinanti dovuto all’apporto di acque del fiume.”

sembra, tuttora esistere una contaminazione probabilmente originata da due sorgenti: una legata alla interazione con le attività geotermiche: fluidi geotermici o lisciviazione di depositi di antiche manifestazioni, l’altra, probabilmente, implica la lisciviazione di fanghi ricchi in acido borico riversati nel Torrente Possera (Amadori et altri, 2007) .”

Questo vale per la Val di Cecina. Si può ragionevolmente presupporre lo stesso impatto anche sulla Val di Cornia, dato che il Cornia  nasce appunto dalle aree geotermiche di Sasso Pisano.

D’altra parte sappiamo, per  stessa ammissione di Enel e relativa certificazione di Arpat (Sito Arpat “Progetto geotermia”, dati disaggregati centrale per centrale) che le centrali geotermiche emettono  nel complesso 264 Chilogrammi/anno  di arsenico, 69.000 kg di acido borico, oltre a 3.360 kg di mercurio e ben 28 milioni di kg di acido solfidrico. Anche un bambino capirebbe che questi inquinanti finiscono inesorabilmente per contaminare corsi d’acqua e falde.

Ma fa più comodo a tutti, non solo al presidente ASA, far finta di niente di fronte a poteri forti come Enel, che continua a perforare e costruire centrali geotermiche, l’ultima quella di Chiusdino (dove c’è il famoso mulino bianco ) inaugurata da Enrico Rossi il 25 luglio scorso.

Un’ultima annotazione, forse retorica: a carico di chi finiranno i 23 milioni di euro che il presidente di ASA afferma di  dover spendere, dopo la strigliata della Commissione europea: degli inquinatori o dei cittadini sulle bollette? 

Maurizio Marchi

Medicina Democratica

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