L’assessore Lemmetti “trasferito alla Roma” su ordine della Raggi. Ecco perché

Con un blitz improvviso l'assessore al bilancio della giunta Nogarin ha dato le sue dimissioni per unirsi alla Giunta Raggi a Roma. UN fatto negativo per la città di Livorno a prescindere dalle analisi sull'operato di Lemmetti

Nella foto l’ex assessore Lemmetti con la maglia “Vistracaosulpetto”. Detto e fatto

Da Roma molti sono curiosi di sapere chi sia Gianni Lemmetti, assessore dimissionario della giunta Nogarin, “comprato” stile calciomercato dalla giunta Raggi a Roma. Ce lo ha chiesto anche Popoff Quotidiano in questo articolo. Non è facile riassumere in poche righe tre anni intensi di politica.

Partiamo subito con una considerazione. Per Livorno questo fatto non è positivo, perchè qualunque cosa si possa pensare di Lemmetti, si parla di una figura forte dentro la giunta Nogarin e si parla dell’assessorato più importante che mancherà di continuità tecnica e politica per l’ennesimo “favore” o per l’ennesimo episodio di subordinazione a Genova e Roma. In mezzo al bando per la Newco di SPIL (vero crocevia di compromessi fra poteri livornesi), nel mezzo di un concordato come quello di Aamps (apripista in Italia sui concordati in continuità aziendali fatti da aziende pubbliche partecipate) e dopo aver annunciato il ricorso sui titoli tossici della LIRI (che gravano sulla nostra bolletta dell’acqua/gas), Lemmetti se ne va in una fase dove ci sono da prendere decisioni importanti che invece ricadranno su Valentina Montanelli, 31enne commercialista di Empoli, che oltre ad essere fra i revisori dei conti della LIRI, non ci pare sia calata nel profondo della lotta politica livornese. Ricordiamoci le difficoltà che gli assessori a 5 stelle hanno avuto i primi tempi, specialmente in ruoli chiave. Quindi Livorno, e temiamo anche Nogarin, non esce bene da questa storia.

Poi c’è la questione Lemmetti. Ci chiedono se è bravo, se è coraggioso e che idea di bilancio abbia. Rispondiamo che se si vuole essere seri bisogna dare uno sguardo a 360 gradi sull’operato dell’assessore più “forte” della giunta Nogarin. Sicuramente la Raggi lo ha chiamato perchè vuole tentare la strada dei concordati in continuità aziendale anche a Roma. Non per niente Lemmetti è il secondo dell’operazione AAMPS a finire a Roma. Il primo a operare il concordato AAMPS (l’azienda dei rifiuti, di cui il Comune è azionista al 100%) richiamato dalla Raggi è stato l’avvocato Lanzalone, ora presidente di ACEA a Roma.
Il concordato di AAMPS finirà nel 2022, ad oggi è difficile tirare le somme. Sicuramente non si è verificato il disastro che molti, strumentalmente, prevedevano, e sulla questione privatizzazioni e Retiambiente, la giunta Nogarin ad oggi ha resistito agli attacchi.  Ha dovuto mettere mano ai conti e alle tasche dei cittadini, spalmando i crediti  inesigibili in tariffa ed ha dovuto mettere mano al costo del lavoro, questo va detto, ma al momento il disastro non c’è stato. Così come la Giunta ha resistito all’attacco della multiutility Iren in ASA. Tutto bene dunque? In fase di rottura. In fase di costruzione un po’ meno visto che Lemmetti non è andato oltre a sperimentare il concordato in AAMPS. Per il resto ha giocato in difesa e nei rigidi schemi di bilancio.
Ma come tutti i soggetti politici, sia il M5S che Lemmetti hanno i loro punti forti e i loro punti deboli. Fra i punti deboli di Lemmetti c’è sicuramente un’attenzione superficiale al lavoro ed al sociale, dove al di là dei proclami sul reddito di cittadinanza, non ha esitato a tagliare negli appalti, così come non ha esitato a mettere le mani nelle tasche dei livornesi su addizionali Irpef, Tasi e tagliandi per le auto. E così come non è certo persona indicata per operazioni di utilizzo del patrimonio pubblico a cui è stato molto affezionato soprattutto per fare cassa da eventuali alienazioni.

Insomma, in questa fase di profonda crisi degli enti locali, la storia triennale di Lemmetti ha luci ed ombre da analizzare con onestà senza lasciarsi prendere dal tifo per cui si ricorda una frase detta, una maglietta o una tassa e si evita un giudizio dettagliato. Ci sarebbe piaciuto giudicarlo, ad esempio, sul pericoloso crinale che sta prendendo la partecipata strategica SPIL dove il concordato in continuità non è passato e ora si rischia di mettere in mano aree pubbliche strategiche ai soliti privati. Per la cronaca, lui si definisce un non keynesiano. Non in senso positivo.

Poi il metodo. Siamo passati dai curriculum e dalle commissioni giudicanti al decisionismo fra pochi intimi. Non siamo certo qui a giudicare metodi altrui, conosciamo le insidie e le difficoltà della politica, ma ci pare un fatto importante commentare il metodo di “assunzione” della nuova assessora che probabilmente creerà qualche mal di pancia interno, specialmente fra coloro molto attenti alle procedure del Movimento. Oltre ai vari dibattiti su rappresentanza e vincolo di mandato. A distanza di 3 anni comunque ci pare un cambiamento molto grosso.

Infine un cavillo, perchè per noi è tale. Lemmetti ha un avviso di garanzia per la questione AAMPS, in particolare sul bilancio e sull’assunzione dei precari. Niente di veramente grave e più che altro legato alla battaglia politico-giudiziaria scaturita in merito alle decisioni legate all’azienda dei rifiuti. Lo diciamo perchè pensiamo che a livello politico un suo eventuale rinvio a giudizio in una città come Roma potrà essere amplificato rispetto a Livorno con il rischio di finire nel tritacarne.

Per tutto questo pensiamo che le sue dimissioni non facciano bene a Livorno, come immagine e come sostanza.

redazione, 23 agosto 2017

Previous La redistribuzione del reddito grazie alla tecnologia
Next 24 agosto 1944: Vinca, il ricordo di una strage

You might also like

Editoriali

La legge elettorale, Di Battista e le divisioni nell’eurozona

In attesa degli sviluppi della mano di poker tra Rajoy e Puigdemont, questi giorni offrono la possibilità di mettere a confronto dei fenomeni che solo una stampa strapaesana, come quella

Editoriali

Elezioni amministrative in Toscana: ai ballottaggi centrosinistra vs centrodestra ma più che altro spira vento verde

Come sempre, alla fine di ogni elezione cerchiamo di dare un quadro più esaustivo del voto che prescinde dalle percentuali ma che analizza i flussi in termini numerici. Questa volta

Editoriali

Grillo a Palermo: il M5S continua a guardarsi l’ombelico

Non siamo tra quelli che si terrorizzano per l’egemonia dello spettacolo nella politica. Il movimento 5 stelle però questa egemonia l’ha naturalizzata, come ha fatto il Pd, un po’ troppo