L’assessore Vece e la mobilità in silenzio

Il nostro editoriale sul ruolo dell'assessore alla mobilità, il piano urbano e la partecipazione

stalli bluLa questione dell’approvazione del piano urbano della mobilità sostenibile, legata al piano di ristrutturazione delle linee di bus, è approdata in consiglio comunale. In questa materia sono diverse considerazioni da fare visto che l’argomento può essere letto sia in mantiera tecnica, giuridica che strettamente politica. Parlando di quest’ultimo aspetto il traffico è, storicamente, uno degli argomenti più sentiti, e immediati, della vita politica municipale. E’ un tema che esiste sempre a prescindere da ogni ristrutturazione sociale e, allo stesso tempo, in grado di cambiare la vita sociale di un territorio. La mobilità urbana, insomma, è un argomento dove, più che in altri terreni, è facile si trovino faccia a faccia tecnici e parolai, esperti sperimentati e tribuni dell’improvvisazione. Un altro aspetto importante, e la tendenza è ormai consolidata da anni, è il fatto che l’assessore che ha le deleghe alla mobilità è ormai un assessore aggiunto al bilancio. Con il susseguirsi di tagli agli enti locali, patti di stabilità, minor imponibile fiscale a causa della crisi, delocalizzazione della ricchezza, leggi rigide del bilancio comunale (fatte per ridurre al minimo la capacità di fare debito per investimenti) le multe diventano un elemento importante di recupero di liquidità per le amministrazioni. Tanto che nel 2016 i loro peso nei bilanci comunali è aumentato del 30%.

http://www.gdc.ancitel.it/multe-nel-2016-gli-incassi-previsti-dai-comuni-crescono-fino-al-30/

Naturalmente, su questo tema, la frase di rito degli amministratori di ogni colore e latitudine è “le multe le facciamo per educare alla mobilità sostenibile”. Intanto basta dare un’occhiata ai bilanci per capire che se un assessore al bilancio e uno alla mobilità non sono sinergici le amministrazioni si trovano di fronte a problemi seri. Non certo per investire quanto per tenere sotto controllo le criticità contabili dell’amministrazione corrente, dismettere servizi in modo ordinato più, magari, qualche piccolo progetto per fare immagine. Il comportamento di un’assessore alla mobilità, compreso quello della nostra amministrazione, è quindi prima di tutto determinato dalle esigenze di previsione e di consolidato di bilancio. Non è quindi un caso che la nomina di Vece abbia significato un’accelerazione nella lottizzazione di nuovi stalli blu, nella realizzazione di nuovi parcheggi e nel processo di messa a pagamento della sosta per residenti.

La seduta del consiglio comunale dedicata al Piano della Mobilità Urbana Sostenibile rivestiva quindi un doppio interrogativo: quello, ufficiale, sulla realizzabilità del piano entro i tempi determinati dall’amministrazione. E quello non ufficiale utile a capire quanto, nel suo complesso, la ristrutturazione della mobilità generi flussi di cassa adatti alle esigenze della amministrazione. Di fatto è invece uscita un’altra questione: quella sul  potere e sulla partecipazione. Qui forse è stato chiarito un equivoco.  Infatti se, nel programma elettorale del M5S si parlava di introduzione dei referendum vincolanti senza quorum, la realtà dice altro. Ovvero, parole dell’assessore, altro che partecipazione decide, e ascolta, lui da solo con gli uffici. E con l’ausilio di qualche algoritmo. Infatti, durante il dibattito in consiglio, Vece ha detto chiaramente che, siccome non ha notizia di percorsi partecipati sul trasporto pubblico locale (cuore dei piani di mobilità urbana sostenibile), in Toscana, in un quindicennio, allora non ha senso farli oggi a Livorno. Certo, visto che in quindici anni è stato proprio il Pd, e prima i Ds, a evitare di promuoverli allora l’assessore non avrebbe trovato niente di meglio che seguire la linea politica del partito al quale si oppone. E qui l’affermazione precisa di Vece, che ha detto che bastano dei calcoli da ingegnere per questi temi, si scontra con le esigenze reali di una città in ginocchio. Di queste ne elenchiamo un paio.

La prima  è che si è rotta, da tempo (ed è uno dei motivi per cui il Pd è caduto) la linea di trasmissione di saperi, di innovazione tra società e amministrazione locale. Impossibile ripristinare un tessuto economico, e meno che mai innovativo nei processi di produzione di ricchezza, senza questo genere di ripristino. La seconda è che un’indagine sulle esigenze della mobilità permette, nel momento in cui fatta sul serio aprendosi alla società, di capire in che modo un piano della mobilità può essere favorevole ai processi di innovazione dell’economia territoriale. Purtroppo Vece, da questo genere di approccio, si è già dimostrato lontano. Ci risulta che nella materia riguardante l’altra delega ricevuta, l’ambiente, Vece si sia tenuto lontano, in sinergia con l’assessore alla sanità, dall’offerta di studi epidemiologici che richiedevano, necessariamente, processi di partecipazione sul territorio. Difficile, se non impossibile, vedere differenze con i tanti assessori Pd che abbiamo visto all’opera negli anni. Allora come oggi la mobilità si discute, se si discute, in silenzio.

In questo modo viene il materialistico sospetto che, con questo metodo dell’assessore che parla solo con i suoi uffici, il TPL (Trasporto Pubblico Locale) possa essere progettato soprattutto  come un processo di messa a valore, di estrazione di risorse dal territorio, di qualcosa che deve magari sopperire in parte al declino degli oneri di urbanizzazione. Per una macchina comunale che incassa per sopravvivere. Mentre, fuori dal recinto di palazzo Civico, la città subisce sollecitazioni, mutazioni alle quali bisognerebbe rispondere in modo articolato. Di artisti dei tagli in bilancio, di creativi di nuovi modi di aspirare risorse, Livorno ne ha bisogno fino a un certo punto. E’ di un profilo di modello di sviluppo che inverte la crisi che avremo bisogno. Cosa che è davvero difficile aspettarsi da questa maggioranza e da questo genere di forza politica attualmente al governo.

redazione, 9 febbraio 2017

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