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Cambia il vento, non per la Cgil. Cremaschi chiede la dimissioni della Camusso. Ecco il nuovo accordo vergogna

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Susanna Camusso firma il nuovo patto sociale con Confindustria, Cisl e Uil. Sconfitta la Fiom. Via libera alle deroghe, sotto falso nome, e tregua allo sciopero in caso di accordi aziendali

camussoE’ una svolta delle relazioni sindacali e forse del quadro politico e sociale italiano. L’accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria su contrattazione e rappresentanza è stato firmato nella tarda sera di martedì 28 giugno e questo giorno sarà ricordato a lungo. Si tratta di un testo di 9 punti, articolato in più parti e che tratta la rappresentanza, l'esigibilità dei contratti, cioè la loro efficacia, la contrattazione aziendale.
Le deroghe non vengono citate ma si dice che "si possono attivare strumenti contrattuali mirati a specifici contesti produttivi e specifiche intese modificative delle regolazioni previste dai Ccnl" nei limiti previsti da quest’ultimi. Come dice Marcegaglia "i contratti aziendali sono ora più forti ed esigibili".
Sulla rappresentanza, è definito un criterio basato sul mix tra iscritti certificati e voti nelle Rsu e per approvare un contratto serve il 50 per cento più uno. Dove esistono le Rsa si va al voto dei lavoratori. In caso di accordo valido scatta la "tregua dello sciopero" sul modello dell’accordo raggiunto con i sindacati Usa, cioè nessuna astensione dal lavoro per un certo periodo.
E’ un accordo che segna il rientro della Cgil nella concertazione degli ultimi anni, quella a guida Cisl e che permette a Confindustria di garantirsi un "patto sociale" e una possibile "pace sociale". "Una stagione nuova" dice Susanna Camusso anche se nell'accordo, come sottolinea Emma Marcegaglia, viene recepita la sostanza della vertenza Fiat, cioè la volontà di articolare la contrattazione aziendale e territoriale a seconda delle necessità delle imprese e viene sconfitta la Fiom che, a questo punto, potrebbe anche essere privata delle basi giuridiche che hanno portato al ricorso in tribunale contro la Fiat (l'udienza è prevista il 16 luglio). "È un accordo che estende a tutti i lavoratori il modello Fiat, è un cedimento gravissimo della Cgil che contrasteremo in Cgil, nelle fabbriche e nel Paese" dice Giorgio Cremaschi dell'area "La Cgil che vogliamo" che si riunirà al Roma il prossimo 13 luglio.
La Cgil sottoporrà da mercoledì l'accordo al vaglio dei segretari di categoria e poi chiamerà a esprimersi il direttivo nazionale. In ogni caso la scelta di Camusso è fatta e come dice ancora la presidente di Confindustria "chiude la stagione delle divisioni". Di fatto, chiude la lunga parentesi prodotta dallo scontro tra la Fiat e la Fiom. Ma non si tratta solo di un avvenimento sindacale, perché rientra in pieno nel clima di responsabilità nazionale che si respira in prossimità della manovra finanziaria e delle tagliole europee pronte a scattare. Non a caso il ministro Tremonti ha voluto rivolgere un sentito "grazie" ai leader sindacali e alla presidente di Confindustria "per quello che hanno fatto oggi per il bene del nostro paese". Un accordo su cui potrebbe anche aver influito, a giudicare da certi toni utilizzati nel direttivo nazionale della Cgil, non poco l'autorità e la "moral suasion" del Capo dello Stato.

Sa. Can.

tratto da www.ilmegafonoquotidiano.it

29 giugno 2011

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Susanna Camusso deve dimettersi: la firma dalla Cgil va ritirata dall’accordo

L’accordo sottoscritto anche dalla Cgil è un accordo liberticida, che viola le libertà sindacali e contrattuali dei lavoratori e che apre la via allo smantellamento del contratto nazionale. L’accordo prevede la più ampia derogabilità al contratto nazionale, ipocritamente chiamata “intese modificative”. Inoltre stabilisce un mostruoso principio per cui se la maggioranza delle Rsu approva un accordo, la minoranza non si può opporre, naturalmente senza che i lavoratori abbiano mai votato. Lo stesso naturalmente vale per il contratto nazionale.
Quest’accordo accoglie le richieste della Fiat sulla limitazione del diritto di sciopero e sull’obbligo di applicare gli accordi peggiorativi senza contestazioni sindacali. Se fosse stato in vigore un anno fa la Fiom non avrebbe potuto opporsi agli accordi di Pomigliano e agli altri accordi Fiat. Giustamente Tremonti e Sacconi esaltano questo accordo, perché corrisponde totalmente alle loro scelte e alla loro filosofia economica e sociale. Per la Cgil è un cedimento gravissimo, che viola lo spirito e le norme dello Statuto. Per questo ritengo che la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, debba dimettersi, per aver mancato ai suoi doveri di rappresentanza dell’organizzazione. La firma a questo accordo da parte della Cgil va ritirata e dobbiamo tutti mobilitarci per ottenere questo risultato.

Giorgio Cremaschi

29 giugno 2011

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Contratti senza conflitto

I punti dell'intesa siglata tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria. Vincolo ai sindacati "ribelli", deroghe e una norma scritta apposta per la Fiat. Una nuova pagina nelle relazioni sindacali

L’accordo siglato da Cgil, Cisl e Uil con Confindustria regolerà la contrattazione aziendale, quella definita di secondo livello, ed è un testo che mette un punto alla lunga vertenza che ha visto fronteggiare la Fiat di Sergio Marchionne e la Fiom di Maurizio Landini. A una prima lettura del testo la vittoria del primo appare schiacciante anche se dal Lingotto vengono al momento fatte filtrare delle perplessità.
Pur ribadendo in premessa la "Centralità del valore del lavoro e "il ruolo del contratto collettivo nazionale" l’intesa del 28 giugno ha lo scopo di "favorire il ruolo della contrattazione di secondo livello per una maggiore certezza delle scelte operate di intesa tra aziende e rappresentanze sindacali dei lavoratori". E’ quanto chiedeva Confindustria e la Fiat. L’accordo si basa su otto punti più un nono che regola, anche se non completamente, le modalità di negoziato degli accordi confederali e di categoria.

Fondamentalmente si basa sulla certificazione degli iscritti che vengono ponderati con i consensi elettorali ottenuti dalle Rsu per valicare i contratti aziendali; sul consenso della maggioranza delle Rsu o delle Rsa prevedendo, solo in questo secondo caso, il voto dei lavoratori; apre alle deroghe che però vengono chiamate in modo diverso; apre al salario di produttività tanto caro a Sacconi; vincola in modo rigido l’agibilità dei sindacati di categoria che non potranno obiettare alle intese siglate dalla maggioranza delle Rsu e nemmeno potranno scioperare in caso di "tregua sindacale" (ma dal vincolo sono esclusi i lavoratori, il cui diritto allo sciopero è sancito dalla Costituzione). Stabilisce, infine, una norma redatta sulle specifiche esigenze della Fiat riconoscendo, ex post, la legittimità degli accordi di Pomigliano e Mirafiori.

I punti

E’ il primo paragrafo a regolare la certificazione degli iscritti prendendo a riferimento i contributi sindacali dei lavoratori trattenuti dall’Inps. I dati vengono trasferiti al Cnel, che opera da ente terzo, e per negoziare occorre godere, all’interno della categoria interessata, almeno del 5% dei consensi mixati tra iscritti e voti alle Rsu.
Si stabilisce poi che il Contratto nazionale continua a regolamentare le retribuzioni e le normative generali mentre quello aziendali si svolge su materie "delegate dal contratto nazionale".
Al punto 4 si sancisce quella che Giorgio Cremaschi, della minoranza Cgil, chiama "la norma liberticida": "I contratti aziendali sono "efficaci" (quindi vincolanti, ndr) per tutti i sindacati firmatari del presente accordo, operanti all’interno dell’azienda, "se approvati dalla maggioranza dei componenti delle Rsu elette secondo le regole interconfederali vigenti". E’ il caso di Pomigliano: di fronte alla firma della maggioranza delle Rsu che la condiziona dal basso, e all’entrata in vigore dell’accordo firmato ieri, che la condiziona dall’alto, la Fiom non può far altro che adeguarsi. Con le clausole definite ieri non ci sarebbe più nemmeno il referendum che pure c’è stato a Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco. Il voto dei lavoratori, infatti, non viene contemplato ed è previsto nelle aziende in cui, invece delle Rsu – introdotte con l’accordo del 1993 – esistano solo le Rsa – rappresentanze sindacali aziendali, previste dallo Statuto dei lavoratori del 1970 – che non sono organi eletti ma nominati dai sindacati. In questo caso, quando un sindacato firmatario dell’accordo di ieri o il 30 per cento dei lavoratori, lo richiedono si può andare al voto tra i lavoratori che è valido se partecipa almeno la metà più uno degli aventi diritto.
Il vincolo ai sindacati ribelli può essere ribadito anche con "la tregua sindacale" qualora venga prevista dai contratti aziendali e che si applica sempre ai sindacati firmatari dell’accordo quadro ma non ai singoli lavoratori (cui spetta il diritto sancito dalla Costituzione).

Le deroghe

Il punto più corposo è il settimo ed è quello che regolamenta le cosiddette deroghe. Non vengono chiamate così ma l’accordo stabilisce che "i contratti collettivi aziendali possono definire, anche in via sperimentale e temporanea, specifiche intese modificative delle regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro nei limiti e con le procedure previste dagli stessi contratti collettivi nazionali di lavoro". Dovrebbe essere quindi il contratto nazionale definire le procedure e i limiti per regole specifiche. Le deroghe appunto. Nel caso della Fiat, però, il contratto nazionale non ha previsto nulla del genere. Ed è qui che scatta la norma cucita addosso alla Fiat: "Ove non previste e in attesa che i rinnovi definiscano la materia nel contratto collettivo nazionale di lavoro applicati nell’azienda, i contratti collettivi aziendali conclusi con le rappresentanze sindacali operanti in azienda d’intesa con le organizzazioni sindacali territoriali firmatarie del presente accordo, al fine di gestire situazioni di crisi o in presenza di investimenti significativi per favorire lo sviluppo economico e occupazionale dell’impresa, possono definire intese modificative con riferimento agli istituti del contratto collettivo nazionale che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro. Le intese modificative così definite esplicano l’efficacia generale come disciplinata nel presente accordo". Il testo è molto chiaro, quello che è stato fatto negli stabilimenti del Lingotto – "al fine di gestire situazioni di crisi o in presenza di investimenti significativi" – è valido e ha efficacia generale. Resta da vedere se il testo sarà utilizzato in tribunale a favore della Fiat o meno. Camusso ha voluto specificare che la norma non è "retroattiva" ma l’ultima parola spetterà probabilmente al giudice.
L’ottavo punto dell’accordo è un peana per Sacconi. Si riconosce che le misure adottate dal governo in tema di sostegno alla contrattazione aziendale, e cioè la sua detassazione e il supporto ai salari di produttività, "hanno dimostrato reale efficacia" e quindi se ne chiede un rafforzamento "ai fini del miglioramento della competitività nonché ai risultati legati all’andamento economico delle imprese, concordati fra le parti in sede aziendali".

Gli accordi confederali e di categoria

L’accordo ha un’appendice che riguarda gli accordi sindacali con valenza generale e quelli di categoria. Un testo che servirebbe a regolare eventuali divergenze. La procedura prevista per gli accordi confederali e di categoria prevede che siano le segreterie a definire le piattaforme, gli organismi dirigenti dei sindacati a discutere e approvarle prevedendo "momenti di verifica con gli iscritti" fino alla "consultazione certificata tra tutti i lavoratori come avvenuto nel 1993 e nel 2007". Nel caso degli accordi di categoria, si demanda la questione a "specifici regolamenti (…) al fine di coinvolgere sia gli iscritti che tutti i lavoratori e lavoratrici". Il referendum non viene mai citato ma ci si limita anche qui a "momenti di verifica per l’approvazione degli accordi mediante il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori".

Salvatore Cannavo

tratto da www.ilmegafonoquotidiano.it

28 giugno 2011

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Camusso chiede mandato a firmare con Cisl, Uil e Condindustria la morte definitiva della democrazia sindacale

No della Fiom. La proposta Cgil: sì alle deroghe se approva il 50% più uno dei sindacati o Rsu. Si va al voto dei lavoratori solo con le Rsa. Tregua degli scioperi in caso di accordi. Landini: un errore

cgil_cisl_uilSusanna Camusso chiede il mandato del Direttivo nazionale della Cgil per firmare martedì l'accordo con Confindustria e Cisl e Uil su contratti e rappresentanza. Una richiesta avanzata senza la presentazione di alcun documento, "a voce", e che ha fatto infuriare il segretario della Fiom, Maurizio Landini. Il segretario generale della Cgil ha illustrato le grandi linee su cui martedì sarà chiamata a decidere se firmare o meno il nuovo "patto sociale". Mentre scriviamo il direttivo nazionale della Cgil non si è ancora pronunciato ma a quanto siamo in grado di apprendere la proposta di Susanna Camusso ai membri del più alto organo della Cgil è di dare il via libera alle deroghe al contratto nazionale per contratti di secondo livello approvati dal 50% più 1 dei sindacati aziendali i cui iscritti siano certificati. Nessun voto dei lavoratori su tali accordi a meno che in azienda non siano presenti solo le Rsa, le Rappresentanza sindacali aziendali, cioè i delegati nominati direttamente dai sindacati e non eletti. In caso di presenza di Rsu vale il criterio del 50% più uno. Per garantire la cosiddetta esigibilità degli accordi, cioè limitare le proteste dei sindacati che non firmano, si propone una "tregua dello sciopero" successiva all'accordo.
Contro un mandato "a scatola chiusa" e per un accordo gestito con "troppa fretta" si è espresso Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. "Illustrar le linee generali - ha spiegato Landini - non basta quando, in un accordo, anche spostare una virgola ha il suo peso". Landini ha accusato in particolare il "doppio regime" previsto dall'accordo per la validazione di un contratto nel caso che ad approvarlo siano Rsu o Rsa. "Dopo la battaglia per la democrazia fatta nelle fabbriche e il nuovo scenario politico che ci parla di una nuova volontà di partecipazione nel paese il sindacato decide di acconsentire alle Rsa che non vengono elette dai lavoratori ma nominate. C'è un gap di democrazia", dice. E rimarca non solo "la fretta con cui si vorrebbe chiudere l'intesa" che di fatto ipotecherebbe, pesantemente, per la Fiom, una possibile vittoria al processo contro La Fiat e l'accordo separato su Pomigliano, in calendario il 16 luglio a Torino, ma anche la differenza con altri accordi storici firmati con la partecipazione delle categorie alle decisioni finali, non contro.
A votare decisamente contro è Giorgio Cremaschi, della minoranza interna perché la richiesta di mandato avanzata dal segretario della Cgil "è un grave errore e tornare da Cisl e Uil significa rompere con il movimento di quest'anno".

tratto da www.ilmegafonoquotidiano.it

28 giugno 2011

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