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Carrefour, altra "spesa proletaria" per gli espulsi delle cooperative

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carrefourNuovo tentativo di ‘spesa proletaria' da parte di alcuni dei 64 ‘licenziati' delle cooperative che lavorano nel milanese per il gruppo Carrefour: la prova si è svolta senza tensioni nel supermercato del gruppo francese di via Farini a Milano.
Di fronte al supermercato è stata installata una tenda che ospiterà alcuni manifestanti. I lavoratori espulsi dalle cooperative, ma reintegrati dal giudice, assicurano che ripeteranno presto il tentativo di fare la spesa in cambio delle paghe che non ricevono da giugno.
"Sono in tutto 88 giorni che non abbiamo lo stipendio", affermano gli ex addetti alla cooperativa che lavorava per Carrefour, molti dei quali stranieri, che spesso si riuniscono in gruppetti separati a seconda dell'origine etnica. Presso la sede Filt-Cgil di Milano è stata aperta una sorta di ‘borsa alimentare' per chiedere ai cittadini di portare generi di prima necessita' per le famiglie dei ‘licenziati'. Sulla vicenda, definita dal sindacato come "la Melfi del Nord", in agosto si è espresso il giudice del lavoro di Milano che ha intimato alla cooperativa R.M. e al consorzio Gemal di reintegrare i lavoratori e un delegato sindacale, cosa finora non avvenuta.
Gli autori sono 64 magazzinieri di 16 nazionalità diverse. La francese Carrefour, conosciuta anche con altri marchi come Gs, Diperdì e Gross. In Italia è seconda dopo la Coop che sta, tra l'altro, acquistando molti centri commerciali che il gruppo a capitale straniero cede nel Sud Italia. Rimangono le roccaforti storiche nel nord della Penisola. Il fatturato mondiale, comunque, si mantiene in crescita: 49 miliardi nel primo semestre 2010, + 5,9 per cento rispetto al 2009 secondo i dati forniti alle agenzie di stampa. Si piazza al secondo posto anche a livello planetario, solo dopo il gigante WalMart.

Tra gli addetti al magazzino e Carrefour non esiste formalmente alcun rapporto di lavoro. Che il centro logistico lavori solo o prevalentemente per la multinazionale francese sembra voler dire poco in un'organizzazione della produzione fondata ormai sulla relazione tra fornitore e cliente. Si chiama «segmentazione del processo produttivo», e i giuristi ne dibattono da oltre un decennio. Di fatto è un modo concreto per attenuare ogni responsabilità diretta del «cliente», che può benissimo rivolgersi ad un'altra cooperativa se non si ritiene soddisfatto. I licenziamenti sono infatti scattati dopo pressanti inviti ad accettare ritmi più intensi di lavoro e una diminuzione dell'indennità prevista in caso di malattia. Un comportamento antisindacale condannato dal giudice del lavoro di Milano, che ha ordinato il reintegro di tutti i dipendenti ingiustamente privati del lavoro e dello stipendio da giugno.
Sentenza rimasta senza applicazione. Così i lavoratori, davanti ad un'attività che non è certo in crisi, hanno iniziato ad adottare azioni simboliche come il blocco dei Tir che portano la merce da distribuire nel centro logistico della cintura urbana milanese. Oppure andando a caricare di beni di prima necessità i carrelli della spesa nei supermercati della Carefour, per poi presentarsi alle casse chiedendo di non pagare in nome del credito che vantano verso chi ritengono il loro effettivo datore di lavoro.
La "spesa" di due giorni fa: Carrefour, la spesa gratis dei licenziati

tratto da www.infoaut.org
3 settembre 2010
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