Riprendiamo un estratto di un articolo pubblicato un paio di anni fa su Senza Soste n.17 intitolato "Fiat, giù le mani da Ex delphi e Trw". Quell'articolo ripercorreva la storia di Fiat, la definiva l'azienda privata più "aiutata" del mondo e contestava l'atteggiemento ostativo di Fiat per quanto rigurdava la vendita delle aree ex Delphi e Trw a Spil per poter insediare il nuovo progetto di Rossignolo. Come sappiamo la nuova fabbrica De Tomaso sorgerà nei capannoni ex Brovedani ma in ogni caso Fiat fece di tutto per ostacolare il progetto e anzi, sembrò dargli il colpo di grazia dopo che si inserì fuori tempo massimo nell'acquisto delle carrozzerie Bertone.
Ma a parte le vicende locali che sono una parte marginale di ciò che Fiat sta facendo, pubblichiamo questo articolo sulla storia "statale" di Fiat in solidarietà agli operai di Termini Imerese in sciopero e a quelli di Pomigliano d'Arco che saranno probabilemnte i prossimi ad essere tagliati
red. 5 febbraio 2010
Fiat, giù le mani da ex Delphi e Trw!
L’azienda più “aiutata” del mondo si dimentica di aver superato le crisi con il lavoro e i soldi di coloro che adesso abbandona in nome del profitto e del mercato
Non si è mai verificato nella storia italiana che lo Stato non abbia aiutato la Fiat in difficoltà. Lo fece lo stato fascista nonostante le sparate del Duce contro i grandi gruppi. Prima furono i governi giolittiani, nel secondo dopoguerra ci pensarono i vari governi PSI-DC. Negli ultimi 30 anni la Fiat ha ricevuto oltre 200mila miliardi di lire “pubbliche” tra contributi, rottamazioni, cassa integrazione per i dipendenti, prepensionamenti, mobilità e stabilimenti costruiti con i soldi pubblici. Nel 1975 la Fiat contava 250mila dipendenti diretti (più un indotto stimato sui 350mila addetti), oggi poco più di 30mila. Lo stabilimento Mirafiori di Torino, con i suoi 50mila operai, era allora il più grande del mondo. Oggi Fiat produce principalmente all’estero e le auto di punta, come la nuova “Panda”, nascono in Polonia, insieme ai motori Multijet.
Il giornalista Massimo Mucchetti, nel libro "Licenziare i padroni?" (ed. Feltrinelli), scrive che nell'ultimo decennio gli aiuti più cospicui a Fiat (6.059 miliardi di lire) derivano dal contratto di programma stipulato con il governo nel 1988 come incentivo per gli investimenti nel Mezzogiorno d’Italia a cui va aggiunta la decennale esenzione dalle imposte. La legge per il Mezzogiorno, invece, in soli quattro anni (dal 1996 al 2000) ha fatto affluire nelle casse del Gruppo altri 328 miliardi di lire. Altra sostanziosa fonte di sostegno sono gli “ammortizzatori sociali”: cassa integrazione, prepensionamenti e indennità di mobilità. Solo per la prima voce, in un decennio, l’onere per le casse dello Stato risulta di 1.228 miliardi di lire. Altri 700 miliardi pubblici sono stati spesi per pre-pensionare 6.600 dipendenti nel 1994, e altri 300 miliardi per le indennità di 5.200 lavoratori messi in mobilità. Per non parlare della legge che nel 1997 ha introdotto gli incentivi per le rottamazioni delle auto più vecchie: l’ennesimo regalo scaturito in questa forma inedita dalla fantasia del primo governo Prodi. Allo Stato quella legge è costata 2.100 miliardi di lire; poiché la Fiat aveva il 40% del mercato nazionale, ha ottenuto un beneficio di almeno 800 miliardi. Solo negli anni ’90, dunque, lo Stato ha dato al gruppo Fiat 10mila miliardi di lire, ricavandone circa 6.500 di imposte. La conclusione di Mucchetti è impietosa: «È curioso che i due terzi dei mezzi freschi immessi nella Fiat negli ultimi dieci anni provengano dallo Stato. E allora forse […] ci si dovrà pur chiedere se ne valeva la pena».
Nel febbraio 2005 Fiat ha pensato bene di iniziare ad attingere anche dai piccoli azionisti di borsa. La famiglia Agnelli, capitanata da Gabetti, ha comprato azioni Fiat a 5 euro come Exor (società lussemburghese a maggioranza Agnelli) e venduto azioni Fiat alla Ifil (società della famiglia Agnelli che controlla Fiat) a 6,5. Tutto in casa senza informare in modo trasparente il mercato. Gabetti si è preso la “squalifica” e 5 milioni di multa.[...]
Franco Marino
tratto da Senza Soste n.17
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