Quando la ripetitività e i ritmi pesanti tipici del fordismo si intrecciano al rischio e alla precarietà postfordiste...
"La tendenza ideologica di fondo è
quella di presentare la grande trasformazione avvenuta nell'economia e
nella produzione, in un processo che avrebbe cancellato ripetitività,
taylorismo, modelli autoritari di produzione e che avrebbe spostato
tutto sulla flessibilità, sulla qualità, sulla partecipazione...Anche
chi non nega che esistano oggi condizioni di precarietà, di
sfruttamento, di perdita di identità del lavoro inaccettabili per una
società civile, tende a vederli tutti come frutto del nuovo modo di
lavorare, che ha cancellato il vecchio distruggendo, con il male della
condizione di lavoro fordista, anche il bene dei diritti e delle tutele
con essa accumulati...
"Quello che qui sosteniamo è che il
sistema di lavoro cosiddetto fordista e taylorista non è scomparso, ma
si è riorganizzato frantumandosi e sommandosi ad altre mansioni, ad
altre richieste di lavoro. In un certo senso il lavoratore che oggi
opera nell’industria metalmeccanica – e noi crediamo più in generale
nel sistema industriale e produttivo – subisce contemporaneamente le asprezze e le monotonie del fordismo e le pretese e i rischi del postfordismo" (p.3)
"Infine, dall’inchiesta emerge come
sia priva di fondamento anche la tesi secondo la quale sia possibile
scambiare una riduzione del ruolo del Contratto nazionale a favore
della contrattazione aziendale, per ottenere migliori risultati
complessivi. I lavoratori che hanno risposto sono quasi tutti
appartenenti ad aziende sindacalizzate...Le insufficienze, i bassi
Secondo i curatori, i dati rappresentano in qualche modo uno spaccato
della parte più strutturata e avanzata delle condizioni di lavoro. Chi
è fuori dai diritti e dalle tutele della sindacalizzazione normalmente
sta peggio. Da questo punto di vista si possono considerare i risultati
di questa inchiesta una sorta di grande superficie emersa di una
condizione di lavoro che in molte realtà sarà sicuramente peggiore.
[Ascolta l'intervista con Eliana Como, curatrice della ricerca, sulle modalità e sui risultati principali dell'inchiesta]
Dall'Introduzione di Giorgio Cremaschi al libro sintesi sull'inchiesta (vedi http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/libro_sintesi.pdf) riportiamo la riflessione sull'intreccio tra vecchie e nuove dipendenze:
Dall’inchiesta promossa dalla Fiom tutta questa impostazione viene
smentita. Nel lavoro industriale di oggi, proprio in quello più
competitivo e avanzato, le vecchie pratiche tayloriste fondate sulla
ripetitività, sulla parcellizzazione, sulla spinta all’aumento
dell’orario di lavoro, e quelle richieste dalla modifica dei ritmi
produttivi, dalla diversa richiesta di qualità dei prodotti,
dall’obbligo di una maggiore attenzione e partecipazione di chi lavora
al processo produttivo, il vecchio e il nuovo insomma, si sovrappongono
e si intrecciano. Non sparisce la vecchia condizione di lavoro, ma si
trasforma con un aggravio complessivo della fatica del lavoratore e
ancor più della lavoratrice, per cui la fatica che viene dal vecchio
spesso si somma con lo stress, la tensione, l’insicurezza sociale
prodotta dal nuovo. Da questa inchiesta non emerge soltanto il fatto –
che a volte diviene spunto per retorica banale – che gli operai
esistono ancora. L’elemento di verità di quest’inchiesta è, secondo
noi, che attraverso la profonda ristrutturazione avvenuta in questi
venti anni nel sistema industriale e nell’organizzazione del lavoro, si
è affermato un modello che si sta estendendo a tutta la società,
nel quale la dipendenza delle persone, la riduzione della loro
autonomia reale, sono accompagnate dalla richiesta di una sempre più
convinta adesione del lavoratore ai processi qualitativi dell’impresa.
La somma di vecchio e nuovo,
la loro contaminazione, produce così un modo di lavorare infinitamente
più stressante e faticoso che nel passato... nelle fabbriche
metalmeccaniche, anche nella produzione di massa, ove il permanere
della catena di montaggio, anche se spezzettata e frantumata, il
permanere e l’accentuarsi di mansioni parcellizzate e ripetitive, che
fanno ripetere migliaia di volte al giorno lo stesso movimento, si
aggiunge alla richiesta di intervento di qualità sulla produzione, sia
per elevare la qualità media del manufatto, sia per rispondere alle
continue esigenze di diversificazione del prodotto finale" (pag. 1-2)
In sintesi:
Netta la valutazione politico-sindacale che ne consegue per il rapporto tra vecchie e nuove tutele...
"Se questa tesi è vera, e tutti i dati che man mano illustreremo lo
dimostrano, emerge una conclusione sindacale immediata: la proposta di
uno scambio tra
la riduzione delle vecchie tutele,quelle legate al modello fordista, e
la costruzione di nuove, legate al nuovo modello di lavoro frantumato e
flessibile, rischia di produrre una catastrofe. Questo perché ogni
lavoratore ha bisogno contemporaneamente delle vecchie e di nuove tutele, se si smantellano le prime, le seconde affondano nel nulla"
... e in risposta a chi ripropone in nuove forme la politica dello scambio:
salari, le difficoltà nella condizione di lavoro, stanno quindi nella
parte più sindacalmente avanzata dell’industria metalmeccanica.
Immaginiamo allora tutto il resto del mondo del lavoro, che sta ancora
più indietro, messo di fronte alla proposta di scambio tra livello
nazionale e livello aziendale.I risultati sarebbero nulli o negativi,
come dimostra la debolezza di entrambi i livelli contrattuali là ove
essi sono presenti" (pag. 2)
[ascolta l'audio dell'intervista a Giorgio Cremaschi]
L'indirizzo da cui accedere all'insieme dei materiali pubblicati è:
http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/default.htm
In particolare i dati del questionario su:
http://www.fiom.cgil.it/inchiesta/questionario_frequenze.pdf
Una sintesi sui risultati dell'inchiesta nell'articolo di Davide Orecchio da www.rassegna.it, 29 febbraio 2008 su:
http://www.rassegna.it/2008/lavoro/articoli/inchiesta_fiom.htm
Sul nostrano sistema di dis/informatsja:
Il giorno dopo la presentazione ufficiale del 29 febbraio sui
quotidiani nazionali ecco i riscontri: l’Unità ha dedicato pagina 17
(!) all’inchiesta con un articolo di analisi e un commento, Liberazione
la pagina 6 con due articoli e un intervento di una delegata, Il
Manifesto pagina 2 e l’editoriale di prima, il Sole 24 ore articolo in
taglio basso a pagina 21, il Corriere della Sera una quarantina di
righe in taglio medio di pagina 30, Repubblica niente...
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L'(in)sicurezza sul lavoro: il nuovo ddl governativo
Come emerge dall'inchiesta Fiom, la condizione operaia è sempre più caratterizzata dal combinato di in/sicurezza del e sul posto di lavoro che, con la diffusione del rischio ribaltato dall'impresa al lavoratore/trice, è all'origine dello stillicidio impressionante di incidenti mortali:
> Ascolta l'audio con l'intervista a Marco, operaio Fiat Iveco
Stura, sui danni prodotti dall'atteggiamento partecipativo del
sindacato confederale che accetta di far transitare l'assunzione del
rischio dall'impresa al lavoratore - l'esatto opposto di quanto emerge
da una, ancora troppo timida, presa di parola che continua a farsi
sentire, come recentemente con il no all'intesa nel referendum sul
contratto metalmeccanici
> Ascolta l'audio con l'intervista a Gaetano dei Cobas sulla situazione drammatica che sta dietro gli "incidenti" come quello di Molfetta
> Ascolta l'audio con l'intervista a Franco, Cgil settore infortuni, sul decreto sicurezza lavoro varato dal governo: "la montagna ha partorito il topolino..."
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