Link: Il commento di retelegale.net
Il Presidente della Repubblica Napolitano ha rinviato alle Camere la legge che riforma il processo del lavoro.
Si tratta di un disegno di legge di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi sulle nostre pagine, che in sostanza inserisce alcune pesanti modifiche in materia di controversie tra datore e lavoratore, tramite la figura di un arbitro che potrà in sostanza sostituire il giudice del lavoro.
Dopo questo gesto di Napolitano è subito partita la corsa al prendersi i meriti, con Di Pietro ed Epifani che hanno sottolineato come fossero stati loro a chiederlo espressamente al Quirinale. Ma quanto c'è da esultare? Ben poco.
Innanzitutto c'è da ricordare che un rinvio non significa abrogazione della legge. Anzi, ogni volta che un disegno di legge viene rimandato alle Camere si ha quasi sempre una conferma di questo con poche modifiche che giustifichino il teatrino.
C'è poi da dire che Napolitano ha auspicato che "gli apprezzabili intenti riformatori che traspaiono dal provvedimento possano realizzarsi nel quadro di precise garanzie e di un più chiaro e definito equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale". Il giudizio politico è chiaro, visto che avrebbe potuto non parlare tranquillamente di apprezzabile intento riformatore (non era affatto dovuto), ma invece l'ha fatto.
La sensazione è quella che il messaggio è stato: "va bene la legge, ma date più spazio alle parti sociali" (leggi Cgil, Cisl, Uil e Ugl).
E infatti a stretto giro di posta è arrivata la risposta del ministro Sacconi, in questi termini: "ci sarà un approfondimento, e come governo proporremo alcune modifiche che mantengano in ogni caso un istituto che il Capo dello Stato ha dimostrato di apprezzare. Si potrebbe rafforzare di piu' il ruolo delle parti sociali."
Facciamo un pronostico: la legge verrà riscritta confermando in toto il gravissimo impianto ed inserendo dei correttivi solo nel senso di un ruolo più forte della parte "sindacale" all'interno dei collegi arbitrali che dovranno decidere sulle controversie. In pratica un ulteriore passo verso il nuovo schema di relazioni sindacali creato da Sacconi che altro non è che una riproposizione delle Corporazioni del ventennio, con la solita complicità di Cisl-Uil e la Cgil che fa finta di distinguersi ma poi si adegua perché ha bisogno di tutti i vantaggi economici e di potere che questo modello assegna alle organizzazioni sindacali che scendono a patti (prova ne è l'accordo separato sulla riforma dei modelli contrattuali che la Cgil non firmò ma che poi le singole federazioni stanno accettando puntualmente quando vanno a rinnovare i Ccnl delle singole categorie).
Berlusconi e Bonaiuti prima delle elezioni avevano annunciato che "dopo le Regionali ci saranno tre anni senza scadenze elettorali, quindi potremo fare le riforme", con l'opposizione che si è detta subito pronta al confronto e al dialogo.
E' già partita la stagione dell'armonia bipartisan, con il finto scontro che si acuirà di nuovo magicamente solo a ridosso delle prossime elezioni politiche.
Per Senza Soste, Franco Lucenti
La notizia
http://www.corriere.it/
http://www.asca.it/news-DDL_
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