L’Italia ha gli stipendi più bassi d’Europa (fatta
eccezione per qualche Paese dell’Est). Chissà da cosa dipende? Forse
dalla legge della domanda e dell’offerta? E' quando c’è poco lavoro,
infatti, che i salari diminuiscono. E allora l’Italia dei (quasi) tutti occupati e degli stipendi da fame come si spiega? Il tasso di disoccupazione del 6,1% nel 2007 è vero o è falso? Dipende… Statisticamente è vero, praticamente è falso.
I politici e l’informazione devono difendere la legge 30.
La legge Maroni, l’ex ministro del lavoro che protegge solo i
lavoratori di Malpensa nel suo feudo elettorale di Varese. Gli altri li
precarizza. Maroni varesotto è la versione alpina del Mastella ceppalonico.
E’ sufficiente guardarsi intorno per vedere che non c’è lavoro. Per
sapere che i precari aumentano. Per capire che i soldi non bastano per
arrivare a fine mese. Il 6,1% di disoccupazione è falso. Il professor Gallegati lo spiega nella sua lettera, ma voi lo sapevate già.
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"In "Schiavi Moderni" il legame tra flessibilità ed occupazione è dimostrato essere falso.
Quello che dovrebbe far riflettere politici ed economisti è che la
storia dimostra che quando una merce è scarsa il suo prezzo aumenta.
Perchè i salari italiani sono tra i peggiori d'Europa se la
disoccupazione è così bassa? I salari in Italia non sono bassi per
colpa del fisco, ma per un lavoro che non c’è.
Ci spiega Mondragone dell'ISFOL:
“In un mercato del lavoro duale (15% di occupati precari), la presenza di lavoratori atipici mal pagati contribuisce all'azione calmierante delle tensioni nel mercato del lavoro, alimentando un esercito di riserva interno,
ovvero si è creato un sistema di sottomissione contrattuale di un 15%
di lavoratori che altrimenti avrebbe sostenuto rivendicazioni (in
primis salariali) che invece in questi anni sono state estremamente
modeste e largamente inferiori a quelle dei paesi europei.” Altro che
favorire l'inserimento lavorativo dei giovani!
Statisticulation
(manipolazione statistica al fine di spacciare il falso col vero), è un
neologismo che Darrell Huff introdusse oltre 50 anni fa in: “How to lie with statistics”
(Come mentire con la statistica). E’ un libro pieno di esempi sul come
ingannare “scientificamente” le persone: grafici di dubbia validità,
figure riportate a metà, campioni viziati, risultati inaffidabili
etc... Non saper leggere le statistiche è un problema di ignoranza, ma
travisarne il significato per avallare interpretazioni false (è quello
che stanno facendo i politici e la grancassa dell’informazione
schierata) da cui far discendere decisioni di politica economica che
incideranno nelle vite dei nostri figli e delle nostre è
irresponsabile, e per giunta esser trattati da cretini non ci va più.
Secondo l’ISTAT, la disoccupazione nel 2007 in Italia ha un tasso del 6,1%, in calo dal 6,8%
del 2006. Un calo, precisano i ricercatori, in realtà strettamente
connesso all'aumento dell'inattività: lo scorso anno, infatti, il numero di persone in cerca di occupazione è calato del 10 per cento
rispetto a un anno prima (-167mila), in particolare al Sud, dove le
donne inattive sono in crescita continua dal 2004, e nel 2007 hanno
raggiunto i 4,5 milioni. Forse sarà opportuno ricordare che il tasso di disoccupazione
è misurato dal rapporto tra numero di disoccupati che cercano lavoro e
numero di lavoratori attivi . Essendo una divisione, basta che il
numeratore diminuisca per far calare il tasso di disoccupazione:
appunto quel che succede in Italia dal 2004. Un argomento portato a
supporto dell’efficacia della legge 30/Maroni è che,
da quando è stata introdotta, il tasso di disoccupazione si è ridotto.
Da noi la quota di persone che non cercano lavoro è aumentata molto di
più negli ultimi anni che nel resto d´Europa. Secondo l’OECDil rapporto tra chi non cerca lavoro e forze lavoro è passato dal 2% del 2001 a oltre il 6% del 2007,
mentre negli altri paesi europei c´è stata un´inversione di tendenza:
non sorprende l’esplosione dei lavoratori che non cercano più,
soprattutto giovani e donne residenti nel Sud, che trovano impiego nel
lavoro nero.
Un altro problema ignorato da politici e mass media, è
che nel primo trimestre 2007 i disoccupati in Italia sono circa
1.600.000: per l’ISFOL 900.000 di questi sono precari, ovvero più della metà dei disoccupati in Italia è precaria.
Quando un precario è disoccupato nessuno gli versa contributi per
quella pensione “da fame” che si ritroverà tra qualche anno (almeno un
milione di precari negli ultimi 10 anni ha lavorato con contributi che
daranno pensioni sotto la minima). Il reddito netto annuo di un
“permanente” è in media di 15 mila € e di un “precario” di 10 mila €. O
ancora: il 12% occupati è atipico (ma tra i giovani la percentuale sale ad oltre il 40%)
e questo numero è destinato a salire in quanto ogni anno il rapporto
tra “nuovi” precari e precari che si stabilizzano (diventano cioè
lavoratori a tempo indeterminato) è di 2 a 1. La questione precari è
destinata ad esplodere: dove sono le proposte della politica? Oltre ad abolire l’articolo 18, si intende. Un abbraccio un po’ scoraggiato.”
Mauro Gallegati
30 Marzo 2008
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