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Telecom, l'azienda delocalizza all'estero. Scioperano i lavoratori dei call center

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L'ad Franco Bernabè presenterà il piano industriale il 26 febbraio.La compagnia spagnola Telefonica tenta la scalata a Telecom

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Link: Il video dello sciopero

A fine mese Telecom Italia presenta il piano industriale, nello stesso giorno farà la stessa cosa la compagnia spagnola Telefonica. Quest'ultima sta tentando la scalata all'azienda italiana e il futuro del gruppo appare incerto. I lavoratori italiani fanno i conti con altre problematiche che potrebbero però essere legate proprio alla sorte di Telecom. Oggi dunque gli operatori dei call center 119 e 191 hanno dato vita ad uno sciopero nazionale per denunciare l’inasprimento dei ritmi di lavoro ma soprattutto il pericolo delle esternalizzazioni. L'azienda infatti ha già instaurato dei call center in Albania e Tunisia dove il costo del lavoro è molto inferiore all'Italia. I lavoratori temono nuovi casi come quelli di Eutelia e Phonemedia.

Il 26 febbraio Telecom presenterà il nuovo piano industriale, sarà un'occasione importante per capire il futuro dell'azienda telefonica italiana nel quale si intreccia la scalata che la compagnia spagnola, Telefonica, sta tentando verso il gruppo. Non a caso nello stesso giorno anche gli spagnoli renderanno note a livello internazionale le loro strategie industriali.

Nell'incertezza che regna in questo momento i lavoratori italiani fanno i conti con altre problematiche che potrebbero però essere legate proprio alla sorte di Telecom. Oggi dunque gli operatori dei call center 119 e 191 hanno dato vita ad uno sciopero nazionale di 8 ore e si sono dati appuntamenti presso la sede romana di Piazza Fiume. Innanzitutto per denunciare l’inasprimento dei ritmi di lavoro ma soprattutto il pericolo delle esternalizzazioni, i grandi competitors infatti sempre più spesso usano piccoli e medi call center per abbattere il costo del lavoro e massimizzare i profitti.

Si è trattato di uno sciopero “preventivo” che come dice Fabio, un operatore del 119 «riguarda un problema e cioè la forzatura della turnistica attuata dall'azienda che ha scaricato sui lavoratori degli orari impossibili che partono dalle 13 fino alle 22.00-22.30 per favorire la cosiddetta curva di traffico che per l'azienda significa una maggiore copertura».

Gli ordini di servizio che stanno uscendo in queste ore lasciano presagire anche l’uscita della Gestione Risorse Umane, informazion tecnology, e di alcuni settori dell’assitenza tecnica denunciano i Cobas del settore, ma i timori maggiori riguardano soprattutto i call center. Per Marina Biggeri del sindacato di base sembra che «la ristrutturazione preventivi un'esternalizzazione dei call center». In realtà il gruppo Telecom Italia «contiene dentro di se già la scatola di Telecontact dove – continua Biggeri – lavorano già migliaia di nostri colleghi che rispondono al 187 e che sono una costola della vecchia Atesia. La scatola è pronta dunque e lì potremmo confluire tutti».

Le preoccupazioni dei lavoratori Telecom non sono infondate, infatti l'azienda ha già instaurato dei call center in Albania e Tunisia dove il costo del lavoro è molto inferiore all'Italia. La delocalizzazione completa per salvaguardare la competitività potrebbe così essere il prossimo passo delle logiche industriali. A ciò si aggiunge il pericolo che il complicato gioco di “scatole” possa dare luogo a casi simili a quelli di Eutelia e Phonemedia.

(alessando fioroni)

Fonte: (ami)

15 febbraio 2010
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