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Appello di Fidel a Obama

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Fidel denuncia ancora una volta le minacce alla sopravvivenza del pianeta e rivolge un appello a Obama perché eviti la guerra nucleare.

Mentre in Italia tra uno sbadiglio e l’altro i media si occupano della candidatura di Nichi Vendola e dei bioritmi di Fini, il mondo va avanti e la comunità internazionale discute i veri problemi -purtroppo molto gravi- che ha di fronte. Da qualche tempo nelle sue riflessioni il Comandante Fidel Castro si dimostra estremamente preoccupato per le tensioni nelle aree calde della Corea e dell’Iran che potrebbero innescare una guerra nucleare. In questo articolo Fidel fa un panorama dell’attuale situazione internazionale, includendo anche la catastrofe ambientale nel Golfo del Messico, e conclude con un appello a Obama (una formula inusuale per lui) perché eviti la guerra nucleare. Come vedrete alcuni degli avvenimenti di cui il Comandante parla non sono stati minimamente riportati dai media italiani. Ma non era a Cuba che il regime censurava le notizie? (red.) 6 agosto 2010

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Appello al Presidente degli Stati Uniti
3 Agosto 2010 

fidelDiversi giorni fa è stato pubblicato un articolo contenente davvero molti fatti legati allo sversamento di petrolio avvenuto 105 giorni or sono.

Il Presidente Obama aveva autorizzato questa perforazione confidando nella capacità della tecnologia moderna per la produzione di petrolio, di cui desiderava disporre in abbondanza e liberare gli Stati Uniti dalla dipendenza dalle forniture estere di questo prodotto vitale per l’attuale civiltà. Il suo eccessivo consumo aveva già suscitato l’energica protesta degli ambientalisti.

Neanche George W. Bush aveva osato fare questo passo, viste le esperienze negative sofferte in  Alaska con una petroliera che trasportava petrolio estratto là.

Era successo un incidente nella ricerca del prodotto di cui si ha disperatamente bisogno nella società consumista, che le nuove generazioni hanno ereditato da quelle che le hanno precedute, con la differenza che ora tutto marcia a una velocità mai immaginata.

Scienziati e difensori dell’ambiente hanno esposto teorie relative a catastrofi avvenute nel corso di centinaia di milioni di anni con le cosiddette bolle di metano, causa di giganteschi tsunami che cancellarono gran parte del pianeta, e che, con venti che raggiunsero il doppio della velocità del suono e onde di 1.500 metri di altezza, liquidarono il 96 per cento delle specie viventi.

Esprimevano il timore che nel Golfo del Messico, che per qualche ragione cosmica è la regione del pianeta dove la roccia carsica ci separa dall’enorme strato di metano, questo sia perforato nella disperata ricerca del petrolio con le modernissime attrezzature della tecnologia di cui oggi si dispone.

A seguito dello sversamento della British Petroleum, le agenzie di stampa informano che:

"...Il governo federale [USA] ha avvertito di tenersi alla larga dall’epicentro delle operazioni con la minaccia di 40.000 dollari di multa per ogni infrazione e la possibilità di arresto per gravi reati.

"...La EPA [Agenzia di controllo ambientale USA] ha dichiarato ufficialmente che la Piattaforma Nº 1 libera metano, benzene, sulfuro d’idrogeno e altri gas tossici. I lavoratori sul terreno ora usano mezzi avanzati di protezione che includono maschere antigas di ultima generazione fornite dai  militari."

Fatti di enorme importanza stanno accadendo con inusitata frequenza.

Il primo e più immediato è il rischio di una guerra nucleare dopo l’affondamento della sofisticata nave ammiraglia Cheonan, che secondo il governo della Corea del Sud è stato causato dal siluro di un sommergibile di costruzione sovietica -entrambi fabbricati più di 50 anni fa-, mentre altre fonti diffondono l’unica causa possibile e non individuabile: una mina fatta collocare dai servizi segreti degli Stati Uniti nello scafo della Cheonan. Immediatamente è stato incolpato il Governo della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

A questo strano avvenimento si è aggiunta, dopo qualche giorno, la Risoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ordinando l’ispezione delle navi mercantili iraniane entro il termine massimo di 90 giorni.

Il secondo, che in parte sta già producendo i suoi effetti devastanti, è stato il progressivo aggravamento del cambiamento climatico, i cui effetti sono perfino peggiori, dando luogo alla denuncia del documentario "Home", realizzato da Yann Arthus-Bertrand con la partecipazione degli ecologisti più prestigiosi del mondo; e ora, lo sversamento di petrolio nel Golfo del Messico, a poche miglia dalla nostra Patria, che causa preoccupazioni di ogni genere.

Il 20 luglio un dispaccio dell’agenzia di stampa EFE si riferisce alle dichiarazioni del già noto ammiraglio Thad Allen, coordinatore e responsabile della lotta contro lo sversamento di petrolio nel Golfo del Messico, che ha "dichiarato di aver autorizzato la British Petroleum, proprietaria del pozzo e responsabile dello sversamento, a continuare per altre 24 ore le prove che effettua per  determinare la solidità della struttura 'Macondo' dopo l’installazione 10 giorni fa di una nuova campana di contenimento".

"Secondo dati ufficiali ci sono circa 27.000 pozzi abbandonati nel letto marino del Golfo..."

"Mentre si compiono 92 giorni dall’incidente sulla piattaforma BP, la principale preoccupazione del Governo USA è quella che la struttura sotterranea del pozzo sia danneggiata e che il greggio filtri attraverso le rocce e finisca per fuoriuscire da numerosi punti del fondo marino."

È la prima volta che una dichiarazione ufficiale parla del timore che il petrolio cominci a uscire dai pozzi che non sono più produttivi.

I lettori che si interessano del tema cercano di ricavare gli aspetti sensazionalisti dai dati scientifici. Per me ci sono fatti che non hanno una spiegazione soddisfacente. Perché l’Ammiraglio Allen ha dichiarato che "la principale preoccupazione del Governo USA è quella che la struttura sotterranea del pozzo sia danneggiata e che il greggio filtri attraverso le rocce e finisca per fuoriuscire da numerosi punti del fondo marino"? Perché la British Petroleum ha dichiarato che non la si può incolpare del greggio che è fuoriuscito a 15 chilometri dal pozzo incidentato?

Si dovrebbero aspettare altri 15 giorni necessari a scavare il pozzo ausiliario, che ha una direzione quasi parallela a quello che ha originato lo sversamento, a una distanza di meno di 5 metri l’uno dall’altro, stando alle opinioni del gruppo cubano che analizza il problema. Nel frattempo dobbiamo aspettare come bambini ben educati.             

Se si confida così tanto nel pozzo parallelo, perché non è stata attuata prima questa misura? Che faremo poi se questa misura fallisce com’è accaduto a tutte le altre?

In un recente scambio di idee con una persona molto ben informata dei dettagli dell’incidente, a causa degli interessi del suo Paese, ho appreso che per le caratteristiche e la situazione intorno al pozzo lì non esiste, in questo caso, il rischio di una fuga di metano.

Il giorno 23 luglio non è comparsa nessuna notizia su questo problema.

Il 24 l’agenzia DPA afferma che "un importante scienziato statunitense ha accusato la compagnia petrolifera britannica BP di aver corrotto gli esperti che stanno studiando la marea nera nel Golfo del Messico perché ritardassero la pubblicazione dei dati, secondo una denuncia della rete televisiva BBC", ma non mette in relazione questa immoralità con qualche danno nella struttura del fondo marino e con la fuoriuscita di petrolio e livelli inusuali di metano.

Il 26 luglio i principali media di Londra, BBC, Sunday Times, Sunday Telegraph e altri- hanno informato che "nel direttivo" della British Petroleum "avrebbero deciso oggi la destituzione del  presidente esecutivo" -Tony Hayward- " per la sua cattiva gestione dello sversamento di petrolio nel Golfo del Messico".

Da parte loro Notimex e El Universal, del Messico, pubblicano che nella British Petroleum "...non è stata presa una decisione su cambiamenti tra i dirigenti, e aggiunge che una riunione del direttivo è prevista per stasera stessa."

Il giorno 27 le agenzie di stampa informavano che il Presidente Esecutivo della BP era stato licenziato.

28 luglio. Dodici dispacci cablografici e 14 Paesi, tra i quali gli Stati Uniti e diversi dei loro più importanti alleati, hanno rilasciato dichiarazioni imbarazzate per la divulgazione, da parte dell’ organizzazione Wikileaks, di documenti segreti sulla guerra in Afghanistan. Anche se "Barack Obama ha ammesso di essere 'preoccupato' per la fuga di notizie, [...] ha dichiarato che le informazioni sono vecchie e non contengono nulla di nuovo."

È stata una dichiarazione cinica.

"Il fondatore di WikiLeaks, Julián Assange, ha detto che i documenti sono la prova di crimini di guerra commessi dalle forze statunitensi."

Li hanno provati in modo così certo che hasnno scosso dalle fondamenta la segretezza nordamericana. Vi si parla di "morti di civili di cui mai si è data notizia pubblicamente". Ha creato conflitti tra le parti coinvolte in queste atrocità.

Sui rischi di fuoriuscite di gas metano dai pozzi che non sono in produzione silenzio totale.

29 luglio. Un dispaccio della AFP dà una notizia che mai si sarebbe immaginata: Osama Bin Laden era un uomo dei servizi di intelligence degli Stati Uniti: "...Osama Bin Laden compare nei rapporti segreti pubblicati da Wikileaks come un agente attivo, presente e adorato dai suoi uomini nella zona afghano-pakistana."

Si sapeva che, nella lotta degli afghani contro l’occupazione sovietica dell’Afghanistan, Osama aveva cooperato con gli Stati Uniti, ma il mondo supponeva che nella sua lotta contro l’invasione straniera avesse accettato l’appoggio degli Stati Uniti e della NATO come una necessità e che, una volta liberato il Paese, avesse rifiutato l’ingerenza straniera, creando l’organizzazione Al Qaeda per combattere gli Stati Uniti.

Molti Paesi, tra i quali Cuba, condannano i suoi metodi terroristi che non escludono la morte di innumerevoli vittime innocenti.

Quale non sarebbe allora la sorpresa dell’opinione pubblica mondiale nell’apprendere che Al Qaeda era una creazione del governo di questo Paese!

È stata la giustificazione per la guerra contro i talebani in Afghanistan e uno dei motivi, tra gli altri, per la successiva invasione e occupazione dell’Iraq da parte delle forze militari degli Stati Uniti. Due Paesi dove sono morti migliaia di giovani nordamericani e un gran numero di loro sono rimasti mutilati. In entrambi, più di 150mila soldati nordamericani sono impegnati a tempo indeterminato e con loro i componenti delle unità dell’organizzazione bellicista NATO, e altri alleati come l’Australia e la Corea del Sud.

Il 29 luglio è stata pubblicata la foto di un giovane nordamericano di 22 anni, Bradley Manning, analista di intelligence, che ha fatto arrivare al sito Web Wikileaks 240mila documenti classificati. Non è stata decisa la sua colpevolezza o innocenza. Comunque non potranno toccargli neanche un capello. I membri di Wikileaks hanno giurato di far conoscere la verità al mondo.

In data 30 luglio, il teologo brasiliano Frei Betto ha pubblicato un articolo intitolato "Grido della terra, clamore dei popoli".

Due paragrafi esprimono l’essenza del suo contenuto. "Gli antichi greci lo avevano già notato: Gaia, la Terra, è un organismo vivo. E siamo un suo frutto, generati in 13.700 milioni di anni di evoluzione. E tuttavia negli ultimi 200 anni non abbiamo saputo curarci di lei ma l’abbiamo trasformata in merce, dalla quale si spera di ottenere il massimo lucro."

"Oggi sono minacciate tutte le forme di vita sul pianeta, compresa quella umana (2/3 della popolazione mondiale sopravvivono al di sotto della soglia della povertà) e la Terra stessa. Per evitare l’anticipo dell’Apocalisse è necessario mettere in discussione i miti della modernità -come mercato, sviluppo, Stato uninazionale-, tutti basati sulla razionalità strumentale."

Da parte sua oggi stesso l’AFP pubblica: "La Repubblica Popolare Cinese 'disapprova le sanzioni unilaterali' adottate dall’Unione Europea contro l’Iran, ha dichiarato oggi il portavoce della cancelleria cinese, Jiang Yu".

Analogamente la Russia ha protestato con energia per l’imposizione di sanzioni da parte di questa regione strettamente alleata con gli Stati Uniti.

Il 30 luglio un dispaccio dell’AFP ha informato che il Ministro della Difesa di Israele ha dichiarato:  "Le sanzioni che l’ONU ha imposto all’Iran [...] non gli faranno sospendere le sue attività di arricchimento dell’uranio allo scopo di ottenere la bomba atomica".

Il 1º di agosto un cablogramma dell’AFP informa che "Un importante capo militare dei Guardiani della Rivoluzione ha messo in guardia oggi gli USA su un eventuale attacco contro l’Iran."

"Israele non ha escluso un’azione militare contro l’Iran per fermare il suo programma nucleare."

"La comunità internazionale, guidata da Washington, ha intensificato di recente la sua pressione sull’Iran, accusato di cercare di dotarsi dell’arma nucleare con un programma coperto da scopi civili."

"Le affermazioni di Javani hanno preceduto una dichiarazione del capo di Stato maggiore congiunto statunitense, Michael Mullen, che ha confermato domenica scorsa che un piano d’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran è in previsione per impedire a Teheran di dotarsi dell’ arma nucleare."

Il 2 agosto, in un dispaccio informativo dell’AFP, di contenuto simile a quelli di altre agenzie, si legge:

"'A settembre devo andare a New York per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sono disposto a sedermi con Obama, faccia a faccia, da uomo a uomo, per parlare  liberamente di questioni mondiali di fronte ai mezzi di comunicazione per trovare la migliore soluzione'", ha affermato Ahmadinejad durante un discorso diffuso dalla televisione statale.

"Ma il presidente Ahmadinejad ha avvertito che il dialogo dovrà basarsi sul rispetto reciproco".

"'Se credono di poter agitare un bastone e dirci che dobbiamo accettare tutto quello che dicono, questo non succederà', ha aggiunto. Le potenze occidentali 'non capiscono cje le cose sono cambiate nel mondo', ha aggiunto.

"'Voi appoggiate un Paese che dispone di centinaia di bombe atomiche ma dite che volete fermare l’Iran, che un giorno potrebbe eventualmente averle...'"

Gli iraniani hanno dichiarato che spareranno cento missili contro ogni nave degli Stati Uniti e di Israele che bloccano l’Iran, non appena perquisiscano un mercantile iraniano.

In questo modo, se Obama desse l’ordine di attuare la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza decreterebbe l’affondamento di tutte le navi da guerra nordamericane in quella zona.

A nessun Presidente degli Stati Uniti è mai spettata una decisione tanto drammatica. Avrebbe dovuto prevederlo.

In questa occasione mi rivolgo per la prima volta in vita mia al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama:

Lei deve sapere che ha nelle sue mani la possibilità di offrire all’umanità l’unica possibilità reale di pace. Solo in un’occasione potrà far uso delle sue prerogative dando l’ordine di sparare.

È possibile che dopo, a partire da questa traumatica esperienza, si trovino soluzioni che non ci portino un’altra volta in questa apocalittica situazione. Tutti nel suo Paese, compresi suoi più acerrimi avversari di sinistra o di destra, sicuramente gliene saranno grati, e anche il popolo degli Stati Uniti, che non è assolutamente colpevole della situazione creata.

Le chiedo di degnarsi di ascoltare questo appello che le trasmetto a nome del popolo di Cuba.

Capisco che non ci si possa aspettare, né lei darebbe mai, una risposta rapida. Ci pensi bene, consulti i suoi esperti, chieda ai suoi più potenti alleati e agli avversari internazionali la loro opinione sul tema.

Non mi interessano onori né glorie. Lo faccia!

Il mondo potrà liberarsi davvero delle armi nucleari e anche di quelle convenzionali.

La peggiore di tutte le variabili sarà la guerra nucleare, che è ormai virtualmente inevitabile.

LA EVITI!

Tratto da Resumen Latinoamericano, traduzione Andrea Grillo
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