L’era nucleare iniziò non molto lontano da Fukushima, quando gli Stati Uniti diventarono l’unica nazione nella storia dell’Umanità a lanciare due bombe che distrussero Hiroshima e Nagasaki e uccisero centinaia di migliaia di civili. Da allora, il mondo assiste impassibile a una forte offensiva globale delle lobbies che propugnano “l’uso pacifico dell’energia nucleare”, appellandosi ad argomenti come la difesa dell’ambiente, la sovranità nazionale, lo sviluppo industriale o il riscaldamento globale, e adeguando le campagne alla faccia e al portafoglio del cliente.
Nonostante sia una delle potenze mondiali più avanzate tecnologicamente, l’industria nucleare ha spinto il Giappone a consumare il suo stesso harakiri atomico, a dimostrazione del fatto che tra tutte le maniere di generare energia, quella atomica non è né pulita, né sicura, né sostenibile, e ancor meno pacifica. “Dio non gioca a dadi”, diceva il padre della Teoria della Relatività, Albert Einstein a proposito del rischio, ma quel che è certo è che il Paese che è stato vittima dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki finisce per confermare il principale argomento dei detrattori dell’energia atomica, i quali sostengono che l’energia nucleare per uso non militare può essere letale quanto le bombe e i missili.
Quello che è successo in Giappone era impossibile che succedesse. Ma è successo. La probabilità che accada un determinato evento può essere infima, ma quando questo evento accade i suoi effetti sono devastanti, come dimostra la catastrofe giapponese che è ben lontana dall’eccezionalità che ora si pretende di attribuirgli: l’incidente nella centrale ucraina di Chernobyl aveva già dimostrato nel 1986 che l’impatto e i costi di un incidente nucleare possono raggiungere livelli che compromettono anche l’economia di un intero Paese. Tuttavia quelli che dovevano imparare quella lezione non presero neanche un appunto. Sembra che faccia parte della natura umana confondere bassa probabilità di un evento con basso costo.
“La localizzazione delle centrali del Giappone, vicino al mare, è la meno costosa. I generatori di emergenza non erano interrati e chiaramente si sono subito inondati... Dietro a tutto questo c’è la corruzione. Non ho prove, ma non tarderanno molto a comparire. Come si può progettare una centrale nucleare in una zona ad alto rischio sismico, in riva all’oceano, con i generatori d’emergenza in superficie? È arrivata l’onda e tutto si è guastato. Non è un errore, è un delitto”, ha dichiarato al quotidiano La Vanguardia Yuli Andreyev, uno degli esperti che conoscono meglio i segreti dell’industria nucleare.
Una civiltà che si gioca tutto sulla scommessa de “l’improbabile non può succedere” -quando l’improbabile è una catastrofe di dimensioni apocalittiche- è una civiltà malata, scriveva l’ambientalista Jorge Riechmann nel prologo del libro El espejismo nuclear. Non esagerava: la tragedia del Giappone mette a nudo che il discorso filo-nucleare ha componenti di onnipotenza, negatrici e perverse che rasentano il patologico.
Fin dalle origini il nucleare ha prodotto un fascino delirante che somiglia all’effetto dell’anello di J.R.R. Tolkien nel Signore degli Anelli. Tuttavia, come spiegano Marcel Coderch e Núria Almiron in El espejismo nuclear, l’energia atomica si è rivelata solo un’enorme fonte di disastri economici, conveniente solo nel breve periodo e, principalmente, per il fatto di essere stata sovvenzionata, e nella maggioranza dei casi ha dimostrato il suo fine ultimo: l’industria degli armamenti.Una delle negazioni malate della lobby nucleare è il tema dei rifiuti radioattivi che sono un problema irrisolvibile anche nei casi in cui non si verifichino incidenti come quello di Chernobyl o quello di Fukushima. Nel nucleo di un reattore esistono più di 60 contaminanti radioattivi a vita lunghissima e altri a vita brevissima, ma quasi tutti si accumulano nell’organismo umano.
Oltre all’insolubile problema dei residui radioattivi, è anche discutibile la questione dell’“uso pacifico”, perché l’innovazione tecnologica prevede enormi investimenti che facilmente sono infiltrate dai tentacoli del complesso militare-industriale.
Un’altra delle bugie che cavalca la lobby nucleare è che il livello di industrializzazione di un Paese e il benessere dei suoi cittadini dipende dall’energia nucleare. È falso: l’Austria, la Danimarca, la Norvegia, la Nuova Zelanda o l’Australia non hanno armi nucleari né centrali nucleari. Diversamente da loro, Paesi come il Pakistan o l’India sono possessori di centrali nucleari e armi atomiche e, ciononostante, il livello di povertà è drammatico e il ritardo del loro sviluppo industriale è evidente.
Il disastro di Three Mile Island nel 1979 e quello di Chernobyl nel 1986 chiusero la possibilità di proseguire con nuovi progetti di energia nucleare con obiettivi commerciali negli Stati Uniti. Ma come ricorda la giornalista Amy Goodman questo Paese continua ad essere il maggior produttore di energia nucleare commerciale al mondo. Le 104 centrali nucleari abilitate sono vecchie, e si avvicinano alla fine della loro vita utile originariamente progettata. I proprietari delle centrali stanno chiedendo al governo federale di prorogare le loro licenze per lavorare.
Goodman rivela che “il reattore numero 1 di Fukushima è identico a quello della centrale di Vermont Yankee, che ora è in attesa di rinnovare la sua licenza e di cui il popolo del Vermont esige la chiusura.
La conduttrice del programma radiofonico Democracy Now segnala che “è importante tenere conto che questo tipo di incidente, questo tipo di disastro, potrebbe essere successo a quattro reattori in California, se il terremoto di 9.0 gradi della scala Richter avesse colpito il Canyon del Diavolo a San Luis Obispo o San Onofre tra Los Ángeles e San Diego. In questo momento potremmo benissimo essere testimoni dell’evacuazione di Los Ángeles o San Diego, se questo tipo di cosa fosse successa in California. E, naturalmente, il Vermont ha lo stesso problema.”
Goodman segnala che “ci sono 23 reattori negli Stati Uniti che sono identici o quasi identici al reattore 1 di Fukushima”. Il deputato democratico del Massachusetts, Ed Markey, ha detto: “Quello che sta succedendo in Giappone in questo momento indica che anche negli Stati Uniti potrebbe accadere un grave incidente in una centrale nucleare”.
Il fascino che esercita il dominio dell’atomo non è esclusivo degli Stati Uniti, ma accende anche le menti degli ayatollah a Teheran.
Ben oltre i sospetti che desta il programma nucleare della teocrazia khomeinista, la politologa e giornalista iraniana Nazanín Amirian mette in guardia sul pericolo che rappresentano le centrali nucleari per gli stessi iraniani, anche se avessero solo un impiego civile e pacifico.
“L’Iran, dopo il Giappone, è il secondo Paese del mondo per movimenti sismici. Ogni anno si verificano circa 4.000 scosse di diversi gradi Richter, e causano una media di 1.000 morti al mese e migliaia di edifici e case distrutte. Il terremoto di Bam (2003) può ripetersi in qualsiasi momento. Quel sisma, di 6,2 gradi Richter, fece circa 50.000 morti, 40.000 feriti e 80.000 senzatetto. Bam non è lontana dalla centrale nucleare di Bushehr”, avverte Amiram.
Il principale risultato dell’era nucleare inauguratasi a Hiroshima e che si conclude a Fukushima è quello di condurci inesorabilmente all’Età della Pietra.
Fonte: http://www.waltergoobar.com.ar/frontend/contenido/lugar.detalle.php?noticiaId=750
Pubblicato in lingua spagnola da www. rebelion.org
Traduzione Andrea Grillo.
Nella foto: incidente alla centrale nucleare di Vermont Yankee, 2007
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