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Kosovo, i liberatori che abbiamo appoggiato sono trafficanti di organi

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thaciTroppo spesso l’opinione pubblica non segue con continuità i grandi avvenimenti e resta all’oscuro di quello che succede negli anni successivi a un conflitto o un fatto che in precedenza era stato d’attualità. In alcuni casi si tratta di questioni particolarmente gravi perché, a suo tempo, avevano comportato la partecipazione dei nostri Paesi a conflitti bellici, e il trascorrere del tempo permette di valutare dove si è arrivati e qual’era la vera natura della fazione che abbiamo appoggiato militarmente. Per esempio nel 1991 le grandi potenze occidentali, guidate dalla NATO, entrarono in guerra per liberare il Kuwait dall’invasione di Saddam Hussein. Essendo stata violata la sovranità di un Paese non ci fu bisogno di appellarsi alla difesa della democrazia e dei diritti umani. Se avesse avuto importanza, dovrebbe essere motivo di preoccupazione la complicità di quei liberatori nel regime dittatoriale che subiscono oggi i kuwaitiani. Là i partiti politici sono proibiti. Fino allo scorso mese di ottobre le donne dovevano avere il permesso dei loro mariti per chiedere il passaporto. Secondo l’ultimo rapporto annuale di Amnesty International, lo sfruttamento e gli abusi sui lavoratori immigrati sono molto frequenti, specialmente sulle donne collaboratrici domestiche. La pena di morte è in vigore e tre persone sono state condannate l’anno scorso, l’esecuzione dipende dalla grazia dell’emiro del Kuwait, padrone della vita di queste persone.

Ora un clamoroso reportage del quotidiano El País del 10 di aprile racconta il funzionamento di una rete di traffico d’organi prelevati dai guerriglieri del Kossovo ai prigionieri serbi, in totale si calcola che l’affare sia costato la vita a un numero di persone tra le cento e le trecento. Si tratta dei guerriglieri che la NATO ha sostenuto, nella guerra di Jugoslavia, nel loro scontro con la Serbia. Secondo un rapporto del Consiglio d’Europa, l’organo che vigila sui diritti umani nel continente, non appena terminata la guerra in Kossovo che vide la vittoria dell’ELK grazie all’Alleanza Atlantica, si sviluppò un mostruoso affare di traffico d’organi gestito dai dirigenti di questa organizzazione guerrigliera. L’autore del rapporto, il senatore ed ex giudice svizzero Dick Marty, accusa anche l’attuale primo ministro kossovaro di essere uno dei massimi responsabili della criminalità organizzata. Secondo il reportage del País, “la rete controllava tutto: trasporto dei prigionieri attraverso la frontiera con l’Albania, all’epoca saturata e incontrollabile; case di accoglienza che non destavano sospetti nella popolazione; équipe medica mercenaria, autisti e· guardiani, oltre ai necessari contatti internazionali”. Secondo il rapporto, era in Albania che l’ELK aveva una clinica segreta dove si estraevano gli organi vitali dei prigionieri serbi che arrivavano vivi e venivano eliminati con un semplice colpo alla testa quando il cliente, in una capitale straniera, era pronto per il trapianto.

Il portavoce e procuratore aggiunto della Procura serba per i Crimini di Guerra, Bruno Vekaric, sostiene –stando a quanto riferisce El País- che gli organi preparati per la loro commercializzazione venivano trasportati in elicottero dalla capitale dell’Albania e da lì arrivavano a Istanbul. “Ai prigionieri venivano tolti i reni, il cuore, tutto quello che era utile per il traffico. Abbiamo la lista dei prezzi in marchi tedeschi. Un cuore veniva 80.000 marchi, un rene la metà”, dice il procuratore.

Già in novembre 2003 i funzionari dell’Amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Kosovo (Minuk) avevano redatto un rapporto di trenta pagine che fu classificato segreto e che fu inviato al Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia (TPIY). Il rapporto è filtrato a febbraio e raccoglie testimonianze che fanno accapponare la pelle di otto ex guerriglieri dell’ELK che dicono di aver partecipato all’affare del traffico d’organi. Nel 2008, la ex procuratrice del TPIY, Carla del Ponte, svelò gravi indizi sullo scandalo nel suo libro La Caccia. Nulla di tutto questo è stato giudicato dal Tribunale per la ex Jugoslavia perché le sue competenze erano limitate al periodo tra il 1991 e il 1999. A partire da questa data i vincitori amici della NATO rimanevano alla guida del Paese e i tribunali internazionali spengevano le luci accese su di loro per lasciarli lavorare nell’impunità. La procura serba ha chiesto che un tribunale internazionale indipendente si occupi del caso, ma su questo è stato posto il veto da parte degli Stati Uniti nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Sembra che i tribunali internazionali servano solo per giudicare i serbi, gli imputati albanesi-kossovari che qualche volta si sono seduti sul banco degli imputati -spiega El País- rimangono liberi per mancanza di prove. In alcuni casi non si è presentato neanche uno dei quaranta testimoni citati nell’indagine di polizia, anche perché diversi di loro sono stati assassinati.

A questa storia criminale non sono estranei i governi occidentali. Sono stati questi governi a mettere finanziamenti e a bombardare la Jugoslavia per difendere e portare al potere i guerriglieri e leader che, secondo il rapporto del Consiglio d’Europa, hanno assassinato i prigionieri per farli a pezzi e vendere all’asta i loro organi a clienti danarosi dei Paesi ricchi. Tutto questo lo hanno fatto con la complicità di gruppi d’influenza e reti internazionali, e con l’impunità concessa dall’assenza dei tribunali che, mentre a suo tempo avevano giudicato severamente i serbi, dopo si mostrarono assenti quando si trattava di giudicare chi aveva venduto i loro organi dopo averli assassinati. Queste sono le democrazie e i diritti umani che la NATO, gli Stati Uniti e l’Europa diffondono nelle loro guerre in giro per il mondo.

Pascual Serrano

Rebelión

Fonte: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=126290

Traduzione Andrea Grillo

Www.pascualserrano.net

Nella foto il premier kossovaro Thaci, inquisito per legami con la criminalità organizzata e per il traffico d'organi

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