Wednesday, May 23rd

Last update:02:20:29 PM GMT

You are here:

Kurz e il lavoro senza valore

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

sisyphusKurz,come il gruppo a cui apparteneva (Krisis), sostiene che ogni reale ripresa dell'economia mondiale sia oggi impossibile, questo per la ragione che non ci sono i margini reali per una valorizzazione effettiva della merce prodotta, legata oggi ad una produttività straordinaria rispetto a qualsiasi altra epoca dell'umanità raggiunta con quote di lavoro ridicole rispetto ai parametri a cui siamo abituati. Le “riprese economiche” ogni volta annunciate sono, sempre secondo Kurz e compagnia, solo bolle destinate prima o poi scoppiare, dipendano esse dall'emissione di denaro da parte dello Stato senza reale contropartita in valore (ed esempi molto vistosi di questo meccanismo si sono visti proprio con le emissioni forsennate di denaro emesse dagli Stati per tamponare la crisi del 2008) o dai meccanismi perversi e autoreferenziali della finanza. La Germania, ultimamente indicata in Europa come una sorta di motore della ripresa, non esce da questi schemi, e il suo attuale “boom” economico è destinato a risolversi, anche in tempi brevi, nell'ennesimo fiasco e nell'ennesima bolla.

Per saperne di più sull'attività e sul pensiero di questi autori:

http://www.exit-online.org/

http://www.krisis.org/

(in entrambi i siti si possono trovare anche testi in lingua)

***

Testo originale:

http://www.exit-online.org/textanz1.php?tabelle=aktuelles&index=1&posnr=514

Robert Kurz

LAVORO SENZA VALORE

La Germania riscuote ultimamente l'ammirazione di tutti per la sua ripresa economica. La sua economia è in espansione, il suo mercato del lavoro sta attraversando un boom. Ma le apparenze potrebbero ingannare. La forte crescita rispetto ad altri paesi occidentali è solo l'altra faccia del tremendo crash del 2009. Quest'anno la Germania ha segnato il record negativo fra gli stati industralizzati con quasi il 5% in meno (http://www.sueddeutsche.de/wirtschaft/rezessionsjahr-der-ganz-grosse-absturz-1.63535). Le oscillazioni estreme dapprima verso il basso poi verso l'alto mostrano solo che l'economia tedesca è quella che dipende più di ogni altra al mondo dall'export.

Il nuovo picco si concentra in particolar modo sull'industria dell'auto e sulla costruzione di macchinari. I produttori di auto forniscono soprattutto auto di lusso alla Cina e agli USA, mentre le vendite in Europa ristagnano. L'industria dell'auto segue in misura crescente l'ondata di investimenti in Cina, con la quale laggiù la crisi è stata frenata. Ma entrambi questi motori esteriori della crescita vengono mantenuti in vita grazie a grandi programmi di aiuto statali e ad una moneta resa artificialmente conveniente. Una volta che la già crescente inflazione imponga importanti rialzi dei tassi alle banche federali cinese e americana, il boom potrebbe velocemente svanire. Le molto acclamate posizioni acquisite nel centrale settore dell'esportazione si rivelerebbero dunque come “bolla”,  destinata a scoppiare poiché il potere d'acquisto per l'esportazione non poggia su una reale creazione di valore. La macchina da soldi statale è impraticabile come prima lo è stata quella finanziaria.

Nonostante la febbre da boom, la base lavorativa industriale per l'export in Germania si sta restringendo. Allo sciovinismo ideologico legato all'export corrisponde in realtà una piccola “aristocrazia del lavoro”, mentre all'ombra ai profitti e alle entrate del commercio estero l'occupazione precaria interna aumenta in modo vertiginoso. La riduzione della disoccupazione, presentata con tanto orgoglio, riguarda solo pochi segmenti dell'export che danno pochi posti di lavoro garantito e a tempo pieno. La maggior parte dei nuovi posti di lavoro è a tempo determinato e sottopagata. In particolar modo si è molto espanso il numero dei “lavori a 400 euro”, che nel 2010 è aumentato a 7.300.000 unità. Un numero sempre maggiore di posti di lavoro “regolari” si dissolve in questo tipo di impieghi, che vengono pagati circa la metà del salario minimo garantito. E quasi due terzi di questi “mini-lavoratori” sono donne. Secondo le leggi dell'economia, l'attuale congiuntura dovrebbe far aumentare in generale il prezzo della forza lavoro. Che al contrario la sua svalutazione progredisca drammaticamente è un segno della poca sostanza reale della “ripresa”.

Di fatto comunque una gran parte dell'occupazione precaria si trova in settori capitalisticamente improduttivi. Essa dovrebbe venir alimentata dalla produzione reale di plusvalore, che invece viene solo simulata attraverso la creazione di moneta da parte dello stato. Il boom dell'export, così artificialmente nutrito, è nei maggiori paesi industriali, e in particolar modo in Germania, un evento minoritario. Il denaro conveniente porta solo in questi settori ad un ampliamento degli investimenti, che tuttavia restano alla larga dall'industria, dalla manifattura e dai servizi. Invece l'eccedenza di denaro scorre in gran parte, come di consueto, dalle banche centrali nelle strutture finanziarie. L'altra faccia del “lavoro senza valore” è una rinnovata bolla dei mercati azionari, che a queste condizioni non rappresentano più alcun vero indicatore per il reale sviluppo dell'economia, ma sono autoreferenziali e forniscono solo illusioni. Insieme all'inflazione e alla crisi del debito, viene così messo in programma il prossimo shock economico dei mercati finanziari.

AddThis Social Bookmark Button