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L'economista Jacques Sapir: le politiche di Monti sono un totale fallimento

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sapirPubblichiamo questo articolo dell'economista Jacques Sapir (nella foto) che formula delle previsioni piuttosto pessimistiche sulla situazione della Spagna ma giudica ancora più grave quella dell'Italia.  La sua valutazione delle politiche del governo Monti non potrebbe essere più negativa. Oramai  il "governo tecnico" in grado di risolvere la crisi con la bacchetta magica esiste soltanto per le banche che arricchisce, per i partiti di regime e per i media italiani. Per tutto il resto del mondo è una iattura da cui liberarsi al più presto (red.)  

La Spagna vive oggi una crisi bancaria senza prece­denti, conseguenza diretta e indiretta della sua appartenenza all’euro. L’euro ha accelerato il fenomeno della deindustrializzazione dell’economia spagnola, che ha ripiegato sui settori dei servizi e immobiliare. Le banche lo hanno finanziato, prestan­do sia agli agenti immobiliari che alle famiglie. I professionisti sono stati i primi ad essere toccati dalla crisi, incapaci di vendere le case sia ai turisti che alla popolazione.

La dinamica dell’edilizia si è drammaticamente invertita. Siamo passati dalla costruzione di 1 milione di case all’anno a circa 80mila oggi, una diminuzione di dodici volte! Da qui viene l’esplosione della disoccupazione. La rapida contrazione dell’edilizia ha portato con sé nella caduta l’insieme dell’economia. E questo ha avuto importanti conseguenze nella solvibilità generale del Paese. Le famiglie, colpite da una disoccupazione crescente che raggiunge il 24,4% della popolazione attiva, non hanno potuto far fronte agli interessi dei loro debiti e i mancati pagamenti si sono accumulati. La moro­sità raggiunge un tasso pari all’8,3% degli attivi delle banche.

Un modo molto semplice di stimare a quanto ammontano le necessità delle banche consiste nel considerare lo stock di 3 milioni di case vuote, ossia 2,5 milioni al di sopra di ciò che viene considerato “normale” dagli agenti immobiliari. Se si valuta il prezzo medio di una casa in 100mila euro, uno stock di 2,5 milioni rappresenta un totale di 250 milioni di euro di crediti “morti”. A voler essere ottimisti, si può pensare che da qui a 2 o 3 anni, e ipotizzando un calo dei prezzi della metà, queste case potranno trovare un acquirente. Questo significherebbe per lo meno 125 miliardi di euro di perdite, solo per il settore immobiliare. A queste bisogna aggiungere quelle che derivano dalla crisi economica generata dai diversi piani di austerità.

Si deve considerare inoltre che, nel sistema bancario, “le perdi­te generano perdite”. Per dirlo chiaramente, i crediti irrecuperabili servivano come ga­ranzia per operazioni che a loro volta si vedono destabilizzate per la rivelazione di queste perdite e che vengono ad aggiungersi allo stock di perdite iniziale. La svalorizzazione di nuovi attivi genera a sua volta la destabilizzazione delle operazioni a venire, e prevedere la somma totale diventa un esercizio aleatorio. L’agenzia Fitch è passata così da una previsione di 30 miliardi a un’altra da 30-100 miliardi e, logicamente, ha declassato il rating della Spagna a BBB.

Tuttavia questa stima è inferiore alla realtà e sarà rivista verso l’alto da qui a un paio di mesi. La Spagna dovrà trovare, da qui a dicembre, 82 miliardi per finanziare il suo debito, più 16 miliardi per il debito delle regioni (che hanno perso l’accesso ai mercati finanziari nel 2011), ossia un totale di 98 miliardi di euro. Le necessità totali della Spagna, solo per stabilizzare il suo sistema bancario, saranno più vicine a 250-300 miliardi di euro, dei quali la metà da qui alla fine dell’anno. Se ci basiamo sulla somma di 125 miliardi (importo mi­nimo) di necessità “rivelate” nel corso del 2012, questo significa che le necessità di finanziamento saranno perlomeno, da qui a dicembre, di 223 miliardi (125+98). I 16 miliardi per sostenere le regioni sono sottostimati e la cifra reale è di 30 miliardi. Questo implica che la Spagna deve trovare, negli ultimi sei mesi dell’anno, 237 miliardi di euro.

Non sorprende quindi che l’aumento delle tasse escluda di fatto dai mercati finanziari la Spagna, che si vedrà costretta a chiedere l’aiuto del Meccanis­mo Europeo di Stabilità (MES) e che in realtà ha già chiesto un aiuto il 9 giugno del 2012. Il deficit pubblico per l’eser­cizio 2012, qualsiasi ipotesi si possa fare, salirà fortemente. Gli operatori hanno già anticipato questa situazione, cosa che spiega i problemi sempre più acuti incontrati dalla Spagna per finanziarsi sui mercati finanziari.

Dietro la Spagna però si profila il problema dell’Italia. Quest’utlimo si spiega con due elementi: un debito che rappresenta il 120% del PIL e una crescita molto debole da anni che è stata annullata dai provvedimenti che ha preso Mario Monti appena è stato trasfor­mato in Primo Ministro. La politica di Mario Monti è un fallimento: non solo ha eliminato la crescita e ha affondato il Paese nella recessione, ma ha anche provocato, tramite un maggior rigore fiscale, un sensibile aggravamento della situazione delle piccole e medie imprese. Le entrate fiscali hanno toccato il tetto in aprile ed hanno cominciato a scendere a maggio.

Com’era prevedibile la politica di rigore di bilancio portata all’estremo ha provocato un’asfissia dell’economia, che a sua volta ha generato un calo delle entrate fiscali. Neanche l’Italia rispetterà i suoi obiettivi di deficit per il 2012. Problema che si aggiunge a una sfiducia anche maggiore da parte delle banche e delle imprese italiane verso le politiche di Mario Monti. Questa sfiducia si traduce in importanti fughe di capitali e soprattutto in una rarefazione dell’offerta di risparmio contro titoli pubblici del debito italiano.

Il risultato è il regolare aumento dei tassi d’interesse a partire dal mese di marzo. Oggi siamo già al livello raggiunto a fine estate 2011, chiaramente insopportabile per il Paese. Nei prossimi mesi si produrrà un rapido degrado della situazione ita­liana, che dovrebbe condurre il governo di Roma a chiedere a sua volta un aiuto dell’eurozona. Orbene, l’ammontare del debito italiano è di circa 2mila miliardi di euro. Se l’Italia sperimenterà una crisi di liquidità, questa sarà di livello pari a questo debito e le necessità di finanziamento saranno comprese tra 500 e 850 miliardi di euro. Somme che saturano le possibilità del MES.

Il dramma spagnolo, per spettacolare che sia, non deve nascondere il problema fon­damentale del debito italiano. Se la Spagna perde la fiducia dei mercati (cosa che è già successa) la speculazione si dirigerà verso l’Italia. Siccome l’aiuto europeo è inferiore alle necessità della Spagna, la situazione dell’Italia degenererà  molto rapidamente.

(*) Jacques Sapir (1954), è un economista francese. Dal 1996 è direttore di studi alla Scuola di Alti Studi in Scienze sociali, dove dirige il Centro di studi sulle modalità di industrializzazione (CEMI-EHESS) ed è stato il responsabile della formazione dottorale "Ricerche comparative sullo sviluppo" fino al 2006.

Traduzione Andrea Grillo

Fonte http://www.vientosur.info/spip/spip.php?article6954

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