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La Danimarca affida il Governo alla sinistra per uscire dalla crisi

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Danimarca: il Blocco Rosso supera il 50% dei voti e chiucopenaghen_portode un decennio di potere conservatore

L’opposizione di sinistra ha ottenuto ieri (15 settembre) una vittoria atipica in Europa aggiudicandosi le elezioni danesi con il 50,5% dei voti. La vittoria del Blocco Rosso guidato dalla socialdemocratica Helle Thorning-Schmidt chiude dieci anni di potere conservatore e la fa diventare la prima donna che governa la Danimarca.

I socialdemocratici, nonostante abbiano perso voti (scendendo al 25%) governeranno grazie alla grande crescita dei loro  alleati minori di sinistra. I liberali del primo ministro Lars Lokke Rasmussen sono stati i più votati con il 26,6%, guadagnando anche tre decimi, ma perdono il potere per l’affondamento dei loro alleati conservatori e dell’ultradestra, le cui ricette economiche hanno messo in scacco lo Stato sociale. "Diciamo addio a dieci anni di potere borghese", ha proclamato ieri la Thorning-Schmidt.

I danesi hanno votato in chiave economica, come mostra la perdita di tre seggi dell’ultradestro Partito Popolare, che  appoggiava il Governo e si conferma come terza forza parlamentare. Un sintomo evidente che il suo discorso contro l’immigrazione ha perso importanza. "Una parte della popolazione crede che ormai si sia andati avanti abbastanza con le leggi contro l’immigrazione", spiega a Público Karina Kosiara Pedersen, professoressa di Scienze Politiche all’Università di Copenaghen.

Gli estremisti di destra hanno acquisito un’influenza tremenda nell’ultimo decennio, garantendo la maggioranza al Governo liberal-conservatore in cambio dell’inasprimento delle leggi contro l’immigrazione, come la decisione di reintrodurre, all’inizio di quest’anno, i controlli di frontiera nel Paese.

La crisi economica ha catalizzato la campagna elettorale e condizionerà il successo o il fallimento del nuovo Esecutivo. La Thorning-Schmidt dovrà dimostrare che il suo slogan è valido e che è veramente sufficiente che ogni danese "lavori 12 minuti in più al giorno" per raddrizzare l’economia. Il Paese spera di crescere di un 1,3% quest’anno e ridurre la disoccupazione del 6%, il doppio di due anni fa. La sinistra ha promesso anche di aumentare le imposte per ridurre il deficit del Paese, i cui conti pubblici hanno un buco di 6 miliardi e 300 milioni di euro. I liberali, invece, hanno giocato sul taglio dei sussidi alla disoccupazione, altri aiuti sociali e di posticipare l’età di pensionamento.

La principale sfida per i socialdemocratici sarà quella di dotare il nuovo Governo di un’unica voce, evitando le divergenze con gli altri tre loro alleati, con i quali si sono scontrati in qualche occasione su questioni economiche e sociali. "La sfida sarà che la gente visualizzi i progressi", dichiara Pedersen. È sull’immigrazione, in concreto sulla discussa "regola dei 24 anni", che ci sono stati i maggiori disaccordi tra i progressisti, cosa di cui hanno approfittato i conservatori per fomentare la paura di un arrivo di massa di stranieri in caso di vittoria della  sinistra.

La misura intende impedire i matrimoni forzosi stabilendo che un residente in Danimarca per poter portare il coniuge straniero, entrambi devono essere maggiori di 24 anni, dimostrare un vincolo con il Paese e rispettare una serie di condizioni economiche. Dalla sua applicazione nel 2002, centinaia di danesi sono emigrati in Svezia per poter vivere con il loro partner straniero e le richieste d’asilo sono passate dalle 13.000 registrate nel 2001 alle 5.000 del 2010. Dei 5,6 milioni di abitanti della Danimarca, il 4% è di origine straniera, la maggioranza di Paesi musulmani.

Ma neanche ricorrere all’immigrazione è servito a Rasmussen per evitare una sconfitta che interrompe 18 anni di capi di  Governo danesi con il suo stesso cognome.

Joan Faus

Público

Fonte: http://www.publico.es/internacional/396625/dinamarca-confia-el-gobierno-a-la-izquierda-para-salir-de-la-crisis

Traduzione Andrea Grillo

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