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La natura ci ricorda che il Cile è sempre un paese impoverito

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cile_terremoto1Mentre scrivo queste parole a Concepción centinaia di persone colpite brutalmente dal terremoto che ha devastato il Cile dalla Quinta alla Nona Regione –compresa la Regione Metropolitana- aprono i magazzini del supermercato Líder (Wall Mart in Cile) per portarsi via beni di prima necessità, casse di latte, sacchi di zucchero, pannolini, riso e alimenti in generale. Secondo alcuni mezzi di informazione lo stesso avviene nella città di Talcahuano.

A Concepción la morte e la distruzione di case e infrastrutture nei quartieri più poveri della città e dei dintorni sono stati la drammatica norma. Non c’è acqua, non c’è elettricità, non c’è combustibile, non c’è gas e il governo centrale e locale non sono stati capaci di risolvere adeguatamente il problema della distribuzione di cibo e prodotti di prima necessità. Stanno arrivando le forze di polizia. Tuttavia la gente continua a prendere prodotti e alimenti urgenti, come succede da quando nella notte del 27 febbraio (3:34 h) il caos in uno dei Paesi più sismici del  pianeta ha causato la distruzione di strade, ponti, strutture storiche, edifici residenziali nuovi o antichi, interruzione delle forniture, chiusura di attività commerciali e centinaia di morti.

Il terremoto, che ha avuto il suo epicentro nel centro sud del Cile –il Paese australe dove le Ande si gettano in mare- è stato valutato come il sesto per intensità al mondo da quando i movimenti tellurici vengono misurati scientificamente, ed ha raggiunto una media di 8,3º della scala Richter. E’ un disastro senza precedenti dopo la catastrofe di Valdivia, di 50 anni fa, in cui si combinarono un terremoto e un maremoto che fece letteralmente sparire questa città, che dovette essere ricostruita in un posto diverso e più distante dal mare.

Ora nell’isola Juan Fernández si è verificato uno tsunami e altre zone costiere hanno subito il castigo del mare che si è addentrato centinaia di metri nel territorio urbano. Incredibilmente nella piazza d’armi di Talcahuano si è arenata un’imbarcazione costiera.

La gente di Concepción, intervistata mentre distribuiva collettivamente la merce sottratta nei magazzini del principale supermercato della regione, faceva presente di non avere alternativa data “la mancanza di cibo, acqua, latte per i bambini e il vergognoso aumento dei prezzi nei pochi negozi aperti”.

“Piñera passa le giornate girando in elicottero e non fa niente. Sta solo perdendo tempo”, ha detto una madre mentre trasportava borse piene di latte.

Il governo centrale è stato incapace, finora, di risolvere adeguatamente il problema della fornitura di alimenti, energia e alloggi. In pratica la popolazione più colpita, anche a Santiago, ha optato di dormire in tenda nelle pubbliche piazze e nelle strade, o senza riparo dalle  intemperie. Gli ospedali pubblici, che già erano al collasso prima del terremoto, sono andati in crisi e alcuni, come quello della città di Talca, hanno semplicemente chiuso per i danni riportati. L’aeroporto di Santiago, da parte sua, ha visto episodi danteschi, schiacciamento di persone, esplosione di schermi informativi e fughe disordinate dei passeggeri che arrivavano o  che aspettavano l’aereo. Ora è provvisoriamente chiuso.

Il territorio cileno, da Valparaíso a Chiloé, dopo il terremoto ha sofferto almeno 90 repliche (movimenti tellurici di minor intensità); ci sono centinaia di dispersi, gente sotto le macerie, e il numero dei morti aumenta ufficialmente con il passare delle ore.

Chi scrive questa nota urgente ha avuto l’opportunità di osservare il cielo rarefatto di Santiago durante i tre lunghi minuti che ha durato il terremoto nella capitale del Paese (a Concepción si è prolungato per 27 minuti). L’atmosfera di colori sorprendenti faceva prevedere fin da subito una tragedia di proporzioni ancora incalcolabili. Quel che è certo è che, come abitualmente succede in Cile, il popolo lavoratore e i poveri sono le vittime principali della devastazione. Di colpo e con indescrivibile violenza, la natura –contro ogni propaganda- ricorda che il Cile è sempre un Paese profondamente impoverito, del terzo mondo, e molto lontano dallo sviluppo  strombazzato interessatamente dai pochi padroni di tutto.

link all’originale: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=101376

Traduzione Andrea Grillo