
Mentre prosegue la più assoluta censura sui "danni collaterali" della guerra in Libia, e in Occidente quasi nessuno manifesta la minima opposizione all'intervento della NATO, i "ribelli di Bengasi" sembrano ormai aver fallito il loro obiettivo di impadronirsi del Paese. Dopo più di quattro mesi di bombardamenti, la situazione rimane in stallo e a subire gli effetti dell'intervento come al solito è la popolazione civile. Chissà se quegli opinionisti di sinistra favorevoli alla "missione di pace" hanno avuto modo di ripensare le loro posizioni (red.).
Cronaca da Tripoli:
Il 30 luglio, il giorno prima che il 97,5% musulmano della popolazione di questo Paese iniziasse il mese santo del Ramadan, il portavoce della NATO Roland Lavoie stava cercando, con una scarsa capacità di persuasione, di spiegare alla stampa internazionale nell’Hotel Rexis perché la NATO si era vista costretta a bombardare le tre torri della televisione a Tripoli dell’Autorità delle Trasmissioni Libica, uccidendo tre giornalisti/tecnici e ferendone altri quindici. Come alla maggioranza della gente che attualmente si trova nel centro di Tripoli, il sottoscritto osservatore è stato svegliato all’ 1,50 della notte dalla prima di una serie di nove esplosioni, tre delle quali l’ho osservate dal mio balcone nel momento stesso in cui si verificavano in un posto che sembrava essere a circa 900 metri di distanza, mentre vedevo come una delle torri della televisione crollava dopo l’esplosione. Nelle quattro corsie dell’autostrada che passa accanto al mio hotel sotto il mio balcone e che scorre lungo il mare, ho potuto vedere due auto che zigzagavano freneticamente a sinistra e a destra cercando di accelerare, nel tentativo, sembrava, di evitare qualche missile della NATO, temendo di essere colpiti.
Secondo il portavoce della NATO Lavoie si doveva eliminare immediatamente la possibilità che la popolazione libica vedesse la televisione governativa e, in questo modo, potesse ascoltare gli annunci terroristici del servizio pubblico su temi come la disponibilità di benzina, la distribuzione di alimenti per il Ramadan, l’informazione aggiornata sulle zone da evitare a causa dei recenti bombardamenti della NATO, le preghiere e le conferenze degli Sheikh su questioni morali e religiose durante il Ramadan o vedere il cartello con i tempi di preghiera esposto alla TV del governo durante questo mese di digiuno, oltre ai programmi per l’infanzia e la programmazione normale.
La ragione per bombardare la televisione del governo libico, secondo la NATO, è che il leader libico Gheddafi ha rilasciato interviste e discorsi dopo i ripetuti bombardamenti della NATO che recentemente hanno colpito ospedali, magazzini di alimenti per il Ramadan, le principali infrastrutture di distribuzione d’acqua della nazione, case private e più di 1.600 diversi luoghi civili. La NATO crede che impedire a Gheddafi di utilizzare le onde pubbliche della Libia bombardando le torri di trasmissione sia previsto nelle Risoluzioni 1970 e 1973 delle Nazioni Unite, la cui attuazione si sta allargando ben oltre qualsiasi possibile riconoscimento rispetto al loro formato originale. Il portavoce della NATO, Lavoie, afferma che la leadership della Libia sta utilizzando le installazioni di trasmissione della TV per sconfiggere la “missione umanitaria” della NATO e che sono di nuovo “a rischio le vite dei civili”.
Le autorità governative ammettono di utilizzare i media per comunicare con la popolazione, in particolare per invitare all’unità tribale, dialogare con quelli insediati a Bengasi, ai quali si riferiscono come “i ribelli della NATO”, per proporre un cessate il fuoco immediato e certamente anche per fare appello alla resistenza di tutti i libici di fronte a coloro che molti qui, compreso il colonnello Gheddafi, chiamano “gli aggressori-crociati della NATO”.
Nella zona occidentale della Libia, e anche tra molti dell’est, secondo persone che hanno recentemente disertato dai ribelli e che arrivano quotidianamente nella parte occidentale, la NATO ha perso il rispetto di questo Paese, dell’Africa, del Medio Oriente e, sempre di più, della comunità internazionale. Le ragioni sono qui ben note e comprendono le false premesse e descrizioni in serie di quanto è accaduto a febbraio nelle aree di Bengasi e Misurata.
Inoltre i bombardamenti quotidiani della NATO sono aumentati circa del 20% dal 25 luglio e così contnueranno, secondo il ministro della difesa francese Gerard Longuet, che insieme al ministro della difesa britannico Liam Fox, mentre diceva pubblicamente che la NATO doveva continuare a bombardare, in privato esprimeva la sua preoccupazione per l’assassinio del comandante militare ribelle Abdul Fatah Yunis. Questo assassinio, secondo ufficiali libici, è stato molto probabilmente perpetrato da leader ribellatisi a Yunis o da Al Qaida. Si dice che entrambi sentono che la leadership ribelle a Bengasi sta crollando. Lo stesso pensano molti dirigenti della NATO e l’amministrazione Obama.
Un vecchio e importante membro del Partito Democratico-Liberale britannico, Sir Menzies Campbell, ha appena invitato il governo del Regno Unito a ripensare il suo coinvolgimento nella guerra in Libia. Campbell ha detto che il Regno Unito dovrebbe intraprendere una “revisione e riesame totale” del suo coinvolgimento nel conflitto della NATO in Libia dopo l’assassinio del dirigente dell’opposizione e che “dovrebbe pensare alla mossa finale del conflitto in Libia”
Un sostenitore del governo libico, che è appena arrivato a Tripoli e ha affermato che ha passato i due ultimi mesi sul terreno in una missione “clandestina” facendo da mediatore tra i ribelli e la NATO, ha raccontato questa settimana ai suoi attenti ascoltatori in un hotel di Tripoli molti dettagli di quella che ritiene la frustrazione della NATO di fronte alla degenerazione, corruzione e incompetenza della sua “équipe” nell’est, oltre al punto di vista della CIA sul fatto che “Al Qaida si mangerà vivi Mahmud Yibril e tutti i leader ribelli per l’Iftar durante una delle feste del Ramadan in agosto. Stanno solo aspettando l’occasione giusta per fare una mossa spettacolare”.
Solo i fanatici dell’“intervento umanitario” potrebbero aver preso seriamente in considerazione quel genere di guerra terrestre cruenta e prolungata che sarebbe necessaria per poter vincere. Quindi, la scommessa su un’alleanza con la NATO sembra ora essere stata persa fin dall’inizio, anche nei suoi stessi termini.
La forza che sta entrando rapidamente in questo conflitto è la leadership delle più di 2.000 tribù della Libia. In una serie di riunioni in Libia, Tunisia e altri posti, il Consiglio Tribale sta parlando molto chiaro e con energia di creare un blocco politico che esiga che si ponga fine alle uccisioni tra libici.
Alcuni leader e membri tribali di quella che è generalmente considerata come la tribù più grande della Libia, gli Obeidi, ai quali appartiene la famiglia Yunis, hanno giurato di vendicarsi dei leader ribelli, e mentre portavano le bare di Abdul Fatah e di due dei suoi compagni gridavano, sotto lo sguardo delle forze di sicurezza: “Il sangue dei martiri non sarà stato versato invano”.
Il Consiglio Tribale della Libia ha emesso un manifesto da cui emerge chiaramente il tentativo di porre fine a questo conflitto, aiutare a espellere i “crociati della NATO” e ottenere riforme anche appoggiando il governo di Gheddafi con sede a Tripoli. Prima che il Ramadan finisca, cercheranno di mettere fine alla crisi libica anche se fosse necessario che centinaia di migliaia dei loro militanti marciassero su Bengasi.
La NATO, secondo diversi accademici delle Università Al Naser e Al Fatah, e la leadership tribale libica, sembra mostrarsi sorprendentemente ignorante e anche sprezzante verso le tribù di questo Paese e il loro ruolo storico durante periodi di crisi, aggressioni e occupazioni straniere. Un leader tribale ben noto in Italia fu Omar Mukhtar.
Mentre la NATO e i suoi alleati progettano la loro Mossa Finale può darsi che vogliano tenere in considerazione alcuni estratti del manifesto del Consiglio Tribale Libico emesso il 26 luglio. Parlando a nome delle 2.000 tribù della Libia, il Consiglio ha emesso un Proclama firmato da decine di leader tribali dell’est della Libia:
“Tramite questa lettera diretta al Vertice straordinario Africano riunito ad Addis Abeba, i notabili delle tribù orientali della Grande Jamahiriya confermano il loro totale rifiuto del cosiddetto Consiglio Transitorio di Bengasi, che non è stato nominato né eletto da nessun rappresentante tribale ma imposto dalla NATO.”
“Quello che si autodefinisce Consiglio Transitorio di Bengasi ci è stato imposto dalla NATO e lo respingiamo completamente. È democrazia imporre una serie di persone mediante il potere armato sul popolo di Bengasi, quando oltretutto molti di loro non sono nemmeno libici né appartengono alle tribù libiche ma vengono dalla Tunisia e da altri Paesi?
“Il Consiglio Tribale assicura la sua cooperazione continua con l’Unione Africana nei suoi suggerimenti che cercano di contribuire ad impedire l’aggressione contro il popolo libico…”
“Il Consiglio Tribale condanna l’aggresione-crociata contro la Grande Jamahiriya perpetrata dalla NATO e da forze regressive arabe che sono una grave minaccia per i civili libici mentre continuano ad ucciderli e la NATO prosegue a bombardare obiettivi civili…”
“Non accettaimo e non accetteremo altra autorità di quella da noi eletta con la nostra libera volontà tramite il Congresso del Popolo, i Comitati Popolari e la leadership sociale popolare, e ci opporremo con tutti i mezzi possibili ai ribelli della NATO e alla loro violenza, alle loro stragi e mutilazioni di cadaveri.Cerchiamo di opporci con tutti i mezzi possibili agli aggressori crociati della NATO e ai loro noti lacché.”
Secondo un rappresentante del Consiglio Tribale Supremo Libico: “Le tribù della Libia finora non si erano unite per respingere gli aggressori della NATO. Ma ora sì, siamo uniti e avvisiamo la NATO che non desisteremo finché non se ne saranno andati dal nostro Paese e non saremo certi che non torneranno mai”.
Al Manar
Franklin Lamb si trova attualmente in Libia. Può essere contattato all’indirizzo mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Fonte: http://www.almanar.com.lb/english/adetails.php?eid=23316&cid=41&fromval=1
Versione in spagnolo in www.rebelion.org, traduzione dall’inglese da Sinfo Fernández
Traduzione dallo spagnolo di Andrea Grillo
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