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L'Ecuador sotterra il neoliberalismo

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ecuador.jpgHedelberto López Blanch

Rebelión

Traduzione dallo spagnolo per Senzasoste di Andrea Grillo

Negli ultimi 27 anni, prima dell'ascesa al potere del presidente Rafael Correa, l'Ecuador era diventato uno dei fallimenti più clamorosi dell'applicazione delle politiche economiche neoliberali imposte in America Latina dagli organismi finanziari internazionali con l'avallo dei governi statunitensi.

I problemi creati dal neoliberalismo e dal libero commercio hanno perseguitato come fantasmi i governi ecuadoriani degli ultimi anni, hanno causato la caduta di tre presidenti (Jamil Mahaud, Abdala Bucaram, Lucio Gutiérrez), hanno aperto la strada al mandato di Correa e hanno permesso lo scorso 29 settembre l'approvazione di una nuova Costituzione, mediante un referendum nazionale in cui si è espresso a favore il 64% della popolazione.

Prima dell'arrivo di Correa alla presidenza, nel gennaio 2007, un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) confermava che l'Ecuador era un Paese con un basso sviluppo umano e occupava il 94° posto su 173 nazioni.

Il PNUD avvertiva che la crescita della povertà era strettamente legata all'aumento della disuguaglianza nella distribuzione del reddito dato che il 20% più abbiente della popolazione assorbiva il 60%, mentre il 25% più povero disponeva solo del 4% del Prodotto Interno Lordo (PIL).

In questa nazione andina che esporta petrolio, banane, gamberi, cacao e caffè, circa il  74% dei suoi 14 milioni di abitanti vive nella povertà per il fatto che la maggior parte di questi dividendi vanno a finire nelle mani delle transnazionali e dei commercianti nazionali privati.

Un altro documento della Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi (CEPAL) segnalava che agli inizi del 2007 la spesa sanitaria per abitante in un anno consisteva in soli 20 dollari, considerata come una delle più basse del Continente.

Ai servizi di assistenza medica aveva accesso solamente la metà circa della popolazione, mentre al 60% mancavano servizi igienici nelle proprie case e il 45% non disponeva di acqua potabile, situazione che è migliorata nell'ultimo anno in quanto Correa ha aumentato gli stanziamenti per i programmi sociali.

L'indice di disoccupazione e sottooccupazione raggiungevano insieme l'astronomica cifra del 46% della popolazione economicamente attiva e pertanto si rendeva necessario creare nuove fonti di lavoro.

L'Ecuador allora aveva uno dei debiti più alti della regione in quanto gran parte del debito esterno era gravato da tassi d'interesse del 12% (buoni globali 2012 che hanno rimpiazzato i buoni Brady) per cui a causa del pagamento dello stesso è difficile che al Paese rimangano risorse per i settori sociali.

Il bilancio dello Stato era stato elaborato per privilegiare il pagamento del debito estero a scapito dell'area sociale, cosa che danneggiava progressivamente i settori più poveri del Paese.

Lucio Gutiérrez, che seguì alla lettera le ricette del Fondo Monetario Internazionale (FMI), tagliò diversi bilanci sociali. Nel settore dell'educazione passò da 638 milioni di dollari nel 2004 a 464 milioni nel 2005, cosa che impedì a migliaia di bambini di accedere alle aule; in sanità, da 323 a 211 milioni di dollari nello steso periodo; per lo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento la cifra di 151 milioni calò a 71 milioni di dollari con la conseguente recessione agricola.

Ciò nonostante, il destituito presidente fece l'impossibile per pagare il debito pubblico ed estero (cosa che il FMI esigeva) a cui dedicò circa il 40% del bilancio nazionale.

Dopo solo 11 mesi alla presidenza, Correa presentò al Congresso la Proposta di Finanziaria per il 2008 che salì a 10.357.650 dollari, un 6% più alto che nel 2007.

Nella proposta si assegnavano percentuali più alte al Tesoro Nazionale (3.861 milioni di dollari; 37,3%); Educazione e Cultura (1.536,1 milioni; 14,8%), superiore di 108,1 milioni (7,6%) al Bilancio del 2007; Sanità (728.5 milioni; 7%), maggiore di 80,8 milioni di dollari a quello del 2007 (12,5%); Servizi sociali (5,2%) e Comunicazioni  (6,4%).

La nuova Costituzione approvata, con marcate caratteristiche nazionaliste e progressiste, rafforza il potere dello Stato sull'economia e l'Esecutivo.

La Carta Magna permetterà allo Stato di esercitare più controllo e partecipazione in settori strategici come il petrolio le miniere, le telecomunicazioni, l'agricoltura, l'allevamento e l'acqua.

Sostituisce la definizione di "economia di mercato" sbandierata dalle ricette neoliberali del FMI e della Banca Mondiale con quella di "economia solidale".

Inoltre la Banca Centrale perde la sua autonomia e la politica monetaria diventa attribuzione del presidente, in modo da poter limitare e regolare i monopoli e gli oligopoli nel settore privato.

La nuova Costituzione autorizza l'espropriazione di beni per motivi di pubblica utilità o interesse sociale e proibisce di stipulare contratti con clausole di arbitrato internazionale.

Il documento sottolinea che si favorirà l'interscambio "giusto" e "complementare" di beni e servizi.

Quanto al debito, una delle questioni che ha più colpito l'economia ecuadoriana, crea il concetto di "illegittimità" e "illegalità" per il debito estero, che darebbe al mandatario un supporto legale per fermare il pagamento di alcune parti del passivo.

Il presidente Correa ha espresso in varie occasioni che darà la priorità alla spesa sociale rispetto al pagamento dei possessori di buoni con lo slogan "la vita prima del debito".

Un'altra delle prerogative che spetteranno allo Stato è quella di espropriare terre improduttive per ridistribuirle alla popolazione, si proibisce il latifondo e le sementi transgeniche, ad eccezione di alcuni cereali autorizzati dal presidente.

La vittoria della nuova Costituzione ecuadoriana, approvata dai due terzi della popolazione, è il risultato delle nefaste politiche neoliberali che sono proliferate in  America Latina, riducendo in miseria e povertà grandi masse che oggi scommettono su un ordine sociale più giusto e sull'integrazione regionale.


 

 

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