Friday, Feb 10th

Last update:12:55:53 PM GMT

You are here:

Naomi Klein: Haiti è un creditore, non un debitore

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 
haitiSe crediamo ai Ministri delle Finanze del G-7, Haiti è sul punto di ottenere una cosa che si meritava da molto tempo: il "perdono" totale del suo debito estero. A Port au Prince l’economista haitiano Camille Chalmers ha seguito questi avvenimenti con un cauto ottimismo. La cancellazione del debito è un buon inizio, ha detto ad Al Jazeera versione anglofona, ma “è l’ora di andare più in là. Dobbiamo parlare di riparazioni e indennizzi per le conseguenze devastanti del debito”. Nelle sue dichiarazioni, è necessario abbandonare l’idea che Haiti sia un Paese debitore. Haiti, argomenta, è un creditore, e siamo noi, in Occidente, quelli che siamo in ritardo nel pagamento delle nostre obbligazioni.

Il nostro debito con Haiti proviene principalmente da quattro fonti: la schiavitù, l’occupazione statunitense, la dittatura e il cambiamento climatico. Queste rivendicazioni non sono fantasiose, né puramente retoriche. Si basano su molteplici violazioni di norme e accordi legali. Qui di seguito, anche se troppo brevemente, presento alcuni aspetti rilevanti del caso haitiano.

-Il debito della schiavitù: quando gli haitiani hanno conquistato l’indipendenza dalla Francia nel 1804 avrebbero avuto tutto il diritto di chiedere riparazioni ai poteri che avevano fatto profitti per trecento anni con il lavoro rubato. La Francia, tuttavia, era convinta che fossero stati gli haitiani ad aver rubato la proprietà dei padroni degli schiavi rifiutandosi di lavorare gratuitamente. Per questo nel 1825, con una flotta di navi da guerra ancorate al largo della costa haitiana, e minacciando di schiavizzare di nuovo la ex colonia, il re Carlo X venne a far cassa: 90 milioni di franchi in oro, dieci volte il reddito annuale di Haiti dell’epoca. Senza possibilità di rifiutare, e senza la possibilità di pagare, la giovane nazione fu zavorrata da un debito che ci sarebbero voluti 122 anni per saldare.

Nel 2003 il presidente haitiano Jean-Bertrand Aristide, di fronte a un soffocante  embargo economico, annunciò che Haiti avrebbe denunciato il governo francese per il furto perpetrato nel passato. “La nostra argomentazione”, mi disse l’ex avvocato di Aristide, Ira Kurzban, “era che il contratto era un accordo privo di validità in quanto basato sulla minaccia di ri-schiavizzazione in un epoca nella quale la comunità internazionale considerava la schiavitù come un male”. Il governo francese era abbastanza preoccupato da inviare un mediatore a Port au Prince perché il caso fosse tenuto fuori dai tribunali. Alla fine, comunque, il suo problema fu eliminato: mentre si portavano avanti i preparativi del processo Aristide fu abbattuto. Il processo svanì, ma per molti haitiani le richieste di riparazione continuano ancora.

-Il debito della dittatura. Dal 1957 al 1986, Haiti fu governata dal regime sfacciatamente cleptocratico di Duvalier. A differenza del debito francese, il caso contro Duvalier arrivò in vari tribunali che rintracciarono i fondi haitiani in una complessa rete di conti bancari in Svizzera e lussuose proprietà. Nel 1988 Kurzban vinse un processo chiave contro Jean-Claude “Baby Doc” Duvalier quando una Corte Distrettuale di Miami sentenziò che il deposto governante si era “appropriato di più di 504 milioni di dollari di fondi pubblici”.

Gli haitiani, naturalmente, continuano ad aspettare la restituzione di questo denaro, ma questo fu solo l’inizio delle loro perdite. Per più di dieci anni i creditori del Paese insistettero sul fatto che gli haitiani dovessero pagare gli astronomici debiti contratti da Duvalier, stimate in 844 milioni di dollari, gran parte dei quali appartenevano a istituzioni come il FMI e la Banca Mondiale. Solo per gli interessi sul debito, gli  haitiani devono pagare 10 milioni di dollari all’anno.

Era legale per i prestatori stranieri far pagare i debiti di Duvalier dato che gran parte di questi non riguardavano spese fatte ad Haiti? Molto probabilmente no. Come mi ha detto Cephas Lumina, l’esperto indipendente in debito esterno delle Nazioni Unite, “il caso di Haiti è uno dei migliori esempi al mondo di debito odioso. Solo su questa base il debito dovrebbe essere cancellato incondizionatamente”. Ma anche se Haiti vedesse cancellata la totalità del suo debito (e sottolineo il se), questo non estinguerebbe il suo diritto ad essere risarcita per i debiti illegali contratti in passato.

-Il debito climatico. Sollevata da molti Paesi in via di sviluppo al vertice di Copenaghen sul cambiamento climatico, la questione del debito climatico è semplice. I Paesi ricchi, che hanno fallito in modo così clamoroso nel dare soluzione alla crisi climatica da loro provocata, hanno un debito con i Paesi in via di sviluppo che hanno contribuito poco alla crisi ma che ne soffrono gli effetti in modo sproporzionato. In sintesi, chi inquina paga. Haiti ha argomentazioni irrefutabili. IL suo contributo al cambiamento climatico è stato insignificante; le emissioni di anidride carbonica procapite di Haiti rappresentano solo l’1% delle emissioni degli Stati Uniti. Eppure Haiti è tra i Paesi più colpiti –secondo le statistiche, solo la Somalia è più vulnerabile al cambiamento climatico.

La vulnerabilità di Haiti al cambiamento climatico non si deve soltanto -né principalmente- alla sua geografia. Effettivamente il Paese si trova ad affrontare tempeste sempre più devastanti. Ma è la debole infrastruttura di Haiti quella che trasforma situazioni di allerta in disastri, e i disastri in totali catastrofi. Il terremoto, nonostante che non abbia relazione con il cambiamento climatico, ne è un eccellente esempio. Ed è qui che tutti questi pagamenti per debiti illegali possono avere il loro costo più devastante. Ogni pagamento a un creditore straniero è denaro che non viene utilizzato per costruire una strada, una scuola, una linea elettrica. E questo stesso debito illegittimo rafforza il potere del FMI e della Banca Mondiale di imporre condizioni onerose per ogni nuovo prestito, pretendendo che Haiti rinunci alla regolazione della sua economia e riduca ancor di più il suo settore pubblico. Non avendo rispettato queste condizioni fu punita con un embargo sugli aiuti dal 2001 al 2004, una condanna a morte per la sfera pubblica haitiana.

Questa storia ora va affrontata, perché minaccia di ripetersi. I creditori di Haiti stanno già utilizzando la disperata necessità di aiuti per il terremoto per far pressione per aumentare di cinque volte la produzione nel settore tessile, uno dei lavori a maggior  sfruttamento del Paese. Gli haitiani non hanno molta voce in capitolo in queste conversazioni, perché vengono considerati recettori passivi di aiuti, non partecipanti degni e a pieno titolo in un processo di riparazione e indennizzo.

Calcolare i debiti che il mondo ha con Haiti potrebbe cambiare radicalmente questa  dinamica velenosa. È da qui che comincia la vera strada verso la riparazione: mediante il riconoscimento del diritto degli haitiani a essere risarciti.


Naomi Klein

The Nation

Fonte: http://www.thenation.com/doc/20100301/klein

Traduzione per Senzasoste Andrea Grillo


AddThis Social Bookmark Button