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Portogallo, intervista a Jorge Costa (Bloco de Esquerda)

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Dopo l’intervista a Franck Gaudichaud, del Nuovo Partito Anticapitalista francese, pubblichiamo questa intervista a Jorge Costa, del Bloco de Esquerda portoghese. In molti Paesi europei sulle ceneri della sinistra storica stanno nascendo nuove formazioni antiliberiste e anticapitaliste che in molti casi riescono a raggiungere un consenso notevole.

Ciò che le accomuna è la ricerca di una alternativa radicale alle vecchie formazioni della sinistra neoliberista delle quali ormai è chiaro il carattere profondamente reazionario e l’impossibilità di dare risposte alla crisi che non siano quelle del capitale.

Da noi, invece, proprio in questi giorni la “sinistra” ha raggiunto un accordo per le prossime elezioni regionali con il PD allo scopo di garantire al proprio funzionariato qualche strapuntino su cui sedersi per i prossimi cinque anni.

La differenza salta agli occhi, così come appare evidente la necessità di superare le vecchie forme organizzative dominate dai burocrati e dai professionisti della politica, che peraltro sembrano avviate alla morte naturale per mancanza di consensi e di militanti, indisponibili a mettere a disposizione le loro energie e la loro passione per le ambizioni di qualche rampante. red. 15 febbraio 2010

 

 ***

Bloco_de_Esquerda“Il dibattito sulla natura predatoria del capitalismo è diventato popolare in Portogallo”.

Intervista con Jorge Costa (*) di Rafa Calleja (Diagonal)

 

[In Portogallo] mentre i grandi partiti continuano a ottenere la maggioranza dei voti (più del 65%) si rafforzano le opposizioni di sinistra. Oltre al Blocco, il Partito Comunista del Portogallo (PCP) ha raggiunto il 7,8% dei voti nelle ultime politiche in coalizione con i verdi. Di fronte al rifiuto di queste due formazioni di sinistra a patteggiare in alcun modo con un PS senza maggioranza assoluta, l’unica scelta per José Sócrates è stata la formazione di estrema destra Centro Democratico Sociale - Partito Popolare (CDS-PP), con un discorso basato sulla xenofobia e il populismo.

Questa alleanza è stata vista di buon occhio da Francisco van Zeller, presidente della confindustria portoghese, che aveva definito un eventuale accordo del PS con il Blocco o il PCP come “tragica”. Il travaso di voti dal PS al Blocco è diventato un’emorragia che Sócrates ha cercato di evitare durante tutta la campagna elettorale con durissimi attacchi alla formazione anticapitalista.

Già nel giugno scorso il PS aveva ricevuto un severo campanello d’allarme nelle elezioni europee, raccogliendo appena il 26% mentre PCP e Blocco hanno ottenuto il 21%. La delusione della cittadinanza per la sua classe politica è più che palese dopo che alle ultime elezioni si è registrata un’affluenza di appena il 60%, la più bassa della storia del Portogallo.

Con il 10% alle ultime politiche, il Blocco si consolida come alternativa per un numero sempre maggiore di votanti in Portogallo. La vittoria sul ‘voto della paura’ fa breccia nell’egemonia del Partito Socialista.

Rafa Calleja ha intervistato per Diagonal Jorge Costa, deputato e dirigente del Bloco de Esquerda

DIAGONAL: Qual è il ruolo del Blocco nella politica portoghese dopo dieci anni di esistenza?

JORGE COSTA: Ci definiamo un movimento di sinistra socialista che cerca di costituirsi come alternativa per il Portogallo, un socialismo del XXI secolo insieme alle correnti che in Europa e nel mondo si dedicano a questo stesso compito. Siamo il partito più giovane del panorama politico nazionale (il 40% dei suoi 7.000 militanti ha meno di 30 anni), ma al nostro interno co sono generazioni e sensibilità molto diverse. Il cammino del Blocco è cominciato con la  convergenza di gruppi politici rivoluzionari e di sinistra radicale. Oggi siamo presenti in tutto il Paese e partecipiamo attivamente a diverse lotte.

D.: Nel vostro programma vi definite prima di tutto un movimento anticapitalista. Non è poco propositivo, come inizio?

J.C.: La crisi finanziaria mondiale ha reso evidenti a una parte importante della popolazione le dinamiche selvagge del capitalismo e del suo genere di organizzazione sociale che implica la distruzione di libertà, risorse e possibilità storiche. Il dibattito sulla natura predatoria del capitalismo è diventato popolare, non lo si vede più come una “fatalità” o “il miglior mondo possibile”. Urge una scelta anticapitalista da sinistra, ma il Blocco non è solo anticapitalismo. Veniamo da una tradizione di lotte popolari ed abbiamo proposte molto concrete, intendendo il socialismo come forma di organizzazione sociale libera dallo sfruttamento, rispettosa dell’ambiente, egualitaria, che dev’essere costruita oggi partendo da esperienze attuali concrete e come progetto di futuro. Che questo ‘altro mondo’ si intenda come possibile è una condizione per l’esistenza della sinistra.

D.: Quali sono in questo momento gli effetti della crisi in Portogallo?

J.C.: Sta colpendo i settori meno protetti con una violenza brutale. La disoccupazione è ai massimi livelli degli ultimi 30 anni, un bambino su quattro vive in povertà e ci sono due milioni  di persone sotto la soglia della povertà in un Paese di appena dieci milioni di abitanti. Le risposte del Governo sono un fallimento assoluto, non ci sono misure economiche anticicliche né politiche di sostegno a chi è colpito. È una situazione sociale insostenibile che genera molta violenza.

D.: Daniel Bensaid ipotizzava per i nuovi progetti della sinistra due possibili posizioni: di “pressione” o di “rottura”. Dove vorreste che si collocasse il Blocco?

J.C.: Il programma del Blocco provoca l’aggressività delle élite dominanti. Ci assumiamo la responsabilità di presentare alternative politiche concrete che la popolazione sfruttata possa sentire sue, proposte semplici che il Partito Socialista e il grande capitale rifiutano: gravare con maggiori imposte i grandi patrimoni, proibire il licenziamento nelle imprese in attivo, migliorare i sussidi per la disoccupazione o nazionalizzare il settore energetico per trasformarlo in strumento strategico di una politica energetica al servizio della popolazione e dell’ambiente.

D.: Come lavorate con i movimenti sociali?

J.C.: Vogliamo essere un partito aperto, che il quotidiano del nostro intervento sia molto  visibile per la gente, con una presenza molto importante in tutte le lotte sociali. La nostra relazione con i movimenti deve basarsi sul rispetto della loro autonomia e sul reciproco arricchimento tra l’intervento politico di partito e il loro lavoro di base. Non vogliamo imporre gerarchie sui temi e le esperienze dei movimenti, consideriamo come un tutto unico questa accumulazione di saperi e di lotte.

D.: Puntate su progetti diversi di sinistra o sulla costruzione di uno solo unitario?

J.C.: La lotta del Blocco è per la distruzione della mappa politica tradizionale del Paese. Vogliamo che il Partito Socialista perda la sua posizione storica di referente principale della sinistra e della classe lavoratrice portoghese, perché non è stato e non è all’altezza di ciò che è una sinistra trasformatrice legata a valori di uguaglianza e solidarietà. Oggi è strumento dei progetti dei settori più aggressivi e più ricchi nella disuguaglianza della società portoghese. Vogliamo costruire una grande sinistra socialista, che sarà diversa da ciò che è oggi il Blocco ma ancora più diversa da quello che è il Partito Socialista.

(*) Jorge Costa è membro dell’esecutivo nazionale del Bloco de Esquerda e uno dei suoi 16 deputati.

Link all’originale:

www.diagonalperiodico.net, 9 febrero 2010

pubblicato in

http://www.sinpermiso.info/textos/index.php?id=3094
Traduzione Andrea Grillo

 

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