Spagna: un Avvenimento con la A maiuscola
Intervista a Jaime Pastor - Viento Sur
Possiamo già parlare di un "movimento 15M"? Come si verifica il salto tra una manifestazione e l’occupazione di una piazza (“acampada”)?
R: Forse è prematuro dirlo ma credo di sì, che effettivamente le manifestazioni in più di 50 città e le “acampadas” nelle principali piazze di molte città i giorni successivi costituiscono un Fatto fondativo di un nuovo tipo di movimento sociale con prospettive durevoli, dato che esprime un’indignazione collettiva verso le conseguenze negative che per una maggioranza sociale ha una crisi della quale non si sente responsabile. In salti come quello che si è verificato ora da una manifestazione a un’”acampada” possono esserci motivi concreti: per esempio, ora nel caso di Madrid gli arresti alla fine della manifestazione di domenica hanno portato un gruppo di persone ad accamparsi nella Puerta del Sol per chiedere che venissero liberati; poi lo smantellamento dell’ “acampada” da parte della polizia ha provocato una nuova occupazione e “acampada” il giorno successivo e così si continua. Ma senza dubbio influiscono anche fattori generali come l’"effetto emulazione o contagio", sia per i riferementi che abbiamo potuto vedere al simbolismo della piazza Tahrir al Cairo (anche riconoscendo che là si trattava di far cadere una dittatura) che per il fatto che la stessa iniziativa di Madrid ha costituito uno stimolo per cui la gente mobilitata in altre città esprimesse lòa propria solidarietà: si è voluto così occupare lo spazio pubblico in luoghi particolarmente simbolici.
Quali possono essere le cause dell’indignazione di queste persone?
R: È difficile generalizzare ma credo che la cuasa più comune sia la percezione di ingiustizia che implica la risposta che alla crisi sistemica -finanziaria, economica, sociale...- stanno dando i grandi partiti, per quelli che li considerano una "classe politica" corrotta e al servizio dei grandi poteri economici: vedono che si stanno facendo ricadere le misure contro la crisi su chi non l’ha provocata –giovani, donne, anziani, immigrati...- per mezzo di gravi tagli ai diritti sociali fondamentali in uno Stato sempre più carente di welfare come quello spagnolo. È molto significativo lo slogan della piattaforma che ha preso l’iniziativa di queste mobilitazioni, "Democrazia Reale, Subito": "Non siamo merci dei politici e del banchieri". Se inoltre teniamo in considerazione il protagonismo che ha assunto la gioventù, anche lo slogan di Juventud Sin Futuro, un’altra piattaforma convocante, è rappresentativo di questa indignazione quando denunciano la loro situazione "senza casa, senza lavoro, senza pensione", anche se subito dopo affermano "Senza Paura" per esprimere la loro volontà di uscire dalla rassegnazione o dalla ricerca di uscite individuali alla crisi.
Come si può interpretare questo nel contesto di una Campagna elettorale?
R: Credo che anche il fatto di essere successo proprio nel mezzo di questa campagna elettorale implica un’espressione di protesta verso alcuni discorsi partitici considerati pieni di promesse che si pensa non saranno poi rispettate da chi andrà a governare. Riflette quello che ora dicono i sondaggi: la considerazione della "classe politica" come uno dei principali problemi e, pertanto, la disaffezione dei cittadini non verso la democrazia in astratto ma verso la democrazia realmente esistente. Pensano che questa democrazia sia svuotata e che le grandi decisioni vengano prese fuori dai parlamenti e delle istituzioni rappresentative. Una frase di uno dei manifesti può riassumere tutto questo: "La nostra democrazia è sequestrata. Vogliamo liberarla".
In che misura tutto questo si relaziona con gli avvenimenti che si stanno verificando a livello mondiale?
R: Dallo scoppio della crisi sistemica e finanziaria alla fine del 2008 stiamo assistendo allo sviluppo disuguale ma crescente di movimenti di protesta in diversi Paesi del "Nord di fronte alla soluzione più neoliberista che si sta dando alla crisi. Nella stessa Unione Europea abbiamo i casi di Grecia, Francia, Gran Bretagna o Portogallo. Abbiamo anche il caso finora eccezionale dell’Islanda, dove ci sono stati due referendum nei quali è stato respinto il pagamento del debito generato da una banca privata che è fallita per il suo stesso avventurismo speculativo. Anche per questo abbiamo visto slogan come "La Spagna in piedi è un’Islanda" o "Vogliamo essere islandesi". E, infine, abbiamo l’esempio delle rivolte nel mondo arabo e il ruolo che la gioventù ha avuto, mediante l’uso intensivo ed estensivo delle nuove tecnologie della comunicazione. Tutto questo senza dubbio ha influito nelle reti sociali che qui avevano preparato le mobilitazioni del 15-M scorso.
Le mobilitazioni dei giorni intorno al 15 maggio sono state convocate principalmente da reti sociali in internet. In che misura internet cambia il panorama delle mobilitazioni politiche?
R: Ovviamente implicano una rivoluzione nella contro-informazione, la comunicazione che aiuta ad controbattere le informazioni e le opinioni pubblicate sui media tradizionali e a diffondere le proprie con una rapidità ed un’economia del tempo impensabili nel passato. Permettono un coordinamento tra gli/le attivisti/e molto superiore a quelli esistenti finora, cosa a cui si aggiunge la possibilità di un funzionamento democratico e orizzontale anche maggiore. Aiutano infine a passare facilmente dallo spazio virtuale a quello reale mediante la rapida diffusione delle iniziative di piazza e le repliche immediate alle risposte che possano venire dalle autorità.
Cosa pensa della copertura che stanno avendo le mobilitazioni nei media tradizionali?
R: Fino al 15 maggio c’è stato un silenziamento quasi totale di quello che si stava preparando da parte di queste reti sociali, ma è evidente che c’è stato un cambio di atteggiamento il giorno dopo aver visto la legittimazione sociale che hanno raggiunto con la massiccia risposta che hanno trovato nelle strade. Ma ci sono anche chiari tentativi di mostrare già le presunte debolezze di questo movimento: la sua eterogeneità (reale ma logica e non per questo negativa), la sua possibile manipolazione da parte di questo o quel partito (cosa che riporta elle teorie cospiratorie in auge che pretendono di negare i motivi reali della protesta), l’esistenza di settori "antisistema" (utilizzando questa come una forma di discredito mentre invece abbiamo visto slogan come " È il sistema che è antipersonale") o "violenti" (mentre si vede che l’opzione chiaramente maggioritaria è la disobbedienza civile non violenta). Ciò nonostante, ci sono anche media (specialmente tra le radio) che stanno dando la parola a portavoce delle reti convocanti o ad analisti che contribuiscono a comprendere quello che sta succedendo come una cosa che può aiutare a cercare risposte diverse a quelle che vengono offerte da parte dei grandi partiti tanto rispetto alla democrazia realmente esistente che verso la crisi.
Come ultima cosa ci piacerebbe chiederle quali possibili effetti possano avere queste mobilitazioni, sia a lunga che a breve scadenza
R: Un effetto importante è ora la costruzione di una nuova soggettività comune, plurale e creativa che sta avendo la gente che partecipa a queste mobilitazioni. Questo è già positivo per tutte queste persone perché presuppone di uscire dalla paralisi o dal fatto di credere che non si potesse fare nulla contro la crisi oltre a votare o no per questo o quel partito il 22 maggio. L’effervescenza collettiva che si sta vivendo in questi giorni, il sentirsi parte di un movimento così esteso e sincronizzato in tante città e con riferimenti su scala internazionale, con un repertorio di messaggi e azioni molto ampio e sempre più creativo, avrà senza dubbio un impatto su tutte queste persone. Da questa esperienza può sorgere un nuovo ciclo di mobilitazioni durevoli nel tempo e sempre più coordinate, anche se è probabile che vadano a esprimersi pubblicamente differenti reti, discorsi e proposte e che emergano le prime tensioni nel movimento. Ma anche quest’ultima cosa dipenderà dall’atteggiamento che manterranno i poteri pubblici e dalle loro tattiche di cooptazione e/o repressione verso le rivendicazioni e i diversi settori del movimento.
Jaime Pastor es professore titolare di Scienze Politiche. Fa parte della redazione di Viento Sur.
Link: Il Manifesto della Comune di Barcellona
Traduzione Andrea Grillo
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