L’estate di Barcellona

Se guardiamo alla storia del cinema, il dedalo dei tanti significati della calda estate newyorchese del ’77 finì, in parte, nel pur interessante film di Spike Lee, The Summer of Sam. Un film che rimane un vero riferimento per capire come si svolgono le storie metropolitane: un grande filone narrativo centrale, di quelli che trovano attenzione ovunque, quando, improvvisamente, l’attenzione finisce su un nuovo grande evento, di altra natura. Sono fatte di questi spiazzamenti, nella memoria collettiva, le stagioni memorabili. Come l’estate newyorkese del ’77: il caldo, la spasmodica ricerca di un serial killer che si fa narrazione collettiva e, infine, il grande blackout elettrico che portò al saccheggio spontaneo di vaste aree della metropoli. La trama narrativa proposta dai media ci porta, invece, a qualcosa di simile, e allo stesso tempo di diverso, nella Barcellona di oggi. La lunga vicenda frivola, ed elettrica assieme, del trasferimento di Neymar da Barcellona a Parigi che cattura la città come l’immaginario globale. Infine, improvvisamente, la tremenda vicenda del trasferimento degli attentati, con investimento di veicolo, da Parigi a Barcellona anche qui in grado di catturare l’attenzione globale. Sarà anche questa di Barcellona una estate memorabile, senza quel senso di creativa follia della New York dell’epoca e con quella percezione istantanea di panico che circola in tempo reale sui social, vedremo se troverà un suo regista. Passando dall’immaginario ai fatti, in questo ultimo anno e mezzo si è consolidata una massima della guerra asimmetrica, quella tra entità militari di differente proporzione tra loro, ormai piuttosto solida. Quella dell’Unrestricted Warfare, la guerra senza limiti che recita che ogni oggetto, anche il più banale, può diventare uno strumento di battaglia. L’automobile, come il furgone o il Tir diventano oggetto di guerra asimmetrica, lanciati a tutta velocità contro la folla, in modo oggi praticamente incontrollabile. Visto che, fino a pochi secondi prima che si lanci sui passanti, la macchina-ordigno è percepibile solo come anonimo elemento del traffico, automobile tra le tante. Per la verità non è la prima volta che l’automobile civile diventa un’arma da guerra. Si pensi, ricordando uno storico libro di Mike Davis, all’autobomba, dove l’auto parcheggiata diventa un ordigno. Il cui vero predecessore, il carro trainato a cavalli, era diventato anch’esso un precursore dell’automba. Ma l’autobomba, prodotto di una guerra senza limiti di altre epoche arrivato fino alle nostre (si pensi all’Iraq) è ancora un oggetto civile adattato a contenitore di armi (come per il pick-up dell’Isis). A Barcellona –come prima a Parigi, Londra, Berlino, Stoccolma e Nizza- l’oggetto di guerra è un veicolo civile guidato da un civile. Che puo’ anche non essere un suicida, come pare proprio essere accaduto a Barcellona. Ma cosa è accaduto a Barcellona? Semplice, se si vuole: un veicolo, trasformato in ordigno della guerra asimmetrica, si è fiondato contro la folla di una rambla facendo una strage.

Secondo le fonti dell’intelligence raccolte dal Guardian si tratta di un tipo di attentato, quello del veicolo contro la folla, che in Spagna era previsto da tempo. Anzi, un paio di attentati simili, sempre seguendo le stesse fonti, sarebbero già stati sventati nei mesi scorsi. Ma, mettendo tutte le fonti tra parentesi, perché la Spagna? Perchè Barcellona? Si tratta pur sempre del paese che, dopo gli attentati del 2004, si è ritirato dall’Iraq, che in Afghanistan ha una presenza poco significativa (meno di 300 soldati) e non appare protagonista nelle aree calde di oggi: Libia, Siria etc.  Quanto a Barcellona la politica ha avuto un significato soprattutto sul piano interno con la vicenda del referendum indipendentista. La città poi è un melting pot quindi, culturalmente parlando, non è certo Birmingham dell’Alabama. Si vuol dire, con questo attentato, qualcosa alla Spagna più per addetti ai lavori mentre le bombe del 2004 esprimevano chiaro la richiesta di ritiro spagnolo dall’Iraq? Si interviene, a proprio modo, su come la Spagna ha recentemente trattato i migranti che volevano venire in Europa? Si vogliono disseminare condizioni politiche per far credere che non esistono zone libere da attentati in Europa nemmeno in paesi meno presenti in scenari di guerra? Oppure si vuol attribuire all’Isis un attentato che è di un’altra sigla del terrorismo islamico? Si vuol far credere che lo stato islamico si ritira ma, sullo scacchiere degli attentati in Europa, non molla? Per adesso si rimane a livello di interrogativo, nell’estate di Barcellona.

redazione, 18 agosto 2017

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