Puntuale come la fine delle feste natalizie, Silvio Berlusconi ha cominciato il mese di gennaio esternando sulla desiderio dei “comunisti in cachemire” (sic) di vederlo in carcere. Gli staff che lavorano all’immagine di Berlusconi conoscono benissimo i luoghi comuni, e le reazioni popolari, in questo paese. Sanno che si può essere sospettati di connivenza con la mafia, traffici di ogni genere, di fare ammucchiate con le minorenni pagate ed essere legittimati ad accusare i comunisti di immoralità. Oramai è battaglia da mettere tra parentesi quella che metterebbe i puntini sulle “i” sul fatto, ad esempio, che i Veltroni e i D’Alema non sono mai stati comunisti. Ma si pretenderebbe troppo da una propaganda che funziona perché dozzinale, capace di stordire e quindi di far sentire ovunque la propria eco. Piuttosto è interessante notare come lo stereotipo dei comunisti, assieme a quello dei dirigenti arricchiti, serva sempre a mobilitare i peggiori istinti dell’elettorato. E persino, come registriamo, a nutrire tentativi di genere letterario. In materia si è infatti cimentata Melissa P., autrice del bestseller “100 colpi di spazzola” (oltre tre milioni di copie vendute, una quarantina di traduzioni). Nel suo ultimo libro “Tre”, editrice Einaudi (quindi Berlusconi), Melissa ci delizia di stereotipi sui comunisti e sulla loro vita privata. L’effetto è esilarante. Si tratta di rimasticature mal riuscite di luoghi comuni di oltre trent’anni fa. Pubblichiamo qui una recensione. Per farsi un’idea del livello del sostrato dove oggi si incontrano propaganda, luoghi comuni e scadente letteratura. Su un tema, i comunisti, che in Italia non finisce mai di affrontare con superficialità e stupidaggini. Costruendo però stereotipi che, nel linguaggio comune, circolano. Anche tra i comunisti. (red)
La recensione
Arrivo colpevolmente in ritardo. Le Malvestite (a cui con gioia vi rimando), con cui non si può competere, hanno già ottimamente recensito l'intero romanzo, mentre io ne ho letto solo le pagine anticipate su Sette, il settimanale del corriere.La visione parziale del capolavoro in questione ("Tre", edizioni Einaudi, 166 pagine, 16 euro) mi consente però di appuntare il mio sguardo e la vostra attenzione su perle minori dell'ultimo lavoro della somma scrittrice siciliana e che nell'analisi di un intero romanzo vanno giocoforza perdute.
"Tre" parla di un triangolo amoroso. Un triangolo pacifico: una donna e due uomini hanno una relazione, tutti scopano con tutti, tutti assieme, nessun contrasto, solo reazioni sconcertate da quei matusa che compongono la società borghese che li circonda.
La protagonista femminile è una giovane poetessa (di mestiere!!!!!! argh.)che a diciotto anni - quando si sposa con un serio marxista (descritto come "marxista suo coetaneo, ecologista, primitivista e pessimista") che non si capisce cosa faccia nella vita se non il serio marxista (cosa per cui di solito non si viene pagati, anche se conosco una persona stipendiata dal Partito Leninista Italiano) - ha già scopato con chiunque le fosse capitato a tiro.
Esempio della prosa della Panarello quando si parla di sesso (i grassetti e gli occasionali commenti tra parentesi quadre all'interno delle citazioni sono tutti miei): "Larissa, la più giovane, aveva nell'ordine fatto l'amore con cinque uomini, stessa sera, stessa stanza. Era poi stata avvicinata da una coppia con la quale si era limitata a tenere le cosce ben larghe per permettere alla lingua di lei di esplorare femminili segreti"
Ed ecco qui una prima crepa nel mondo trasgressivo di Melissa P.: dove sono le lesbiche? Nelle quaranta pagine di Cento colpi di spazzola ecc ecc c'era il gay, me lo ricordo. E pure qua i due tizi del triangolo sono tranquillamente bisex. Ma le lesbiche? Possibile che per l'autrice l'evento più trasgressivo della serata raccontata sia che la protagonista se la sia fatta occasionalmente leccare (lei ovviamente non ricambia, come quegli "etero" che però vanno con altri uomini a patto di fare gli "attivi")?
Comunque: Larissa conosce, mentre è ancora sposata con il marxista serio e - proprio per questo - NON SCOPANTE (tesi berlusconiana, del resto, che quelli di sinistra la gnugna non se la godono), un marxista meno ortodosso, Gunther: "Cacciato da tutti gli istituti e i licei di Roma per azioni sovversive e movimenti disturbisti [COSA??????? DISTURBISTI???]che gli piaceva chiamare "rivoluzioni estetiche", a diciotto anni aveva avviato il commercio dei pappagalli [PROFICUO, ci si immagina: d'altronde non si capisce come la gente faccia a campare, in questo libro]".
Il marxista triste e quello che alleva pappagalli fanno amicizia (salvo poi litigare per opposte visioni circa la politica mediorientale e bevendo assenzio - come no, tipico della gioventù romana). Ovvio che la protagonista "che da mesi non consuma più" perché "gli anni passati assieme avevano disidratato ogni fremito", si innamori di questa bestia bionda e disturbista.
Lei, d'altronde, è stanca di questa assenza di desiderio e ricorda ancora quando le bastava "ondeggiare sui tacchi per intravedere erezioni prepotenti" (MA IN CHE MONDO? Passa una sui tacchi e tutti con erezioni VISIBILI? Per piacere: uscire dall'universo Milo Manara e entrare in quello reale, la prossima volta) .
Qui, grossomodo si conclude l'anticipazione di Sette: le poche paginette sono piene di sconcertanti avverbi ("sovente"), di "ferite lente e invincibili", di "verità e purezza del loro amore", di attese del "momento in cui la materia incandescente di Gunther avrebbe sciolto i nodi di Leo" [EHM...], di "riverberi arcaici" etc etc etc.
Il libro intero deve essere bellissimo: se qualcuno si sacrifica e lo compra e lo legge tutto mi faccia sapere. E me lo presti.
http://frogproduction.blogspot.com/2010/10/il-genio-melissa-p-tre.htmli, grazie.
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