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Che succede a Liberazione?

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Il quotidiano vive un duro scontro tra la direzione e la redazione conclusosi con una reprimenda della Fnsi, il sindacato dei giornalisti, allo stesso segretario Ferrero. Una crisi difficile specchio delle difficoltà della sinistra

liberazioneUna vertenza sindacale se colpisce il quotidiano edito dal Partito della Rifondazione comunista non può che diventare un caso politico, per quanto minore. Anche perché l'ultima notizia in ordine a una vicenda che ormai va avanti da più di una settimana è la lettera con cui il segretario del sindacato dei giornalisti, la Fnsi, Franco Siddi, ha redarguito il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. Questi, in un editoriale di domenica scorsa aveva espresso solidarietà al direttore del giornale a sua volta criticato dal Cdr per via di un commento troppo duro sullo sciopero che i redattori hanno effettuato la scorsa settimana. Insomma, un ping pong difficile da seguire che si conclude con un segretario di un partito legato al mondo del lavoro rimproverato dal segretario di un sindacato prestigioso. Che succede?

I fatti affondano nelle difficoltà economiche del giornale che dopo un deficit 2009 di circa tre milioni di euro è riuscito a ridurre i costi nel 2010 – che si dovrebbe chiudere con un disavanzo di circa 300 mila euro – ma per il quale non ci sono liquidità disponibili. In passato è stato sempre il Prc a sanare i debiti contratti dal giornale – sempre in perdita tranne un breve periodo della gestione Curzi – 2001-2002 - quando con circa 14 mila copie vendute in edicola il giornale chiuse in pareggio – che inoltre gode del finanziamento pubblico (circa 3,4 milioni all'anno). Solo che il contributo pubblico è stato messo in forse da Tremonti - e quindi le banche non fanno anticipi - e Rifondazione non ha più soldi, avendo già messo in cassa integrazione la maggior parte dei suoi dipendenti e quindi non può intervenire sul giornale. Il quale ha deciso di procedere a una sottoscrizione straordinaria, a una campagna abbonamenti speciale, ha realizzato un "piano di crisi" con contratti di solidarietà tra i dipendenti che lavorano metà mese con una riduzione dello stipendio.

Tutto questo però sembra non bastare e a inizio mese la Mrc Spa, società posseduta al 100% dal Prc e che edita il giornale, ha annunciato la "sospensione degli stipendi" - secondo i redattori – "il ritardato pagamento degli stessi", secondo la società, per il mese di agosto. La redazione non ha gradito soprattutto perché, dice, questa decisione si unisce a una confusione evidente sul piano editoriale e sulle prospettive per uscire dalla crisi. Il giornale è oggi a circa 3800 copie di vendita e, spiega sempre la redazione, non basta un improvvisato piano di abbonamenti per salvarlo. Replica il direttore, Dino Greco: stiamo facendo di tutto, abbiamo già ottenuto 180 abbonamenti in soli due mesi, c'è bisogno di un po' di sacrifici da parte di tutti.
Nascono così i due giorni di sciopero, lo scorso 2 e 3 agosto, che hanno fatto scattare una nuova polemica. Il nuovo direttore, succeduto a Piero Sansonetti, ha infatti scritto dopo lo sciopero un editoriale per dire che a Liberazione "non è mai esistita in questi venti mesi una questione sindacale. Ne esiste, invece, una politica, dissimulata nel comunicato di ieri, ma non per questo meno evidente. Una questione che ha il suo atto di nascita nel cambio di direzione del giornale". Cosa voglia dire Greco lo spiega lui stesso: " Di cosa si parla, allora? In primo luogo del rapporto con il partito e con la sua comunità di riferimento. Se l’uno e l’altra sono pensati come un ostacolo all’avventurarsi del giornale sul terreno dell’innovazione e della modernità, se si ritiene che quel legame debba essere allentato o reciso, oppure se si inseguono altri progetti politici è evidente che si genera un cortocircuito fatale".
La redazione l'ha presa male. Anche perché Greco è un sindacalista, viene dalla Camera del Lavoro di Brescia, dovrebbe avere un rapporto solidale con i lavoratori che scioperano. E quindi l'editoriale ha prodotto una risposta piuttosto netta da parte del Cdr che prima ha rimesso il mandato alla redazione, ottenendo la fiducia con 22 voti a favore e 6 contrari (compresi gli astenuti) e poi ha accusato Greco di "atti di denigrazione e aggressione pubblica alla legittima iniziativa sindacale". Se Greco accusa la redazione di essere orfana di Sansonetti – cioè di voler perseguire un progetto politico alternativo a quello di Rifondazione comunista – questa replica che semmai è orfana di Sandro Curzi e rimprovera al direttore di non aver mai presentato un piano editoriale e sostanzialmente di non sapere fare il mestiere del giornalista.

A questo punto ecco l'editoriale di Ferrero, il segretario del Prc, di pieno sostegno a Greco e di avvertimento alla redazione che il Prc non potrà mai accettare uno snaturamento del giornale. Editoriale che, non a caso si chiude con un: "Siamo gentili ma non fessi". A Greco arriva anche una lettera di solidarietà da parte di sei esponenti della redazione che accusano la maggioranza di loro di perseguire un progetto politico e di non impegnarsi abbastanza per salvare il giornale.

Infine, a Ferrero risponde il segretario Fnsi, Siddi. "Dispiace e non ci aiutano le parole scritte dal segretario del Prc, Paolo Ferrero. Noi diciamo basta con il tentativo di indicare un nemico nella redazione e nel suo Cdr. Non si usi la redazione per regolare conti da confronto/scontro interno al partito. E' doloroso e non accettabile, che mentre i giornalisti lavorano a "credito" per sostenere un'idea e una prospettiva di futuro del giornale, vengano da qualche parte additati a personaggi ingiuriosi e disfattisti".
Parole dure che restituiscono la durezza di una situazione difficile, figlia di una crisi tutta politica perché è innegabile che un giornale vive se ha non solo una redazione adeguata e un buon direttore ma anche una bussola e un progetto. La crisi di Liberazione ci sembra la cartina di tornasole di una sinistra alternativa che non ha né l'una né l'altra o forse il termometro che misura la debolezza delle scelte in corso.


Salvatore Cannavò

tratto da www.ilmegafonoquotidiano.it

15 agosto 2010

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