Era il maggio del 2009 quando su SenzaSoste presentammo Non è tempo di eroi (Zona), brillante esordio dello scrittore-precario classe '77 Daniele Cerrai. A tre anni di distanza, nel corso dei quali Cerrai ha nel frattempo dato alle stampe, giugno 2011, ed alla rete il suo secondo lavoro Il circo Ivankovic (Round Robin), salutiamo la pubblicazione del suo terzo lavoro, ancora più prezioso ed importante da sostenere, perché autoprodotto, Win for death. L'ultimo reality.
Prendendo spunto dal discorso del 2012 come anno “catastrofico”, soglia liminare tra la fine e l'inizio di un nuovo ciclo storico e di una nuova era, e sviluppando temi come quello della noia (già affrontato ad esempio nel precedente Circo Ivankovic) Cerrai ancora una volta mette in azione quell'impasto di generi, codici e linguaggi che caratterizzano la sua scrittura in un mix denso di realtà vissuta, fantasia, riferimenti storici, suggestioni televisive, appunti di rete, cronaca nera, critica sociale, e rimandi narrativi a classici della letteratura e del cinema. Come dire, pulp.
Ambientato in una Roma del tempo presente e proiettata di capitolo in capitolo in un futuro prossimo, fino alla data fatidica del 21 dicembre 2012, (in questo Cerrai conferma la sua predilezione alla distopia, modello narrativo già sperimentato nel romanzo d'esordio Non è tempo di Eroi, che invece era ambientato in una non dichiarata città di porto in via di trasformazione, ovvero Livorno), Win for death è un romanzo che cresce nel corso della lettura, una sorta di lama grezza che si affina ed affila man mano che procediamo pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, che trova l'apice in un finale sottile e tagliente, sullo sfondo di uno scenario che ricorda l'epilogo di Fight Club. “La fine - come scrive lo stesso Cerrai - accompagna, nella sua valenza più disperata, anche la storia di chi ha scritto questo romanzo. Ho vissuto il periodo di questo libro nella disoccupazione, fino alla sua cronicizzazione più nichilista. Il romanzo segue il personale viaggio dentro il pozzo nero senza prospettive che è l’Italia, e vuole riproporre le angosce provate in qualità di giovane di oggi.”
Protagonisti principali della storia quattro personaggi, proprio come in Non è tempo di eroi. Ma mentre nel primo romanzo si trattava di quattro ex operai alle prese con una destabilizzante ricollocazione professionale, in Win for death ci imbattiamo in oscuri signori dell'alta borghesia romana, intimamente fascisti, legati tra loro dal patto di fratellanza dell'associazione segreta denominata Accoliti degli annoiati, della quale sono gli unici membri in vita: il Commenda, il Black, il Fonzie ed il Tacca, questi i loro soprannomi. Quattro anime nere che ingannano la noia organizzando “svaghi” a danno di terzi, e fraternizzando in conviviali pokerini. Quattro congegni meccanici caricati a molla, pronti a colpire e farsi travolgere e rivitalizzare da scosse di adrenalina innescate dall'esercizio della violenza tanto gratuita quanto programmata. Già perchè gli svaghi dei quattro non sono esattamente le zingarate dei personaggi di Amici Miei (ai quale comunque a tratti viene da pensare), ma ricordano piuttosto i comportamenti dei 4 drughi di Arancia Meccanica così come quelli dei gerarchi fascisti del Salò di Pasolini o dell'Attila di Novecento di Bertolucci, ma molto meno sofisticati e molto più cinici, sorta di reservoir dogs altolocati. Quello che mettono in atto è l'esercizio indiscriminato del Potere ed ogni azione che ne permette la conservazione e l'implemento è quella giusta. Anche giocare e scommettere sulla morte.. altrui naturalmente.
di Lucio Baoprati
pubblicato sull'edizione cartacea n° 71 di Senza Soste in distribuzione dal 19 maggio
Sul nostro sito :
| < Prec. | Succ. > |
|---|














