Sabato 24 aprile il Teatro Officina Refugio ospita uno dei più grandi autori del fumetto internazionale, Gian Alfonso Pacinotti, per tutti GIPI, che presenterà "La mia vita disegnata male" (2008). Dopo i risultati dei libri precedenti, premiati con riconoscimenti internazionali, pubblicati in numerosi paesi e salutati da un enorme successo di pubblico, Gipi ci racconta la sua vita, inframmezzandola con una storia di pirati disegnata con meravigliose tavole a colori. Un racconto ironico, a tratti esilarante, tra adolescenza difficile, provincia, usi e abusi di sostanze, viaggi reali e metaforici. Di seguito le recensioni di Maurizio Cotrona e Luca Sofri.Di Gipi, Gian Alfonso Pacinotti all’anagrafe, avevo già letto il pluripremiato “Appunti per una storia di guerra” e “Questa è la stanza” (entrambi Coconino Press) e tanto era bastato per farmelo considerare il migliore della nuova generazione di autori di fumetti italiani. Un tratto personalissimo (una vignetta di GIPI la riconoscerei a 10km di distanza), un’incredibile immediatezza comunicativa, una magica capacità di fare disegni “maleducati” ma pienamente appaganti sul piano estetico. Tutte grandi qualità che avevo già riconosciuto, ma nessuna scintilla. Nessun brivido. Finché, allegato a “l’Internazionale”, è arrivato “LMVDM – La Mia Vita Disegnata Male”, e la scintilla è scoccata. LMVDM ha fatto strike nella mia testa e quando leggo una cosa che fa strike non mi do pace finché non capisco perché. Perché? Cosa aveva in più questo fumetto rispetto ai precedenti? La risposta, udite, è arrivata dalla TV. Gipi, ospite su La7 alla puntata de “Le invasione barbariche” del 5 dicembre 2008, a un certo punto spiega così a Daria Bignardi perché ha smesso di fare satira politica su “Cuore”:
“ho scoperto che, comunque, uno che è stato un qualunquista, stupido e apolitico per tutta la vita non è che a un certo punto può svegliarsi e dire hei, adesso io so come deve essere il mondo!, perché non avevo un’idea di società giusta. Avevo un sentore di società ingiusta e contro quella mi accanivo, ma mi mancava l’idea contraria, l’idea di bene, non l’avevo. [...] Ero solo un cinico… e allora ho smesso. Le cose che stavo facendo. Era facile. Facevo solo rabbia.”
“ho scoperto che, comunque, uno che è stato un qualunquista, stupido e apolitico per tutta la vita non è che a un certo punto può svegliarsi e dire hei, adesso io so come deve essere il mondo!, perché non avevo un’idea di società giusta. Avevo un sentore di società ingiusta e contro quella mi accanivo, ma mi mancava l’idea contraria, l’idea di bene, non l’avevo. [...] Ero solo un cinico… e allora ho smesso. Le cose che stavo facendo. Era facile. Facevo solo rabbia.”
Questo stralcio dà conto di un passo avanti da gigante fatto dall’autore pisano. Un passo che molti dei suoi contemporanei – impegnati, alternativamente, in derive ideologiche o reprimende nichilistiche – non riescono neppure a sognare. GIPI non ha come obiettivo primario la critica alla società contemporanea o la mortificazione della razza umana: lui cerca di rivolgere l’occhio all’infuori e restituire il suo punto di vista con sincerità. Mica roba da poco. LMVDM è la più classica storia di formazione, un lungo monologo disegnato sui faticosi percorsi dello sviluppo della personalità di un adolescente. Inferni da attraversare, rapporti tra i sessi, le amicizie, le dipendenze, la fantasia, la malattia, la ribellione, la galera. GIPI va avanti veloce, spinto dalla voglia di raccontare e – senza mai perdere di vista il senso della comunicazione con il lettore – ci dona momenti di assoluto genio narrativo in cui il medium fumetto è arte in senso pieno, perché si rende credibile come l’unico linguaggio possibile per raccontare quella determinata storia e mettere il lettore in contatto con quella determinata esperienza. Soprattutto, LMVDM è la storia di uno sguardo che rischia di essere macchiato indelebilmente dal male che incontra per il mondo, ma che alla fine riesce a rimenare “trasparente”. Che poi è un modo per dire “libero”. E questo è esattamente ciò di cui attualmente, in Italia, avremmo più bisogno.
Maurizio Cotrona, tratto da bombacarta.com
Io Gipi lo conosco. ma non da tanto. strano. in una città come pisa si è sempre convinti di conoscersi tutti, e io ci ho passato i primi 35 anni della mia vita, e lui i primi 40. e in effetti poi è venuto fuori che frequentavamo le stesse persone, gli stessi posti, facevamo le stesse fesserie da giovani (no, lui ne faceva di più, come vi dirò tra poco). però ci siamo incontrati solo molto dopo, e siamo diventati molto amici. o almeno credo: gipi ha un’inclinazione instancabile a raccontare e raccontarsi per cui dopo una sera non puoi non pensare che siate molto amici. gipi, secondo il wall street journal, “non ha rivali nella raffigurazione delle pose e delle svogliatezze dell’adolescenza”: lo hanno messo il mese scorso tra i sei più interessanti autori di graphic novel in europa. ma gli altri non gli legano le scarpe. gipi, secondo me, è l’autore del più bel romanzo uscito quest’anno. si chiama “la mia vita disegnata male” – e già il titolo è formidabile – ed è appunto un romanzo disegnato. sarà in edicola e in libreria il sette novembre. gipi si chiama gianni pacinotti, cognome molto pisano, e la gente si ricorda di lui perché è quello che illustra spesso le pagine centrali di repubblica con i suoi acquarelli e che ha una striscia fissa su internazionale: non si guadagna una notorietà nazionale facendo solo grandi romanzi disegnati. neanche se poi vincono premi e critiche eccellenti in molti posti del mondo. ma in molti posti del mondo hanno portato le pose e le svogliatezze dell’adolescenza pisana – lo dico con orgoglio – e anche la geniale capacità di raccontare di gipi. dentro “la mia vita disegnata male” c’è la sua vita fino a oggi, una specie di seduta psicanalitica disegnata, alternativa a quelle tradizionali e fallimentari a cui si è sottoposto per superare i suoi traumi infantili (il maniaco che entrò nella sua casa al mare quando era piccolo) e i suoi malanni di salute. “gianni, ma sei sicuro di raccontare tutte queste cose di te?”, gli chiede la sua fidanzata. “perché? sto solo parlando del mio problema al pisello”, spiega candidamente lui. “È che non mi hanno fatto il pudore”, dice: ma è un limite che diventa una dote straordinaria agli occhi dei lettori. che vengono travolti da un ipnotico repertorio di casini giovanili: droghe, problemi con le ragazze, sensi di colpa, maldestri tentativi di suicidio, omosessualità latenti, pentole lasciate sul fuoco, dieci giorni in galera. “e sapessi quante ne ho lasciate fuori: potrei farci un altro libro”. anni addietro gipi incontrò andrea pazienza, che gli disse di cercare di scoprirsi e di capirsi, e di essere sincero: e se ne vedono spesso le tracce, nelle tavole di “la mia vita disegnata male”. ci sono momenti di genio narrativo, alternati a momenti di poesia, a momenti di cinismo ribelle, a scarti formali improvvisi. e c’è l’idea, che sta alla base dei più bei romanzi disegnati recenti, che tutte le nostre vite rimangano poi sempre attaccate e aggrovigliate a quando avevamo dieci, quindici, vent’anni: sia che li ricordiamo con nostalgia o con raccapriccio, viene tutto da lì.
Luca Sofri, tratto da sonicbands.it
21 aprile 2010
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