Si segnala l'uscita del nuovo volume "L'Uniforme e l'Anima": un viaggio nel cuore di tenebra delle società contemporanee, e una ricerca sul rapporto tra 'vecchie' e 'nuove' forme di razzismo e fascismo attraverso il pensiero di alcuni protagonisti della vita intellettuale e politica dagli anni 1920-30 a oggi.In pochi mesi siamo passati da «niente è fascismo» a «tutto è fascismo». Ma in che cosa il nuovo fascismo differisce dal vecchio? Vecchio e nuovo si escludono a vicenda o possono invece convivere, sovrapporsi, articolarsi, magari confondersi in qualcosa di più difficile da afferrare e quindi da combattere? Piuttosto che rispondere a queste domande, "L'Uniforme e l'Anima" cerca di farle emergere in tutto il loro spessore storico e critico, etico e politico.
I ricercatori del collettivo Action30 hanno mobilitato alcuni autori che in modi e tempi diversi si sono interrogati sul tema: Georges Bataille, Jonathan Littell e Klaus Theweleit, George Jackson, Pier Paolo Pasolini, Michel Foucault, Gilles Deleuze e Félix Guattari, Giorgio Agamben, Umberto Eco, James G. Ballard. Ne è scaturito un confronto originale e a volte sorprendente, nel quale si intrecciano diverse prospettive critiche: le indagini storiche di Michel Foucault, la tradizione dell'operaismo italiano, gli studi di Lacoue-Labarthe e Nancy sul mito nazista e sul rapporto tra estetica e politica, l’analisi dei miti pop inaugurata da Roland Barthes. Il risultato è un volume unico nel suo genere, insieme erudito e militante, denso e tagliente, destinato ad alimentare il dibattito filosofico e politico.
Il volume si conclude con l'adattamento a fumetti - a opera di Giuseppe Palumbo - di una selezione di testi di Georges Bataille pubblicati sulla rivista Documents (1929-1930).
Il collettivo:
Action30 è un collettivo di grafici, fotografi, disegnatori, video-maker, musicisti, studiosi e giornalisti, residenti in Italia e all’estero, il cui obiettivo è percepire le 'nuove' forme di razzismo e di fascismo usando gli anni '30 del XX secolo come una lente d’ingrandimento. La tragica lucidità di quegli anni serve, infatti, a rendere meno opachi i paesaggi di oggi e a stimolare nuove posture critiche e creative. L’ipotesi di partenza è che stiamo vivendo una strana riedizione degli anni 30 e che, di conseguenza, non basta analizzare, interpretare, spiegare. Bisogna fare qualcosa, agire. Per Action30 questo significa, in primo luogo, rimettere in discussione i format abituali: sia a livello della trasmissione del sapere, ibernato nelle tradizionali forme accademiche, sia a livello della comunicazione, diluita in forme spettacolari e di puro intrattenimento.
9 dicembre 2009
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