Thursday, May 23rd

Last update:10:04:06 AM GMT

You are here:

Luca Gricinella – RAPROPOS il rap racconta la Francia

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

RapproposUnico nel suo genere in Italia, quest'ottimo saggio del giornalista Luca Gricinella, autore di numerosi articoli pubblicati su testate come Rumore e Alias-Il Manifesto, ci offre l'occasione di approfondire concretamente la complessità del rap in un paese come la Francia.

Una domanda a qualcuno potrebbe sorgere spontanea: perchè un testo sul rap d'oltralpe e non, invece, sulla scena italiana? Partiamo innanzitutto da una considerazione basilare: Gricinella ha trattato l'argomento adottando un taglio sociologico, piuttosto che concentrarsi sull'evoluzione stilistica del rap francese e sulla sua cronistoria. Ed ecco che in parte abbiamo già trovato una risposta alla domanda iniziale. Si, perchè i presupposti che caratterizzano le due scene appaiono completamenti differenti. La maggior parte del rap francese proviene infatti dalle difficili realtà delle banlieue parigine e marsigliesi, cittadine satelliti separate fisicamente dalla città vera e propria, dove è in atto da tempo una vera e propria guerra sociale. Le rivolte del 2005, e prima ancora quelle del 1993, non vanno considerate come un caso isolato, ma come l'apice di un clima di tensione alimentato consapevolmente dai dirigenti politici, primi fra tutti gli esponenti di destra ben rappresentati al momento da Nicolas Sarkozy. Le banlieue assomigliano, quindi, a degli immensi ghetti nei quali viene sperimentato sistematicamente un apartheid alla francese, luoghi in cui l'unica forma di mediazione sociale istituzionale è rappresentata dalla massiccia presenza delle forze di polizia, e questo la dice lunga. La composizione etnica della popolazione ci racconta, soprattutto ma non solo, di figli di immigrati dalle ex-colonie africane; Francesi di fatto, come scritto nella loro carta d'identità, ma contemporaneamente "stranieri nella loro nazione".

Il rap dà loro voce, una voce presa seriamente in considerazione dalla società francese, dalla sua stampa e dai suoi politici. Ma il rap, così come lo spaccato della società da cui proviene, è una  faccenda necessariamente complessa e talvolta controversa, tanto da risultare impossibile racchiuderlo in qualche semplice clichè.

Non una moda passeggera, come alcuni erano portati a pensare, ma una vera e propria forma di comunicazione ormai radicata, soprattutto tra la popolazione delle banlieue. Mi torna in mente un'affermazione che Chuck D dei Public Enemy rilasciò ai tempi dell'uscita di "Fear of a Black Planet" (1990), ovvero che "Rap is the Black CNN" (il rap è la CNN dei Neri). E di analogie tra la comunità afro-americana e i Banlieuesard ne non mancano di certo, ve ne accorgerete nella lettura. Vale la pena di ricordare, a tal proposito, che quello francese rappresenta per il rap un mercato discografico secondo solo a quello statunitense.

niqueCi tiene però a precisare Luca Gricinella, che il saggio "non si occupa di banlieue ma della portata sociale del rap in Francia", la quale non appare indifferente, data la serietà con la quale vengono prese in considerazione le rime dei maggiori esponenti della scena, spesso trascinati in tribunale dagli esponenti politici di destra, nonchè tirati in ballo dalla stampa appena se ne presenta l'occasione. Ma, per citare le parole di Grégory Curot, caporedattore di Rap Mag (una delle più importanti riviste di settore che ha ormai chiuso i battenti) intervistato da Gricinella, "fare rap significa parlare di ciò che si vive"; inevitabile, quindi, che l'argomento delle periferie torni spesso nella trattazione. Un forte accento alla componente militante dal punto di vista politico e da quello dell'impegno sociale emerge in più parti, mentre interi capitoli vengono dedicati a temi controversi come sessismo ed omofobia. Di particolare interesse, utile soprattutto a scardinare pregiudizi più che mai presenti al giorno d'oggi ma anche per stimolare una certa curiosità, è la sezione riguardante il rapporto che intercorre tra rap ed Islam.

Un dato affascinante è rappresentato dalla "colonizzazione della chanson française" da parte del rap. Per intenderci, si tratta chiaramente di quel processo di fusione culturale che la musica è sempre stata capace di attuare nella storia dei popoli. Interessante notare che, mentre il rap costituisce la forma canzone più diffusa sul territorio urbano d'oltralpe, alcuni dei nuovi esponenti delle rime a tempo stiano assumendo nel loro DNA  il patrimonio di autori  quali Jacques Brel e George Brassens. Ennesima dimostrazione, e mi permetto una considerazione del tutto personale, di come sia ormai evidente che un concetto storicamente dannoso quale "identità nazionale" perda inevitabilmente di significato in una socità che non  può più rispecchiarsi soltanto attraverso  i cosiddetti "Francesi di ceppo". Anche per questo, aggiungo, qui in Italia dovremo forse aspettare una nuova generazione, quella dei figli di coloro che ora siamo a abituati a considerare semplicemente come "immigrati", perchè si possa giungere ad un profondo e necessario  rinnovamento culturale.

Per concludere, tra vecchia e nuova scuola non mancano nel testo riferimenti a nomi, per citarne solo alcuni, come NTM, IAM, Ministère A.M.E.R.E., Assasin, Mèdine, Diam's (della quale vengono riportati anche frammenti di un'intervista), Keny Arkana e Le Rumeur. Nomi che ritroverete in una discografia essenziale che Gricinella ha preparato in coda al libro assieme, ovviamente, ad una bibliografia e ad una filmografia, nella quale trova ovviamente posto anche "L'Odio" di Mathieu Kassovitz, film al quale si accenna spesso nel testo.

"Rapropos" (2012, Agenzia X) è una lettura densa, frutto evidente di un lungo e paziente lavoro nonchè di una passione degna del miglior giornalismo, una lettura nella quale certamente troverete spunti sui quali tornare a riflettere.

Aldo De Sanctis per Senza Soste

 


 

AddThis Social Bookmark Button