Una società sotto assedio, tra frammentazioni e resistenze Nell’estate del 2008, l’uscita del 6° volume della rivista "Conflitti globali" dal titolo "Israele come paradigma", attraverso l’analisi di uno stato intento a sommare colonialismo sionista, nazionalismo umanista e democrazia, riassumeva in una sola lettura, la totalità dei conflitti e dei dispositivi di controllo attualmente sparsi nel mondo. Emergeva un percorso di analisi sulla gestione delle frontiere, le politiche di internamento, i dispositivi di controllo sociale, le pratiche segregative, i conflitti per le risorse, l'uso della guerra, l'erogazione della violenza, il ricorso al militare per la gestione dell'ordine interno. Lo sguardo su Israele, “esemplare”, più che “eccedente” - sicuramente “eccessiva” - forma di società dei nostri tempi, isolava temporaneamente “l’altra metà del cielo”. Restava però lucida la consapevolezza che la Palestina assumeva un ruolo sottotraccia che motivava, organizzava e indirizzava l’intero discorso. A distanza di due anni, all’attore dominato è interamente dedicata la 7° e ultima uscita della rivista “Conflitti globali” dal titolo significativo di “Palestina Anno Zero” (Agenzia x, 2010) a cura di Massimiliano Guareschi e Federico Rahola. Attraversato dalla matrice del controllo israeliano, che punta ad azzerarne periodicamente il fragile equilibrio, come si presenta oggi il campo palestinese? La narrazione è pensata su un duplice versante, che evidenza frammentazioni e resistenze in cui si può collocare il caso palestinese. Un nesso dinamico che descrive sia l’impatto dell’azione israeliana e delle conseguenze sull’assetto politico-territoriale palestinese, sia la costellazione di pratiche di resistenza in cui i palestinesi sono soggetti attivi. Il testo è un punto d’osservazione che combina voci palestinesi ed europee, architetti ed urbanisti, geografi e sociologi, storici e antrolopogi, che affrontano “il tempo che resta”, ovvero la questione, a partire da quello che lo scenario rivela dopo il venir meno di una qualsiasi prospettiva di stato unitario palestinese. La scissione fra Gaza e Cisgiordania, la disarticolazione della West Bank, la crisi di legittimità dell’apparato istituzionale palestinese, la divisione apparentemente insuperabile tra Hamas e Fatah ribadiscono le fratture del fronte palestinese alle quali corrispondono le tattiche di aggiramento dei confini, il ripensamento urbanistico degli spazi de-colonizzati, le forme di dissenso nei confronti dell’agire politico “classico” e il proliferare di un protagonismo popolare e dal basso. Nello specifico la sezione “Frammentazione” contiene un articolo di Nasser Abourhame su Ramallah, vivace capitale di uno stato che non c’è, in preda ad uno sviluppo culturale e urbanistico che la rende sospesa tra il rischio di riprodurre logiche coloniali/neoliberali e l’opportunità di rappresentare una valida alternativa al fallimento dell’elite nazionale; i contributi di Cedric Parizot e Lorenzo Navone sulle strategie di superamento dei check-point e le economie sommerse dei tunnel sotterranei; un affresco politico di Marco Allegra e Paolo Napolitano sulla questione “uno o due stati”; una panoramica sulla guerra dell’acqua scritta da Ilaria Giglioli. La sezione “Resistenze” apre con un articolo di Ala Alazzeh sulle forme politiche di resistenza popolare, tema ripreso da Alessandro Doranti nella descrizione delle dinamiche quotidiane di un villaggio palestinese della West Bank e da Rania Jawad, orientato alla presentazione della resistenza culturale, in particolare attraverso il teatro; gli architetti e urbanisti Hilal, Petti e Weizman propongono un’anteprima, accompagnata da immagini, del primo progetto di architettura che disattiva e riorienta spazi un tempo serviti all’occupazione israeliana; infine, alcuni punti di vista su Gaza, un’intervista ad Asmi Bishara sull’attacco israeliano “Piombo Fuso” e una testimonianza di Helena N. Hogan, che conclude il volume.
Orlando Santesidra
da Senza Soste n.52, p.6
6 ottobre 2010
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