L'anno si chiude in mezzo alle solite banalità. La conferenza stampa di fine anno del Sindaco non ha detto moltissimo, se non che il Re è ormai Nudo. La tattica è vecchia e consumata. Di fronte a osservazioni mirate, si preferisce parlar d'altro neutralizzando in una sorta di nebulosa suggestiva e seduttva quanto non possa comodamente rientare nello spirito di una comunicazione geneticamente addomesticata. Lui parla, il tempo passa, i problemi si complicano. La colpa di inadempienze e clamorosi ritardi è sempre di qualcun altro. Talvolta dei cittadini, ai quali viene rimproverata in modo paternalistico faciloneria, superficialità, irresponsabilità, quell'insostenibile leggerezza dell'essere declinata dall'autoironia. I cittadini sono da vellicare e stordire con operazioni di facciata o pagliacciate invernali e estive, salvo poi indicarli come morosi da stanare quando si tratta di recuperare qualche centinaia di migliaia di euro sull'evasione fiscale storica del settore immobiliare o sui contratti di servizio di ex municipalizzate affossate dai debiti aziendali generati dal rapporto fra politica e affari. In questo modo le difficoltà strutturali di un territorio vengono astutamente imbalsamate e, con un infinito gioco di parole, si utilizza l'argomentazione finanziaria per ridimensionare le responsabilità del governo locale rispetto alle situazioni limite generate da una crisi che coglie Livorno in una situazione di immobilismo e di isolamento.
Programmazione economica e urbanistica, come al solito, zero. Con il rischio che il pasticcio dell'Autorità Portuale, con il probabile Commissariamento del Porto, blocchi la variante al Piano regolatore del Porto e con esso le procedure operative dello stesso Piano Strutturale della Città, ottusamente tributario del Piano di Riassetto Portuale secondo la visione Cosimi-Piccini, troppo schiacciata sulla coessenzialità del rapporto "Porto, Aziende Portuali, Città". Si guardi poi al lavoro. Il problema, secondo il Re Nudo, è risolto alla fonte. Cooptando in Giunta la rappresentante di Confindustria che sforna dati rassicuranti. Più per gli elettori che per gli operatori. Un Pil territoriale che incrementa dell'1,4% grazie alle esportazioni (prevalentemente di materiale bellico). Solo 960 unità espulse dal mercato del lavoro (rispetto alle 1400 preventivate), senza considerare gli abbandoni silenziosi generati dall'economia sommersa. Non un'idea per diversificare l'economia territoriale e renderla meno dipendente dai traffici portuali, preso atto della crisi irreversibile dell'automotive. A meno che non si ritenga che con De Tomaso/Rossignolo sia stata caratterizzata un'epoca. Quella della riconversione virtuale sulle auto di lusso. Lo fa il Re Nudo sbandierando da qualche mese i rassicuranti rapporti della rivista Quattroruote. Incredibile. La sensazione è che quei corsi non partiranno mai, a meno di clamorose sorprese. Clamorosa sottovalutazione delle procedure, inescusabile assenza di cultura amministrativa. Facilonerie e gigionerie.
Allo stesso modo, di fronte al nodo dell'emergenza sfratti, tema di immediata gravità, che mette a nudo il drammatico innesto del mercato selettiv o delle locazioni nell' offerta immobiliare paradossalmente smisurata del territorio livornese (cui corrisponde una domanda impoverita dalla crisi), la risposta non è nel merito, ma nel vento. "Abbiamo portato in Giunta la Variante per l'abitare sociale che riguarda Fiorentina (vecchia promessa dei primi cento giorni di mandato), e soprattutto "nell'operazione Fremura abbiamo riportato indici importantissimi nella potestà del Comune che porteranno a costruire il "canone concordato". Abbiamo "creato" un Nuovo Centro per coloro i quali si troveranno in condizione di essere espulsi dalla situazione abitativa". Il marchingegno dialettico è consumato. Non si risponde nel merito (gli 80 sfratti da notificare su base bimestrale sono prevalentemente determinati da morosità incolpevole), ma si spostano in avanti i termini della questione.
In questo modo si centrano almeno tre obiettivi. Si oscurano le ricadute sociali della crisi sui nuclei familiari che comunque non garantirebbero "il consenso (quando mai questi ultimi, ormai allo stremo delle forze, potrebbero permettersi la locazione o l'acquisto di una appartamento di 65 mq appena costruito in località Nuovo Centro?), si lancia un messaggio rassicurante alle cosiddette fasce grigie della popolazione residente, oggi alle prese con sistemazioni di fortuna, senza precisare l'implementazione reale del canone concordato (tipo social housing) in un quartiere ancora da urbanizzare, si fa scendere una persiana meccanica sulla effettiva natura dell'Operazione Nuovo Centro, la cui superficie lorda pavimentabile valorizza essenzialmente la rendita fondiaria del partner della Grande Transazione Fremura, al netto di quanto devoluto al Comune dal piano attuativo in termini di cosiddetta edilizia sociale (29.000 mq di slp su una torta complessiva di 800.000 mq circa dove fioriscono aree commerciali e residenziali -questa volte private- e si contraggono in modo impressionante le aree destinate a verde e a servizio).
Tutto questo viene come al solito fluidificato in pillole, senza puntualizzare la variabile temporale che nella situazioni di sofferenza sociale diventa la base di calcolo ineludibile per valutare le performances reali di un'Amministrazione. Come si risponde all'emergenza? "Creando il Nuovo Centro" (dove si ipotizzano ben 467 unità abitative sociali nell'area di Coteto per 1.111 residenti stimati ), non mettendo in mora il Demanio per la disponibilità di aree o beni dismessi , tanto meno dando sostanza e scadenzari operativi alla cosiddetta Agenzia per l'Affitto che, come tale, implicherrebbe ben altro intervento "regolatore" sulla cospicua quota invenduta di stock immobiliare privato. Come si risolve il problema di Via Giordano Bruno? "Avviando -con grave ritardo e solo per merito di chi ha protestato- le procedure" del Piano di Recupero di Fiorentina (un vecchio e imbarazzante progetto naufragato con i soldi mai arrivati del Contratto di Quartiere 3 a firma Di Pietro) che, come tale, implica l'individuazione di uno strumento urbanistico non ancora approvato dal Consiglio Comunale e di incerta allocazione finanziaria in un bilancio reso necessariamente farraginoso dall'esercizio provvisorio. Un bilancio messo a nudo dall'emergenza. Come il suo Re, d'altra parte. Che nel 2011 avrà pochissimi alibi e molte promesse da rispettare .
Inviato a Senza Soste da Steve Prefontaine
2 gennaio 2011
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