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A People Care è l'ora del referendum. Il No dei Cobas

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Nelle giornate di oggi e domani (19-20 luglio) e del 26 e del 28 luglio si terrà il referendum al call center People Care (Ex Telegate) di Guasticce. I lavoratori e le lavoratrici saranno chiamati ad esprimersi sull'accordo firmato da Rsu e segreterie di Cgil-Cisl-Uil e rifiutato dalla Rsu Cobas.

telegate_guasticceL'accordo firmato da sindacati e azienda dopo mesi di trattative e dopo 6 mesi di sperimentazione di una nuova organizzazione del lavoro ha un punto chiaro e non digerito da tutti: l'estrema flessibilità. Dopo il rifiuto da parte dei sindacati, sotto la spinta dei Cobas e di molti lavoratori che si erano organizzati in un'assemblea spontanea e sindacalmente trasversale, l'azienda ha deciso di ridurre a 16 ore mensili la flessibilità rispetto alle 32 sperimentate per 6 mesi. Per i Cobas ciò non è però sufficiente visto che a People Care i contratti degli oltre 350 operatori sono di 20 ore a fronte dei quali l'azienda chiedeva 32 ore di flessibilità mensile (ora 16) tanto che un lavoratore rischia per interi periodi di andare a Guasticce a lavorare per 4 ore e uno stipendio di meno di 700 euro e vedersi anche mandare a casa dopo appena 2 ore che poi dovrà recuperare quando l'azienda ne avrà bisogno. Senza considerare che con questo metodo c'è anche una riduzione consistente del salario di molti operatori e operatrici che con le ore supplementari nei momenti di picco di chiamate riuscivano ad arrotondare il misero stipendio. Non sarà sicuramente l'orario fisso concesso dal'azienda (prima i lavoratori lavoravano 4 ore in una fascia di disponibilità di 7) a compensare questo sistema flessibile.

I Cobas quindi dicono No a questo accordo e dicono No ad una flessibilità sconsiderata se commisurata oltretutto a contratti di 20 ore. Oltre 120 lavoratori hanno dato disponibilità a vedere aumentare le proprie ore di contratto (come inizialmente proposto e sperimentato dall'azienda) ma adesso questa possibilità non c'è più. La scelta aziendale è il lavoratore a misura di azienda: si lavora quando vuole l'azienda e per quante ore vuole l'azienda. E' la prima volta che i Cobas non firmano un accordo aziendale al call center ed in questo caso sembra proprio che ci siano delle motivazioni importanti: su flessibilità e salario non si scherza.

Lo slogan di People Care è sempre stato: "Flessibilità in cambio di nuovo lavoro". Per ora flessiblità tanta (come se poi un contratto part-time di 20 ore non lo fosse già) e nuovo lavoro poco. red. 29 luglio 2011

Ecco il volantino distribuito questa mattina in azienda dai Cobas

COBAS: LE RAGIONI DEL NO

Per più di un anno, in seguito alla cessione del nostro ramo d'azienda a People Care srl, rsu e sindacati si sono impegnati in una trattativa sulle tematiche della flessibilità e sulle nuove modalità di organizzazione del lavoro. Come Cobas, non ci eravamo sentiti di sottoscrivere la precedente versione dell'accordo che è oggi al vaglio del voto dei lavoratori in quanto fortemente preoccupati delle conseguenze che le novità che l'azienda voleva introdurre avrebbero avuto su tutti gli operatori. Durante la sperimentazione, ci siamo dunque impegnati a informare sulle possibili conseguenze di questo modello organizzativo, facendoci portavoce dei disagi e delle contrarietà espresse da molti lavoratori durante i primi mesi di applicazione  della “banca ore”. Lavoratori che con le loro riflessioni hanno svolto un ruolo fondamentale nel sottoporre nelle assemblee le idee che stanno alla base dei cambiamenti positivi contenuti in questa seconda ipotesi d'accordo.

La novità più importante di questa versione del testo è rappresentata dall'abbassamento del tetto massimo delle ore di flessibilità mensile: l'azienda ha finalmente recepito la richiesta di fissarlo a 16 ore, anziché 32 come richiesto inizialmente e questo riporta l'accordo quasi entro i ranghi del contratto collettivo nazionale delle tlc, nel quale effettivamente l'utilizzo della banca ore viene previsto, ma anche regolamentato da una casistica precisa di situazioni in cui è lecito farne uso. Nell'ultimo incontro, l'azienda si è anche impegnata ad aprire formalmente a settembre una contrattazione sulle tematiche del premio di risultato, sulleregolamentazione dell'aspettativa, dei permessi per visita medica e del piano ferie. Tutti, firmatari e non, abbiamo contribuito fattivamente ad apportare questi miglioramenti alla prima versione dell'accordo, con critiche costruttive e proposte forgiate sotto la spinta delle richieste dei lavoratori.

Tuttavia come sigla non possiamo esprimere piena soddisfazione rispetto a quanto ci viene proposto e, dopo sei mesi di sperimentazione e un anno di trattativa, la nostra posizione non può cambiare. Riteniamo che le criticità e le possibili conseguenze salariali di tale accordo rimangano intatte, che l'orario plurisettimanale rimanga un modello organizzativo teso a diminuire drasticamente l'accesso alle ore di lavoro per cui è prevista una maggiorazione. Ci teniamo a sottolineare che ciò che finora ci è stato dato in cambio della flessibilità, ovvero la matrice dei turni fissi con off a rotazione, non garantisce di fatto la fissità del turno. Come abbiamo potuto verificare con l'esperienza in particolar modo in gennaio e febbraio, ci sono -e ci saranno sempre- dei periodi in cui con richieste anche quotidiane il nostro orario di lavoro potrà essere decurtato per poi farci recuperare le ore in giornate o mesi di maggior traffico.

Possiamo comprendere la necessità di ottimizzare i costi per restare e radicarsi sul mercato, tuttavia riteniamo che per un lavoratore part time, con una fascia di sette ore di disponibilità e i turni la flessibilità richiesta sia eccessiva: essa nega di fatto la possibilità per gran parte dell'anno di accedere alla maggiorazione prevista per le ore supplementari (fino al totale recupero della banca ore) che per i lavoratori interessati era da anni l'unica possibilità di aumentare il guadagno a fine mese e intacca potenzialmente anche i rol accumulati (fino a 16 ore) in caso di mancato recupero a fine anno. Da subito assieme alle altre sigle iniziammo a spingere fortemente perchè ci fossero dei passaggi contrattuali a 6 e 8 ore giornaliere che avrebbero reso quanto richiesto dall'accordo più accettabile garantendo un'integrazione del salario. Nonostante le nostre richieste e circa 120 disponibilità raccolte fra i lavoratori, fatta eccezione per un breve esperimento a cavallo della fine dell'estate scorsa che vide impiegate una ventina di risorse a sei ore per tre mesi, non c'è ancora stato spazio per ulteriori aumenti dell'orario.

Al momento, nonostante l'azienda ci abbia parlato di una nuova commessa che potrebbe partire in autunno, questa è la situazione. Attendiamo e auspichiamo ovviamente che questo avvenga, ma nel frattempo, a condizioni di lavoro e salariali immutate, non ci sentiamo di sottoscrivere con piena soddisfazione quanto l'azienda ci propone. Invitiamo quindi tutti i lavoratori a prendere visione del testo dell'accordo e a esprimersi tramite il voto in piena sincerità: è importante che ognuno dica la sua e che rsu, sindacati e azienda abbiano a disposizione dati reali per comprendere il livello di gradimento dell'accordo e il suo livello di applicabilità.

Cobas People Care

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