Nique la Police radiogramma da par suo la maxi intervista al Sindaco Cosimi pubblicata dal Tirreno con singolare tempismo e clamore solo qualche giorno fa. Un'intervista costruita in laboratorio per commentare la "bufala delle compensazioni per il Lotto Zero che non ci sono" ed avviare una sottile asssistenza psicologica ad un Sindaco innovatore rimasto solo di fronte alla smentita dell'Accordo Berlusconi-Matteoli sui finanziamenti della Sat. Un'intervista che fa giustizia del presappochistico "richiamo" alle compensazione per finanziare la viabilità ospedaliera proiettando di nuovo (come alle elezioni amministrative) Cosimi nella dimensione eroica dello scontro con il Governo e il Berlusconi del caso Ruby.
Un 'analisi, quella di La Police, rigorosa, per certi versi immaginifica, cui ha fatto riscontro sempre sul quotidiano di Viale Alfieri l'intervento del filosofo Alfonso Maurizio Iacono che, commentando Cosimi, ha rilevato la necessità di provvedere ad un riposizionamento della politica rispetto ai cittadini. A partire dalla titolarità di un progetto (o di una serie di progetti) che spieghino non solo ciò che si dovrebbe fare in una determinata situazione politico sociale (ospedali, strade, infrastrutture, complanari, varianti, litoranee tirreniche, lotto zero, porte a mare o porte a terra), ma anche la necessità/opportunità di un nuovo modo di essere e di valutare razionalmente rispetto alle incognite del cosiddetto "mutamento". Per far questo, aggiunge Iacono, ed è questo a mio personale giudizio l'elemento che lo collega involontariamente a La Police, non bastano percorsi autoritativi, ma un sistema di relazioni e di decisioni che rendano condivise o quanto meno comprensibili le cosiddette "cose da fare".
In effetti, l'aspettativa di mutamento o di "innovazione", come la definisce Cosimi nella maxi intervista in modo quasi feticistico, resterà inesorabilmente sterile se non sarà sostanziata dal presupposto genetico (per la democrazia) della comunicazione sociale e politica. Tanto più se, come sostiene il duo Cosimi-Iacono benedetto dal Tirreno, forse per ridimensionare le responsabilità dell'amministratore paternalista, il rosario di cose annunciate e non fatte su queste latitudini (di cui quasi nessuno ha memoria) ha sedimentato una sorta di sfiducia latente verso i "decisori" che (secondo l'amministratore e il filosofo) assumerebbe le caratteristiche di una non meglio determinata "autoironia distruttiva". La stessa, peraltro, che connota molto del materiale cinematografico (in primo luogo Virzì e i suoi autori) di fronte al quale il paternalismo amministrativo si ritrova per motivi di consenso ad elogiare le virtù e le tradizioni comportamentali di una popolazione che sarebbe unica per immediatezza e perspicacia. La stessa autoironia, se ci pensiamo bene, che per molti aspetti finisce per modellare l'umore astensionista (e dunque assolutorio) nei confronti di una sovrastruttura politico mediatica costruita per indebolire il principio di responsabilità e delegare ogni atto esterno del Sindaco e dei suoi assessori al quotidiano più letto e all'emittente inesorabilmente più vista.
Non di autodistruzione, si tratta dunque, ma di propensione ad una linea di galleggiamento che se vogliamo legittima ancor di più il "decisore senza comunicazione" tipico del potere labronico, consentendogli, come fa il Sindaco nell'intervista, di fare affermazioni prive di connessioni logiche alle dinamiche delle trasformazioni reali del territorio. "Bisogna dire che prima si stava peggio", afferma il Sindaco in un momento di irritazione. Tutto questo per incorniciare un presunto ruolo di innovatore -in una città "scissa" tra progressisti e conservatori- che si scontra inesorabilmente con la fragilità degli annunci e la mediocrità degli obiettivi, Ospedale compreso, rispetto alla costruzione del quale non è mai stato chiaro e "protocollato" l'effettivo impegno finanziario del Comune, compensazioni per il lotto zero incluse. Salvo poi rivendicare, in un incredibile flipper di parole, la titolarità politica di alcune acquisizioni storiche della città di Livorno (quali il patrimonio immobiliare pubblico e i posti barca, retaggio di "quando si stava peggio") che nel corso del suo mandato di presunto innovatore non hanno conosciuto la minima variazione contabile, tanto meno la loro riclassificazione (e valorizzazione) nel quadro di una politica amministrativa costruita su atti urbanistici compiuti e definiti. Al pari di quanto previsto dal Piano delle Opere Pubbliche, che è stato solo in minima parte onorato, o dalle stesse aspettative alimentate dai Piuss di prossima realizzazione che, come tali, rischiano di alimentare un ulteriore soprassalto di autoironia distruttiva nel lettore (o nell'ascoltatore) che dovrebbe per definizione subirle senza verificarle.
Ma il flipper di Cosimi addirittura impazzisce quando il Sindaco per finisce per trattare il tema del referendum Ospedaliero, di cui tende ad assumersi una sorta di paternità etico politica dopo la furbesca (e illegittima) trasformazione dello stesso da abrogativo a consultivo con il beneplacito del promotore della consultazione "dal basso" , Lamberti, che dall'inizio aveva usato il referendum come ragione di scambio per obiettivi personali, legati al riconoscimento politico in Porto della sua ex funzione di Sindaco, detenuta per 12 anni continuativi. E' quella di Cosimi, una paternità da spendere nelle autogestioni scolastiche con i sedicenni in nome della "partecipazione". Autogestioni mai frequentate come in questo periodo dal Sindaco (insieme a comici e a chansonnier cari al Tirreno) per "spiegare" la decisione di Giunta del 29.09.2009 (dunque un atto autoritativo) con cui chiese al direttore della ASL 6 di Livorno di permutare aree di (presunto) pari valore fondiario per costruire un Ospedale da 266 milioni di euro di cui 130 milioni frutto di alienazioni pubbliche (lui che in precedenza, a proposito del patrimonio pubblico di Casalp e Comune, afferma nella maxi intervista che bisogna "smetterla" di venedere abitazioni) e 81 milioni di project financing privato. Anche qui Cosimi raggiunge vette di straordinaria fantasia ,quando, ritenendosi il depositario del principio sensibile di partecipazione, imputa ai critici del referendum consultivo una non meglio determinata paralisi (dopo avere tagliato fuori la popolazione da ogni forma di partecipazione condivisa), unendo nell'imputazione tutti coloro che nel corso di questi anni hanno tentato di scuotere il torpore di una città avvitatasi nel consumismo e forse anche nell'autoironia "legittimante" di fronte ad autentiche furbate extra legem come la Porta a Mare (di cui peraltro non si vedono tracce), il gassificatore, discariche ed inceneritori ed ora anche le modalità di accesso alle aree della Meloria.
Loro "vogliono la paralisi ". Afferma il Sindaco. "Io voglio proiettare Livorno nel futuro". Da sempre insofferente (al pari del suo partito) rispetto a legittime inziative promosse in assoluta trasparenza per accertare e verificare il prodotto normativo e sociale della cosiddetta innovazione. Che non è la dettatura solitaria di un mutamento qualsiasi, ma la verifica progressiva di "un poter essere". Lontano dai gossip e da una concezione nostalgica della politica, fatta essenzialmente da nominati che improvvisamente, a causa del saldo fallimentare dei partiti che li hanno fatti eleggere, si rivolgono in modo pedagogico "ai cittadini" per scolpire le caratteristiche di un mandato.
Inviato a Senza Soste da Samuel Beckett
1 novembre 2010
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