Intervista con un rappresentante sindacale Atl che ci racconta cosa accadrà al trasporto pubblico locale nella nostra regione
Dopo le inchieste pubblicate sul nostro sito sugli sprechi in Atl ma anche sul sistema e sulle scelte che favoriscono i privati a discapito del pubblico, abbiamo intervistato Mirko Betti, Rsa in Atl per la Uiltrasporti.
Cosa accadrà al trasporto pubblico locale dopo la gara regionale che affiderà ad un gestore unico il TPL?
Ho sempre espresso forte contrarietà ai processi di privatizzazione, di liberalizzazione e messa a gara dei servizi pubblici locali (compreso il TPL, Traporto Pubblico Locale), perché credo che la specifica natura sociale di queste attività non si possa conciliare con l'interesse dei soggetti privati. Il TPL è un bene pubblico tanto quanto l’acqua, e che il problema della gestione non si risolva ne' con la gara unica regionale, ne’ tanto meno con l’ingresso dei privati nelle aziende o l'affidamento dei servizi agli stessi. In molti paesi dell’Unione Europea il TPL non è oggetto di gare di affidamento, in alcuni (come l'Inghilterra) si è attuato addirittura un processo di riacquisizione pubblica a seguito dei devastanti effetti in termini di qualità e sicurezza causati dalla gestione privata. In Toscana invece viene bandita una gara per l’affidamento unico di tutto il TPL e gli scenari possibili sono due: il primo è l’aggiudicazione della gara da parte del neo costituito soggetto unico regionale, un artificio creato per consentire agli attuali gestori di partecipare alla gara europea. In questo caso la situazione sarà simile a quella attuale: le aziende originarie continueranno a gestire il TPL relativamente al loro bacino di utenza, gli attuali privati aumenteranno le quote di proprietà e i poteri all’interno delle aziende e le millantate economie di scala rimarranno, come sempre, disattese. Il secondo è l’aggiudicazione della gara da parte di un soggetto unico, privato, pubblico o misto, nazionale o estero che gestirà tutto il bacino regionale, resettando l’attuale geografia. In entrambi i casi scomparirà definitivamente ogni logica gestionale di tipo sociale e il servizio sarà erogato esclusivamente dove e quando ci sarà una convenienza economica.
Si tratta di fatto di una privatizzazione. Chi ci guadagna e chi ci rimette?
Si tratta di precise scelte politiche tese a deresponsabilizzare gli enti pubblici, nella falsa e strumentale convinzione che esistano società private disposte a ”devolvere” capitali propri per il buon funzionamento dei servizi pubblici.Ovviamente il privato perseguirà il profitto anche a discapito di qualità, sicurezza ed efficienza del servizio.A rimetterci è la società, cittadini e lavoratori.
Non è per te in contrasto con la volontà espressa dal referendum del 12-13 giugno che quei partiti hanno appoggiato?
Le forze politiche che governano la città e la regione hanno sempre asserito che la gara regionale e i processi di privatizzazione del TPL erano loro imposti dalla legge in vigore.Quelle stesse forze politiche hanno fortemente sostenuto il referendum dello scorso giugno il cui risultato ha di fatto cambiato questo stato di cose. Il primo quesito referendario ha infatti abolito l’art.23 bis del decreto Bersani, proprio quello che imponeva le gare per i servizi pubblici locali di rilevanza economica, riaprendo la possibilità a forme alternative di affidamento. Il nuovo scenario normativo avrebbe dovuto portare a rivalutare le diverse possibilità. Invece, non solo il dibattito non si è riaperto, ma gli stessi partiti e sindacati che hanno rivendicato e proclamato la loro vittoria nel referendum difendono ora i percorsi di privatizzazione e di gare di affidamento per i quali non sussiste più obbligo alcuno.
Cosa accadrà ad Atl, ai lavoratori e al servizio pubblico sul nostro territorio?
Rispondo in modo schematico di cosa è già accaduto con l’ingresso dei privati che da anni gestiscono e dirigono ATL:diverse lavorazioni delocalizzate e affidate a società di servizi costituite ad arte, con conseguente perdita occupazionale e notevole aumento dei costi;dismissione di servizi a vantaggio di società private;assunzione in carico di ATL di cospicui salari di dirigenti di espressione privata (di almeno dubbia competenza e utilità);costituzione di una rete di società finanziarie che intrecciano capitale privato con capitale pubblico, finalizzate a colonizzare le aziende pubbliche senza sostanziali investimenti dei soggetti privati; perdita di numerosi posti di lavoro;forte compressione dei diritti dei lavoratori, con conseguente inasprimento delle relazioni industriali e aumento della conflittualità sociale;riduzione di linee e servizi con maggiore incidenza in zone e orari di particolare rilevanza sociale;generale peggioramento della qualità del servizio con diminuite regolarità, puntualità ed efficienza;aumento delle tariffe;insistenza nell'attuazione di interventi che disincentivano la mobilità pubblica e favoriscono quella privata.Credo che con l’aumento delle privatizzazioni assisteremo all’inasprimento dei punti citati nonché alla totale dismissione di tutti quei servizi e linee valutati economicamente svantaggiosi.I privati non vengono a portare soldi.Vengono in cerca di profitto.
Franco Marino
tratto da Senza Soste n.63 (settembre 2011)
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