Nella giornata del 6 maggio , in occasione dello sciopero generale indetto dalla Cgil, Livorno si è mossa non solo sfilando nella passerella del centro cittadino, ma anche ponendo all'attenzione della cittadinanza problemi REALI relativi a diritti negati : precarietà, insolvenza ed emergenza abitativa .
Se la precarietà è condizione diffusa e generalizzata, l'insolvenza è conseguenza dell'inadeguatezza dei redditi e dell'assenza di un sistema di Welfare, così come la questione abitativa nelle sue risoluzioni trascura i soggetti che ne necessitano maggiormente,come appunto sono i/le precari/e.
Per questo, nella giornata del 6 maggio, oltre all'indizione di uno sciopero debole e strumentale, altri soggetti sociali hanno deciso di scendere in strada nel tentativo di lanciare parole d'ordine di maggiore efficacia e concretezza.
Nelle foto lo striscione appeso fuori dalla Gerit dai militanti del CP 1921 e lo striscione srotolato dal collettivo dei precari WAKE UP davanti alla Caserma Bagna di via Grande
http://wakeup.noblogs.org/
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Questa mattina alle 8:30 come Centro Politico 1921 ci siamo recati in Via Indipendenza presso la GERIT, dove abbiamo distribuito volantini e appeso lo striscione per protestare contro il fatto che questa crisi salva le banche mentre lascia le famiglie senza la possibilità di avere il diritto all’insolvenza e la dilatazione del debito con l’erario.
Non pagheremo la vostra crisi!
Il diritto all’insolvenza come primo passo per una riappropriazione di reddito.
Livorno è attraversata da una profonda crisi economica senza precedenti.
Il tasso di disoccupazione giovanile è il più alto del centro nord Italia (37 %). Miagliaia di lavoratori e lavoratrici hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione. Ma siamo proprio sicuri che questa crisi abbia interessato tutti?
I profitti dei grandi imprenditori e delle banche, le rendite immobiliari e le speculazioni continuano ad aumentare.
A Livorno l’asse di potere PD-Cgil e confindustria tutelano come sempre solo gli interessi degli imprenditori a scapito di chi lavora. Lo stato Italiano ha finanziato con manovre da miliardi di euro le banche in crisi la finanza globale è subito riuscita a tornare ai livelli precdenti al 2008.
Questo vuol dire una cosa sola. La crisi la stanno pagando solo i lavoratori e le lavoratrici.
Siamo noi che tutti i giorni dobbiamo far fronte al pagamento del mutuo o dell’affitto, delle spese quotidiane, dei prestiti con alti tassi di interesse, è normale che in questa situazione l’indebitamento aumeta a dismisura. Lo stesso non si può dire per le banche, per i bonus dei dirigenti comunali e per le grandi imprese.
Come centro politico 1921 partecipiamo alla campagna “Non pagheremo la vostra crisi” durante la giornata dello sciopero generale del 6 Maggio.
Pretendiamo che le insolvenze accumulate negli ultimi anni, da chi è in difficoltà, vengano cancellate immediatamente. i miliardi di euro dello stato (cioè nostri) che sono stati regalati alle banche e alla finanza devono tornare ai lavoratori.
Centro Politico 1921
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Oggi, 6 maggio 2011, dopo un autunno segnato da importanti mobilitazioni che hanno attraversato il mondo del lavoro, dell’università e della scuola è stato indetto lo sciopero generale della CGIL. Un appuntamento però che, a nostro avviso, è arrivato troppo tardi, depotenziando la carica conflittuale esplosa il 14 dicembre, piegandone finalità e intenti ad interessi di tipo elettorale . Esplosioni di conflittualità radicale sono presto arrivate in punti ciechi , senza conoscere soluzione di continuità . L’ambito lavorativo non fa eccezione e senza dubbio qui nella moderazione del dissenso i sindacati confederali svolgono un ruolo cruciale . Lo sciopero di oggi per es. , parlando di tutto, affronta con superficialità l’aspetto che riteniamo essere il vero nodo cruciale degli ultimi anni: la precarietà . Noi riteniamo che al momento , senza che si valorizzi la precarietà come tema di dissenso , sia difficile costituire un fronte conflittuale compatto e deciso .
Dopo più di 15 anni dall’entrata in vigore delle norme che hanno introdotto i primi contratti di lavoro “atipici”, non possiamo più continuare a considerare la precarietà come una semplice questione riguardante la scadenza posta sul proprio contratto di lavoro, interessante la sola fascia giovanile dei lavoratori. La precarietà, ancor più in questi anni di crisi, ha confermato di essere un fenomeno strutturale che dal lavoro si estende nella sfera sociale ed esistenziale delle persone, toccando anche coloro che apparentemente sono considerati “garantiti”.
Il modello proposto da Marchionne non è altro che l’esemplificazione di quanto appena detto: dopo che le generazioni più giovani sono state interamente sacrificate sull’altare della precarietà, adesso se ne estendono le caratteristiche a tutto il mondo del lavoro. Per questo lo sciopero di oggi non ci basta, perché non riesce ad intaccare con forza la questione precaria.
Ed è per questo che, invece, avvertiamo con sempre maggiore urgenza la necessità dello sciopero precario, guardando oltre i confini dell’apparente contraddittorietà che la condizione precaria c’impone. Uscendo dalle regole attraverso le quali manifestare il proprio dissenso, allargando le nostre rivendicazioni a tutti gli aspetti che oggi ci sono negati, come ad esempio il diritto all’abitare.
Non possiamo più rimanere stretti entro la morsa degli sfratti per morosità o a prolungare sconfinatamente la propria adolescenza alloggiando con genitori e nonni per tempi lunghissimi . Con questi intenti reclamiamo, pertanto, l’utilizzo a scopo abitativo delle caserme Bagna e Dal Fante, nelle quali realizzare alloggi popolari accessibili anche ai precari (oggi esclusi dai punteggi dei bandi dell’edilizia residenziale pubblica).
Ecco allora che la formula “sciopero precario” si carica di un senso più ampio , assumendo forme più estese, divenendo riappropriazione diretta di aspettative e bisogni altrimenti preclusi. Sciopero precario non vuole significare uno sciopero di soli precari , ma essere un momento visibile in cui mettere al centro la precarietà . Un percorso, non un singolo appuntamento.
La cospirazione è la nostra arma, lo sciopero precario il nostro sentiero…
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