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Capolinea: intervista con un autista precario ATL

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L'ATL è tornata al centro dell'attenzione dopo la perdita della gestione dei parcheggi e la nostra inchiesta sul conflitto di interessi che ha portato all'abbandono progressivo del ramo d'azienda del noleggio con conducente. Riproponiamo in questo contesto un'intervista con un autista precario dell'ATL subito dopo lo sciopero del 28 gennaio contro i tagli al trasporto pubblico locale e la previsione di 70 esuberi.red. 19 maggio 2011  (nella foto un momento dello sciopero dello scorso 28 gennaio)

Intervista con un autista ATL che denuncia una situazione politica ed aziendale che mostra i lati oscuri di una classe dirigente ormai al capolinea

Abbiamo incontrato un autista ATL, precario fino al 2007 e poi assunto con l’accordo sindacale di quell’anno in cui ai nuovi assunti fu chiesto quello che chiede Marchionne: diritti in cambio di lavoro. Ora però a questi ex precari vorrebbero levare anche il lavoro perché ci sono 70 esuberi. L’autista intervistato ci spiega sia perché siamo giunti a questa situazione sia perché questa volta hanno reagito con uno sciopero spontaneo che ha paralizzato la città per un giorno.

Chi sono i lavoratori in esubero?

sciopero_ATLSono coloro che hanno lavorato all’ATL almeno 4 anni a tempo determinato a periodi intervallati e stagionali. Nel 2007 c’è stato un accordo-sanatoria in cui il risanamento aziendale è stato fatto passare dall’abbassamento del costo del lavoro. In quel periodo a fronte dei 120 pensionamenti sono stati presi circa la metà di ex precari con contratti però che niente avevano a che fare con quelli degli altri. Noi ad esempio prendiamo fra le 300 e 400 euro meno in busta e il premio produzione ci spetta solo dopo 10 anni che garantiamo 225 giornate lavorative all’anno. Insomma, 3 nuovi assunti gli costano come 2 vecchi. A noi hanno chiesto diritti e salario in cambio di lavoro, come Marchionne a Detroit e Mirafiori, e ora ci vengono a dire che non c’è più nemmeno il lavoro. Da qui è nato lo sciopero. Di fronte a una tale situazione sia i sindacati che i colleghi hanno capito che veniva a crollare quel patto del 2007 e anche se qualcuno è molto collaborazionista con l’azienda, non potevano far certo finta di niente e hanno solidarizzato con noi.

Come siamo arrivati a questo punto?

Semplice. Azienda e politici non sono stati in grado di mettere il trasporto pubblico locale in condizioni di essere competitivo con altri mezzi di trasporto. La mobilità in città è cambiata con un progressivo spostamento periferico residenziale e commerciale. E cambiano anche le tipologie di utenza che utilizzano l’autobus in diverse tratte siano essi anziani, studenti o immigrati. Le linee però sono vecchie senza contare che a Livorno le corsie protette per gli autobus sono poche e laddove ci sono non c’è grande rispetto da parte degli automobilisti.

E sugli sprechi cosa ne pensi?

Ci sono. Faccio un esempio: quando è nato il Consorzio Trasporti Toscani (CTT) doveva raggruppare una serie di aziende di trasporto locale dei vari territori per razionalizzare gli investimenti e risparmiare su poltrone e consigli di amministrazione delle varie aziende. E’ diventato invece un duplicatore di incarichi.

Poi c’è il problema delle cariche dirigenziali che costano all’ATL fra i 600 e i 700mila euro l’anno. Intanto i consiglieri di amministrazione dal 2007 dovevano essere 3 e invece sono rimasti 7. Noi abbiamo 1 presidente, 1 vicepresidente, 2 direttori di esercizio di cui uno lavora al CTT di Pistoia e prende anche un altro stipendio e 7 consiglieri. Fra i costi ci sono anche 180.000 euro per l’affitto della palazzina di Pistoia da dividere fra tutti i consorziati al CTT e 170.000 di spese delle auto aziendali per andare da Livorno a Pistoia. Vi sembra poco?

Cosa succederà al traporto pubblico locale?

Nel 2012 ci sarà la gara unica dove la Regione Toscana metterà in palio i fondi per un’unica azienda che dovrà gestire a livello regionale i trasporti locali su ferro e gomma. Da 36 aziende a una sola. In Toscana comanda Firenze che tra l’altro ora ha anche la tramvia. Lascio a indovinare a voi chi prenderà in mano tutto, cioè l’ATAF. Livorno poi è un caso a parte perché Piombino è nel consorzio con Siena e Grosseto, una cosa assurda che penalizza tutta la provincia. C’è però anche da sfatare il mito che tutta la responsabilità è del governo. Il governo ha tagliato orizzontalmente e in modo irresponsabile il 4% dei fondi. Però per 16 regioni questi tagli hanno avuto impatto 0, altre hanno tagliato fra il 4 e il 7%. In Toscana i tagli sono al 12% quindi è chiaro che le decisioni della Regione Toscana hanno influito su questa situazione.

E invece a voi cosa succederà?

Per ora dobbiamo fare controinformazione come sto facendo ora io insieme a voi. Siamo l’anello debole dell’azienda e quindi abbiamo bisogno anche della solidarietà dei cittadini che devono capire la nostra battaglia. Anche perché le istituzioni ci hanno preso in giro. Il 19 dicembre siamo andati dal sindaco Cosimi a chiedere conto del nostro futuro. Lui ci aveva assicurato che il Comune avrebbe finanziato l’azienda senza tagliare niente. Il 28 dicembre sul sito della Provincia c’era già tutto il piano dei tagli e sui giornali veniva fuori il discorso degli esuberi. Non ci sentiamo ancora al sicuro ma è chiaro che se qualcuno non prende in mano la situazione e cerca di rilanciare il trasporto pubblico ogni anno rischiamo di andare a casa.

Faccio infine una proposta: cosa ne pensate di una metropolitana di superficie per Livorno e Pisa che unisca anche le due città e che sia dal punto di vista turistico che di trasporto classico riesca a fare da antagonista allo strapotere fiorentino?

tratto da Senza Soste n.57 (febbraio 2011)


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