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Ciao Luciano, uno dei pochi

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Lalucianino redazione di Senza Soste apprende con vero dispiacere della scomparsa di Luciano De Majo, non solo giornalista della stampa locale ma  per alcuni di noi  un sincero amico. Una perdita che non ci lascia indifferenti, alla quale ognuno dei collaboratori, delle collaboratrici ha reagito ricordando i tanti momenti condivisi con lui.
Ci sentiamo vicini alla moglie Valeria, alla famiglia, a tutte le persone che lo hanno conosciuto e apprezzato.

La redazione di Senza Soste

Link: E' morto Luciano De Majo. I comunicati di amici e organizzazioni politiche

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O cosa ti devo dire!
Sapere che così può finire una vita è sentire di volerla vivere ogni giorno. La morte di Luciano mi aggancia un uncino allo stomaco e mi a traino, verso le correnti dove sempre ci siamo ammarati discutendo, senza mai rinunciare a scherzare. I diversi modi di comprendere il quotidiano accompagnavano i nostri rincontri.  I suoi modi da persona del popolo, lo hanno sempre fatto stare un gradino al di sopra della baruffa. Io gli dicevo: sono convinto che se tu avessi avuto modo di battere su un'altra tastiera, a quest'ora non staresti dove sei. Mi guardava con scherno e spesso mi rispondeva allargando le braccia, come per dire: cosa vuoi che ti dica? Eppure la sua carriera di giornalista, quella di chi si fa da solo, era la sua forma di presentarsi al mondo. Chi non conosceva Luciano non conosceva il lavoro di giornalista. Credo che sia stato Luciano a farmi capire per la prima volta cosa fosse un "giro di nera": prendi il telefono, fai tutti i numeri che sono qui e chiedi se va tutto bene, se ci sono stati eventi da segnalare e cose del genere. Era almeno una ventina d'anni fà, lassù incima a quel falso grattacielo dove Luciano faceva il suo immenso lavoro di redazione a Radioflash. Aveva la pazienza di aspettare la notizia e di farla girare. Mi ricordo la sua voce quando Rolle sbagliò uno dei tiri liberi della storia della PL...Che botta al cuore!
Luciano si perdeva nei dettagli. Questa cosa era risaputa: quando però c'era davvero bisogno, provavi a fargli una telefonata, per dirgli: "ascolta Luciano, ma te sai mica se...". Se non sapeva te lo diceva subito. E se sapeva, ti rispondeva con una domanda, come buon giornalista qual'era. Lì partiva la battaglia.  Lui pensava che Livorno fosse qualcosa che ancora poteva esprimere la magia di una mediazione. Per lui la sinistra era questa mediazione tra il dire e il fare. Diciamo che la sua maniera di intendere la sinistra era legata a una tradizione che lui sentiva di portarsi dentro. Non mi sorprende: i suoi genitori l'avevano educato al comunismo, quello di un tempo. A loro va diretto il mio abbraccio perchè so che loro e Valeria sentiranno da chi viene.
Tutte le volte che mi vedeva mi chiedeva cosa "avevamo nel cervello a Senza Soste". Io gli dicevo: guarda che io non ne so nulla, lo sai che li ci militano persone anonime. E giù risate. Ci rimase male quando venne criticato per qualche suo articolo fuori luogo. Ci teneva ad essere rispettato da chi da sinistra presentava una versione dei fatti differenti dal giornale dove purtroppo era finito a lavorare. Io gli chiedevo se voleva fare il freelance per la nostra redazione: però non ti paghiamo nulla e ti chiederemo di farti socio sostenitore. Altre risate!
Se gli chiedevi di schierarsi lo faceva, ma sempre con il beneficio del dubbio. Era scettico, e questo mi faceva incazzare perchè da buon scettico credeva nella verità. Hai voglia di dirgli che a Livorno la verità è una costruzione di chi manipola il potere. Hai voglia di dirgli che il giornale per il quale lavorava è fatto da persone che hanno scelto di stare con i forti per schernire i deboli.  Lui poteva essere anche daccordo ma alla fine non c'era verso: ti accennava uno sguardo, sghignazzava, ma si teneva stretto il suo parere. E quando proprio non resisteva, ritornava ad allargare le braccia, come per dire: "o cosa ti devo dire".
Lucianino l'ho visto crescere: sembra strano dirlo, ma è così. Adesso che se n'è andato resto senza fiato. Resta da costruire quella Livorno che ci piaceva, Lucianino: ci accompagnerai.
Jacob

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Ho saputo qualche mese fa della malattia che aveva colpito Luciano e mi ero promesso più volte di chiamarlo. Ma nonostante avessi il suo numero di cellulare gelosamente custodito nell’agenda, non l’ho mai fatto: in queste situazioni non è che le parole piovano. Adesso che non sono più in tempo a sentire la sua voce non mi resta che salutarlo con queste poche righe. L’ho conosciuto diversi anni fa probabilmente in occasione di una di quelle iniziative che al giornale dove lavorava lui non è che apprezzassero particolarmente. Ad esempio, occupazioni collettive di spazi in disuso o destinati a perdere una funzione sociale per inaugurare un nuovo business. Esperienze che qualcuno della stampa locale doveva in ogni caso raccontare. E quindi, ci si chiedeva, come facciamo per non veder stravolto quello che stiamo facendo? Si chiama Luciano, si parla direttamente con lui. Perchè Luciano viene sul posto, è uno che ascolta, con cui ci si confronta e si discute volentieri. Dà spazio alla parola altrui, interpreta in maniera corretta quella sensibilità che in canoni giornalistici passa con il nome di “onesta intellettuale”. L’ho usato più di una volta il suo numero, magari perché volevo approfondire un fatto di cronaca o avere indicazioni su una sentenza da attendere. E Luciano è sempre stato disponibile, anche quando il lavoro non gli permetteva di esserlo, ti richiamava, ti accontentava. Era uno dei pochi, Luciano, con quella faccia sorridente e imbronciata quasi allo stesso tempo. Non ne ho idea di cosa pensasse in realtà della sua città, se gli piacessero quei racconti quotidiani che ascoltava e ricomponeva  e attraverso i quali ha contribuito a formare un’immagine di Livorno. Non ne ho idea, ma se ne poteva parlare. In qualsiasi momento.

Mi dispiace non disturbarti più.

orlando santesidra

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Sono rimasto seriamente colpito dalla scomparsa di Luciano De Maio. Non lo vedevo in giro da tempo, nei punti in cui in centro oggi è ancora  facile incontrarsi per caso, ma non credevo certo fosse a causa di un male incurabile. Di vista ci conoscevamo da molti anni. E, pur avendo militato immancabilmente in sponde a dir poco opposte, si trattava sempre di una persona con la quale scambiavi volentieri due parole. Certo lui credeva in cose nelle quali non mi sarei mai sognato di dare credibilità (il Pci prima e il centrosinistra poi) e non ha mai mancato, quando ci ho parlato, di ritenere bizzarre le mie argomentazioni. Ma l’ha sempre fatto con garbo, e curiosità verso le persone diverse da lui, e quando ci parlavo non gliene ho mai voluto. Mi ricordo poi una volta, quindici anni fa, la prima trasferta a Pisa dopo l’epico derby del 22 aprile. Il treno portò tutti alla stazione di Pisa San Rossore. Eravamo una marea, uno sventolìo di bandiere amaranto che al vento del piazzale della stazione, e alla luce di un sole livido di aprile, ai miei occhi non sfigurava con le scene di Ran di Akira Kurosawa. Mi fece piacere trovarci Luciano che, assieme ai suoi amici, esultava ogni volta che arrivava un treno che riversava altri tifosi amaranto. Insomma, grazie al Livorno almeno qualcosa si condivideva in comune. E, con una persona comunque squisita, era un piacere condividere qualcosa.
Nel corso degli anni la militanza nei campi opposti non è certo cessata. Devo dire però che, a quanto so con consolidata certezza, era molto incuriosito dal fenomeno Senza Soste. Al quale portava sia rispetto che attenzione. E qui mi viene a mente un episodio buffo. De Majo disse, ad una comune conoscenza, di essere sicuro di chi in realtà fosse nique la police. Dette una descrizione, a quanto mi è stato riportato, completamente sbagliata. La cosa mi fece sorridere perché sotto queste affermazioni non c’erano né cattiveria né gusto del gossip ma una curiosità genuina. Spiace non aver trovato il tempo di farci due chiacchiere. Raggela il fatto che il tempo non potremo mai trovarlo.
ciao Luciano.

nique la police

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Per me Luciano era soprattutto la voce delle radiocronache del Livorno ai tempi della C1 girone B. All’epoca Sky non c’era e quando si giocava in qualche campo improbabile, dov’era impossibile andare senza prendere due giorni di ferie, Radio Flash diventava imperdibile. Quando l’ho conosciuto di persona gliel’ho detto, e lui mi ha raccontato qualche aneddoto divertente. Ce n’era uno che gli facevo ripetere ogni volta che lo vedevo, cioè quando in tribuna a Teramo i tifosi locali gli avevano aizzato un cane lupo.

Non ho mai capito cosa pensasse veramente, dentro di sé, quando la sua redazione faceva uscire qualcuno di quei tremendi articoli su “insicurezza e degrado”. Non gliel’ho mai chiesto, non mi andava di metterlo in difficoltà.

Un giorno l’ho incontrato a una conferenza stampa di Paolo Ferrero, ho alzato la mano e ho detto “Se possiamo fare una domanda anche noi, falsi giornalisti...” e lui “Altro che falsi giornalisti...”. Bel complimento, detto da uno che era un giornalista vero.

L’ultima volta che ci ho parlato è stato durante una contestazione in consiglio comunale. Un po’ di bolleggiume... “Ehi mister, come va?” gli ho chiesto sorridendo. Mi ha guardato malissimo “Se c’era Alì Nannipieri vi arrestavano tutti”. Forse sì, Luciano, ma di sicuro ti sarebbe dispiaciuto.

nello gradirà

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