La
redazione di Senza Soste apprende con vero dispiacere della scomparsa di Luciano De Majo, non solo giornalista della stampa locale ma per alcuni di noi un sincero amico. Una perdita che non ci lascia indifferenti, alla quale ognuno dei collaboratori, delle collaboratrici ha reagito ricordando i tanti momenti condivisi con lui.
Ci sentiamo vicini alla moglie Valeria, alla famiglia, a tutte le persone che lo hanno conosciuto e apprezzato.
La redazione di Senza Soste
Link: E' morto Luciano De Majo. I comunicati di amici e organizzazioni politiche
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Ho saputo qualche mese fa della malattia che aveva colpito Luciano e mi ero promesso più volte di chiamarlo. Ma nonostante avessi il suo numero di cellulare gelosamente custodito nell’agenda, non l’ho mai fatto: in queste situazioni non è che le parole piovano. Adesso che non sono più in tempo a sentire la sua voce non mi resta che salutarlo con queste poche righe. L’ho conosciuto diversi anni fa probabilmente in occasione di una di quelle iniziative che al giornale dove lavorava lui non è che apprezzassero particolarmente. Ad esempio, occupazioni collettive di spazi in disuso o destinati a perdere una funzione sociale per inaugurare un nuovo business. Esperienze che qualcuno della stampa locale doveva in ogni caso raccontare. E quindi, ci si chiedeva, come facciamo per non veder stravolto quello che stiamo facendo? Si chiama Luciano, si parla direttamente con lui. Perchè Luciano viene sul posto, è uno che ascolta, con cui ci si confronta e si discute volentieri. Dà spazio alla parola altrui, interpreta in maniera corretta quella sensibilità che in canoni giornalistici passa con il nome di “onesta intellettuale”. L’ho usato più di una volta il suo numero, magari perché volevo approfondire un fatto di cronaca o avere indicazioni su una sentenza da attendere. E Luciano è sempre stato disponibile, anche quando il lavoro non gli permetteva di esserlo, ti richiamava, ti accontentava. Era uno dei pochi, Luciano, con quella faccia sorridente e imbronciata quasi allo stesso tempo. Non ne ho idea di cosa pensasse in realtà della sua città, se gli piacessero quei racconti quotidiani che ascoltava e ricomponeva e attraverso i quali ha contribuito a formare un’immagine di Livorno. Non ne ho idea, ma se ne poteva parlare. In qualsiasi momento.
Mi dispiace non disturbarti più.
orlando santesidra
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Sono rimasto seriamente colpito dalla scomparsa di Luciano De Maio. Non lo vedevo in giro da tempo, nei punti in cui in centro oggi è ancora facile incontrarsi per caso, ma non credevo certo fosse a causa di un male incurabile. Di vista ci conoscevamo da molti anni. E, pur avendo militato immancabilmente in sponde a dir poco opposte, si trattava sempre di una persona con la quale scambiavi volentieri due parole. Certo lui credeva in cose nelle quali non mi sarei mai sognato di dare credibilità (il Pci prima e il centrosinistra poi) e non ha mai mancato, quando ci ho parlato, di ritenere bizzarre le mie argomentazioni. Ma l’ha sempre fatto con garbo, e curiosità verso le persone diverse da lui, e quando ci parlavo non gliene ho mai voluto. Mi ricordo poi una volta, quindici anni fa, la prima trasferta a Pisa dopo l’epico derby del 22 aprile. Il treno portò tutti alla stazione di Pisa San Rossore. Eravamo una marea, uno sventolìo di bandiere amaranto che al vento del piazzale della stazione, e alla luce di un sole livido di aprile, ai miei occhi non sfigurava con le scene di Ran di Akira Kurosawa. Mi fece piacere trovarci Luciano che, assieme ai suoi amici, esultava ogni volta che arrivava un treno che riversava altri tifosi amaranto. Insomma, grazie al Livorno almeno qualcosa si condivideva in comune. E, con una persona comunque squisita, era un piacere condividere qualcosa.
Nel corso degli anni la militanza nei campi opposti non è certo cessata. Devo dire però che, a quanto so con consolidata certezza, era molto incuriosito dal fenomeno Senza Soste. Al quale portava sia rispetto che attenzione. E qui mi viene a mente un episodio buffo. De Majo disse, ad una comune conoscenza, di essere sicuro di chi in realtà fosse nique la police. Dette una descrizione, a quanto mi è stato riportato, completamente sbagliata. La cosa mi fece sorridere perché sotto queste affermazioni non c’erano né cattiveria né gusto del gossip ma una curiosità genuina. Spiace non aver trovato il tempo di farci due chiacchiere. Raggela il fatto che il tempo non potremo mai trovarlo.
ciao Luciano.
nique la police
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Per me Luciano era soprattutto la voce delle radiocronache del Livorno ai tempi della C1 girone B. All’epoca Sky non c’era e quando si giocava in qualche campo improbabile, dov’era impossibile andare senza prendere due giorni di ferie, Radio Flash diventava imperdibile. Quando l’ho conosciuto di persona gliel’ho detto, e lui mi ha raccontato qualche aneddoto divertente. Ce n’era uno che gli facevo ripetere ogni volta che lo vedevo, cioè quando in tribuna a Teramo i tifosi locali gli avevano aizzato un cane lupo.
Non ho mai capito cosa pensasse veramente, dentro di sé, quando la sua redazione faceva uscire qualcuno di quei tremendi articoli su “insicurezza e degrado”. Non gliel’ho mai chiesto, non mi andava di metterlo in difficoltà.
Un giorno l’ho incontrato a una conferenza stampa di Paolo Ferrero, ho alzato la mano e ho detto “Se possiamo fare una domanda anche noi, falsi giornalisti...” e lui “Altro che falsi giornalisti...”. Bel complimento, detto da uno che era un giornalista vero.
L’ultima volta che ci ho parlato è stato durante una contestazione in consiglio comunale. Un po’ di bolleggiume... “Ehi mister, come va?” gli ho chiesto sorridendo. Mi ha guardato malissimo “Se c’era Alì Nannipieri vi arrestavano tutti”. Forse sì, Luciano, ma di sicuro ti sarebbe dispiaciuto.
nello gradirà
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