ILVA: Ok il prezzo è Giusto
Oggi, forse non è il momento migliore per parlare di ecologia dei processi industriali. La mia immaginazione mi spinge a sentire un forte puzzo di bruciato nell’artefatta contrapposizione mediatica di lavoro e salute. Una contrapposizione che vedo molto strumentale al fine che tutto cambi perché niente cambi, mentre le persone continuano a morire come mosche infettate nel corpo e nella mente da un ambiente industriale fortemente insalubre e inquinato. Il problema dell’Ilva mi spinge a cercare di dipanare con calma,pazienza e buon senso l’intricato intreccio di fili che compongono il rovescio del disegno ufficiale per vedere se esiste un alternativa valida a quella ufficiale che tenta di mediare posizioni e interessi che fanno a pugni tra di loro.
Questo intervento è stato stimolato da una simpatica letterina del nostro amato sindaco comparsa sul Tirreno di Livorno il 12 agosto. In questa lettera si parla di “… scuola evanescente e velleitaria della produzione dolce, e senza impatto, optano per la chiusura, immediata e senza deroghe di tutto ciò che non è in linea con i parametri internazionali più avanzati dello sviluppo sostenibile …”. La lettera prende spunto dal decreto governativo che ha stanziato per Taranto 350 milioni di euro per il risanamento ambientale dell’ Ilva, e giustamente il sindaco fa notare, lasciandomi pietrificato come un sasso, come anche Livorno rientri tra i SIN e abbia bisogno di interventi simili a quelli previsti per Taranto. La qual cosa ha riempito di gioia il mio cuore facendo emergere il dubbio di una sua conversione sulla via di Damasco per Vertenza Livorno. Finalmente, mi sono detto, il nostro sindaco ha scoperto l’acqua calda che anche a Livorno esiste una vertenza ambientale, la quale per essere risolta richiede forti investimenti che purtroppo non sono in dote all’attuale mondo imprenditoriale labronico. Purtroppo il nostro dimentica per la strada della sua breve analisi che l’imprenditore si è ingrassato consumando aria, terra, acqua e mare, privatizzando gli utili e reclamando la socializzazione del disastro ambientale. Inoltre nella sua lettera esiste un'evidente contraddizione provata da fatti oggettivi che hanno disegnato le scelte di politica industriale e l’attuale modello produttivo di Livorno, calibrandolo su attività nocive e che mirano a creare nella nostra provincia un HUB energetico affiancandolo alla gestione dei rifiuti (discariche e inceneritori).
La memoria mi corre lungo il filo rosso delle centrali a biomasse senza filtri, al rigassificatore in mezzo alle balene, alle discariche in mezzo alle colline, agli inceneritori in mezzo ai quartieri popolari e alle numerose attività industriali che andrebbero delocalizzate e messe lontane dai siti urbani. In pratica mi sembra di cogliere, tra le righe, un'implicita richiesta di deroga al principio di chi inquina paga. Insomma, se non è il frutto di una mia allucinazione semantico-grammaticale nella missiva sono molte le incongruenze e le contraddizioni presenti, per dirla alla livornese:”il nostro primo cittadino predica bene ma razzola male”.
Tolto dalla pancia questo macigno voglio, solleticato dalla questione Ilva, esporre alcune brevi considerazioni fuori dai corifei filogovernativi a costo di passare come una sorta di “talebano ecologista”. Il lavoro tossico non può essere mediato con il principio alla salute, semmai è il primo che deve essere ricondotto negli alvei della legge e del rispetto che si deve al lavoratore di poter esercitare il proprio mestiere senza violentare per un pezzo di pane la sua salute e quella dei suoi figli e ferendo a morte la flora e la fauna locale per scopi di puro interesse privato. 174 sono i decessi accertati a Taranto in 7 anni riscontrati nei quartieri limitrofi allo stabilimento di Borgo e Tamburi. 386 le vittime (forse sarebbe meglio riconoscere queste vittime come caduti sul lavoro oppure come ipotesi di danno collaterale da privato esercizio di attività industriale a scopo di lucro) secondo il GIP dal 1998 al 2010: 30 cadaveri all’ anno! 237 casi di tumore maligno:18 all’anno! 247 infarti 19 all’anno! 937 ricoveri per malattie respiratorie 74 all’anno! 15% la maggiore incidenza di tumori rispetto alla media nazionale di mortalità di neonati per malformazioni congenite che difficilmente possono essere fatti rientrare nello “stile di vita” di questi neo cittadini affacciatisi alla vita per subito morire. Il tutto il frutto di una conseguenza diretta ed immediata dei reati ipotizzati di: disastro ambientale colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico. Questo è il prodotto di 3 anni di indagini serrate a carico dei contribuenti che ha portato a chiudere l’inchiesta con l’ordinanza di sequestro e il rinvio a giudizio dei presunti responsabili alcuni dei quali sono in regime di arresto domiciliare.
Ma forse è un giusto prezzo da pagare dai figli di un Dio minore per il diritto all’occupazione? Credo che i cittadini di Taranto avrebbero prove sufficienti per intentare con successo una class-action, cosi come a mio parere dovrebbe essere dichiarato lo stato di emergenza per disastro ambientale conclamato e finanziare il salario dei lavoratori fintanto che l’impianto non verrà messo a norma di legge e siano risanate e bonificate tutte le zone inquinate dall’Ilva. Occorrerebbe trattare la vicenda come se Taranto fosse stata colpita da un cataclisma di proporzioni bibliche e la zona dovrebbe essere interdetta alla produzione industriale fino a completo risanamento. Inoltre la proprietà andrebbe confiscata ed espropriata a fini di pubblica utilità come tutti i beni in mano alla proprietà a parziale risarcimento dei danni e si dovrebbe lavorare alla costruzione di una futura cooperativa autogestita dai 12.000 lavoratori. Ma si sa queste, che a parer mio, dovrebbero essere le vere decisioni da prendere toccano troppi interessi e mai saranno prese. Concludo con un frase di Camus riportata sul libro: la scomparsa Majorana, scritto da un tale di nome Leonardo noto per aver affrontato nelle sue opere il rapporto potere-violenza, che nella nota introduttiva al libro riporta: ”vivere contro un muro, è vita da cani. Ebbene, gli uomini della mia generazione e di quella che entra oggi nelle fabbriche e nelle facoltà, hanno vissuto e vivono sempre più come cani”.
inviato a Senza Soste da Dattero
17 agosto 2012
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