Giorni decisivi e decisioni clamorose intorno alla De Tomaso, il marchio acquistato da Rossignolo che dovrebbe produrre auto di superlusso a Livorno e Grugliasco. Negli ultimi mesi c'erano stati problemi per sbloccare i fondi comunitari per i corsi di formazione. Poi è stata la volta di una fidejussione da 7 milioni e le assemblee degli azionisti saltate. Adesso la regione Piemonte, attraverso una società che aveva acquisito i capannoni, ha deciso per lo sfratto. La vita travagliata della De Tomaso continua, nel silenzio dei media livornesi e di quei sindacati che a Rossignolo hanno sempre dato carta bianca.
Ora addirittura si parla di ritiro dalla scena della famiglia Rossignolo e di cessione delle quote di maggioranza agli indiani. Ma a questo punto cambiano anche i piani industriali ed emergono subito problemi per Torino. E Livorno? Nell'articolo di Repubblica non è menzionata direttamente ma le parole del figlio di Rossignolo non sono certo rassicuranti: "Il cambio dell'assetto societario potrebbe prevedere alcuni cambiamenti nel piano industriale". "Il problema è che quando un investitore estero guarda all'attuale situazione dell'Italia si chiede se non sia più vantaggioso andare a produrre altrove".
Così ora dopo aver foraggiato per anni con soldi pubblici il signor Rossignolo e aver assecondato acriticamente i suoi progetti, c'è il rischio di veder sfuggire la produzione e il lavoro da altre parti. Dopo il caso Mtm e il caso Delphi, qualcuno provò a dire che era inconcepibile dare soldi pubblici a cascata alle aziende senza la certezza di un impegno duraturo e che ogni intervento di sostegno doveva essere consequenziale a precise garanzie di ancoraggio al territorio. I sempre soliti e solerti ideologi del liberismo più estremo risposero che i capitali di fronte a tali lacci e lacciuoli sarebbero fuggiti. Qui invece siamo di fornte a una possibile fuga senza nemmeno passare dal via...
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red. 23 agosto 2011
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