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Emergenza freddo, emergenza gas e la bufala delle centrali a olio combustibile

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Centrale_MarzoccoIl governo annuncia di aver autorizzato la riapertura degli impianti del Marzocco (Livorno) e di Torre del Sale (Piombino). Reazioni della politica con i vari consiglieri comunali livornesi scatenati nel deplorare la situazione a causa del grande inquinamento prodotto dall'olio combustibile usato nei due obsoleti impianti. Giuste le proteste, ci mancherebbe altro.

Peccato che si tratta di una bufala: l'ENEL, le due centrali, non le ha mai chiuse! Prendiamo quella del Marzocco che, evidentemente, conosciamo bene.

Nel suo comunicato diffuso dai giornali l'ENEL dice che l'impianto è stato acceso l'ultima volta nel 2006, quando si dovette far fronte ad una emergenza simile (la crisi russo-ucraina del gas, vi ricordate?).

Ebbene si tratta di una falsità. Sulla base dei dati forniti nel luglio 2011 da una fonte ufficiale, l'ARPAT, si può affermare che la centrale del Marzocco abbia di molto diminuito la sua funzionalità - passando, per i due gruppi che la costituiscono, dai 270 giorni di funzionamento del 2006 ai 23 del 2010 - ma che non ha mai cessato di funzionare. La centrale del Marzocco è vecchia e non più conveniente dal punto di vista economico ma non è vero che è chiusa, tanto che l'ENEL ha proposto, anche recentemente , di riconvertirla a carbone o a biomasse.

Un episodio, forse minore, della normale disinformazione che ci piove addosso ogni giorno con l'evidente scopo di renderci utili idioti al servizio di chi manopola la nostra vita e il nostro futuro.

Inviato a Senza Soste da JLC

9 febbraio 2012

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Emergenza gas e rigassificatori: un'altra bufala

 

Le motivazioni che fanno dubitare sulla effettiva utilità dei rigassificatori come una soluzione al problema di approvvigionamento energetico da parte del nostro paese sono diverse e sufficienti per condividere le preoccupazioni dei cittadini, che abitano nelle zone dove tali impianti dovrebbero essere realizzati. Ogni sito individuato come adatto alla costruzione di un tale impianto ha dato infatti origine alla costituzione di comitati anti impianti di rigassificazione, da Livorno a Taranto. Da una parte la politica sia di destra che di sinistra che appoggia la realizzazione, dall'altra il popolo che osteggia la costruzione, una situazione quindi che lascia intravedere grossi interessi ecnomici da una parte, a cui la politica è molto sensibile, e rischi preoccupanti dall'altra, ai quali la popolazione interessata è sicuramente più attenta. Ecco una breve carrellata di tali motivazioni che poi saranno sviluppate in maniera più approfondita in successivi post.

Gas come soluzione per il futuro? E' difficile immaginare che il gas sia la soluzione ai problemi energetici del nostro paese. Il gas come il petrolio innanzitutto è una risorsa non disponibile nel nostro paese e quindi rimarrà inalterata la dipendenza dell'Italia dai paesi produttori e dalle tensioni internazionali che abbiamo già visto interessare anche il gas. Inoltre il gas come il petrolio non è una risorsa infinita e quindi è destinato ad esaurirsi in un tempo più o meno lontano, vale la pena allora investire in una risorsa che sicuramente non sarà la soluzione ai problemi attuali e futuri del fabbisogno energetico ?

Gas come soluzione di emergenza? Nemmeno considerato che la realizzazione di un impianto di rigassificazione necessita di almeno tre anni di tempo e quindi un tempo sufficientemente lungo per le situazioni che si dovranno affrontare.

Rigassificatori impianti sicuri? Naturalmente qui i pareri sono discordi fra i favorevoli e i contrari a questi impianti, un dato oggettivo in proposito è però che questo tipo di impianti sono sottoposti alla direttiva Seveso, una direttiva europea recepita dall'Italia. Questa direttiva impone il censimento degli impianti a rischio e tra questi impianti sono compresi anche i rigassificatori per cui definire un impianto di rigassificazione un impianto sicuro è un'emerità falsità.  

In Italia rigassificatore come unica soluzione per il gas? Sembra fuori di ogni logica in un paese come l'Italia, al centro di una rete di gasdotti provenienti da Russia, Norvegia, Olanda, Libia e Algeria, sia indispensabile costruire questo genere di impianti che hanno motivo di esistere solo in paesi non raggiungibili da gasdotti. Gli Stati Uniti infatti hanno diversi impianti di rigassificazione proprio per questo motivo.

L'Italia punta su questa tecnologia in maniera spregiudicata e avventata senza aver predisposto un piano energetico nazionale che possa definirsi tale e quindi si passa da una soluzione all'altra senza un obiettivo preciso, la seconda è che la motivazione di base per giustificare la costruzione di tali impianti è stata la falsa crisi energetica dello scorso inverno causata dalla riduzione di fornitura di gas da parte della Russia, falsa perchè mentre i mass media ed il governo creavano un clima di terrore dall'altra il nostro paese esportava energia elettrica prodotta con il gas.

tratto da  http://universonews.iobloggo.com

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Alcuni dati

Il consumo di gas previsto nel nostro paese è compreso fra 89 e 99 miliardi di metri cubi e già attualmente, grazie ai metanodotti provenienti da Algeria, Libia, Olanda, Norvegia e Russia, si raggiungono i 97 miliardi di metri cubi di gas disponibile, quindi l'emergenza è una vera e propria bufala se non in casi eccezionali. L'esigenza reale di impianti di rigassificazione è esclusivamente da parte dell'Eni che deve fare business con il gas vendendone buona parte a Francia e Germania. Le motivazioni che giustificano la costruzione dei rigassificatori sono contenute molto chiaramente nell'autorizzazione ministeriale dell'impianto Livorno-Pisa. L'obiettivo è quello di trasformare l'Italia da paese consumatore a paese di transito per i paesi del centro europa e per questo occore un eccesso di produzione e di offerta. L'Eni in un suo dossier afferma di essere già in fase di eccesso di gas e qundi è chiaro che i rigassificatori servono solo a fare business ai privati autorizzati alla loro costruzione. Insomma il nostro paese dovrebbe in sostanza accollarsi tutti i rischi connessi a questi impianti per fornire di gas l'Europa centrale e consentire a qualche grossa azienda straniera di fare soldi a nostro scapito, si perchè fra le altre cose le aziende costruttrici di questi impianti sono naturalmente straniere.

Insomma i rigassificatori non rappresentano certo una diversificazione di approvvigionamento energetico e mantengono inalterata la nostra dipendenza dall'estero così come per il petrolio con le stesse poche garanzie di stabilità. Nel 2004 per esempio in seguito ad un incidente in un impianto algerino, il rigassificatore di La Spezia diminuì la sua produzione di circa il 40%.

Precedenti post sui rigassificatori

Rigassificatori: un problema di cui si parla poco

Rigassificatori: più no che si

Rigassificatori in Italia: un caso unico

Rigassificatori: anche gli americani hanno qualche dubbio

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