Il 18 gennaio scorso l’amministrazione comunale ha diffuso ai capigruppo consiliari il documento denominato “Verso la revisione del Piano strutturale”. Per chi non lo sapesse il “piano strutturale” altro non è che il documento che il Comune realizza per delineare le linee di sviluppo della città. Come sempre il documento è stato diffuso al solo ceto politico e la città, nelle sua varie articolazioni, associazioni, comitati, sindacati di base, ecc., ne è stata esclusa. Il dibattito, come direbbe il sindaco Cosimi, deve avvenire in modo “carsico”, secondo la visione “elitaria” della politica che contraddistingue le cosiddette “classi dirigenti”.
Limitandosi alle questioni legate all’ambiente, cioè a quelle per le quali sono in grado di dare un giudizio, la lettura del documento è per lo meno sconfortante: da una parte enunciazioni anche largamente condivisibili, dall’altra proposte che come minimo potremmo definire inadeguate alle premesse. Insomma la montagna che partorisce il topolino.
Vediamo di analizzare alcuni argomenti secondo me centrali, facendo alcune proposte alternative.
Valutazione sulle criticità produttive ad elevato impatto ambientale
Tutti ben conosciamo i disastri fatti da scelte cervellotiche relative all’installazione di attività produttive ad alto impatto ambientale in luoghi adiacenti ai quartieri nord. Il Picchianti, con un inceneritore situato a poche centinaia di metri da una zona altamente abitata e costruita dopo l’installazione dell’impianto come quella di via della Livornina a La Cigna nuova, e con una serie di attività fortemente inquinanti (es. RA.RI.) situate a ridosso delle abitazioni de La Cigna vecchia, è il caso più clamoroso ma non bisogna dimenticare la presenza devastante della Lonzi metalli in via Condotti Vecchi a poche decine di metri da una situazione abitativa. Le azioni previste sono le “delocalizzazioni partecipate e/o negoziate”. Un bel progetto che però cozza con la realtà, per esempio, della Lonzi metalli che da anni dovrebbe essere spostata da via dei Condotti Vecchi ma che rimane sempre li. Quasi inamovibile nonostante le dichiarate buone intenzioni.
Fermo restando che lo spostamento degli impianti inquinanti in località lontane almeno 5 chilometri da centri abitati è la base di ogni possibile discorso, resta il fatto che si potrebbe fare molto di più e di meglio. Per esempio riprendere la proposta di realizzare a Livorno le APEA, Aree produttive ecologicamente attrezzate, regolamentate con il decreto legislativo 112/1998 (c.d. decreto Bassanini). Niente di particolarmente rivoluzionario se non creare delle concentrazioni produttive definite come aree “dotate delle infrastrutture e dei sistemi necessari a garantire la tutela della salute, della sicurezza e dell’ambiente”. La Regione ha redatto un regolamento di applicazione nel 2009 (DPGR 2/12/2009, BURT n. 53 del 11/12/2009) e di un adeguato finanziamento (agevolazioni sotto forma di contributo a fondo perduto). Da quanto siamo riusciti a sapere all’aprile 2010 esistevano 9 esperienze pilota di APEA in Toscana. Naturalmente nessuna nella provincia di Livorno!
Sarebbe un atto di lungimiranza pianificatrice prevedere la delocalizzazione degli impianti ad alto impatto ambientale inserendoli in un sistema APEA che dovrebbe garantire i cittadini ma soprattutto i lavoratori e l’ambiente.
Le strategie sulla materia rifiuti
Su questo tema tutto si basa sulla terza linea dell’inceneritore del Picchianti. E’ sconvolgente vedere come neppure una riga è dedicata allo sviluppo della raccolta differenziata, al porta a porta, alle isole ecologiche, cioè a tutto quello che è collegato al riciclo e al riuso dei materiali. Questo capitolo è la dimostrazione di come alle belle parole delle premesse non segua niente se non il perseguimento di un obiettivo, lo sviluppo dell’inceneritore, che non solo è inquinante ma ha anche avuto effetti disastrosi sulle finanze dell’AAMPS che si trova in forte e perenne deficit dopo che per 40 anni (l’inceneritore del Picchianti fu inaugurato nel 1970) ha perseguito una politica basata su inceneritore e discarica del Cisternino. Le finanze dell’AAMPS hanno retto fino a che ha funzionato la discarica del Cisternino (quella montagna glabra che si vede perfettamente quando si transita per il cavalcavia della variante) ma sono franate dopo la sua chiusura. Eppure, incredibilmente, l’amministrazione comunale (unica proprietaria di AAMPS) insiste in questa politica suicida che viene fatta pagare ai livornesi con una TIA fra le più alte d’Italia. Le proposte alternative sono semplici: basterebbe “copiare” le esperienze di città anche a noi vicine che hanno scelto un sistema di gestione dei rifiuti basato sulla centralità del riciclo, del riuso e della raccolta differenziata “porta a porta”, assieme alla diminuzione dei rifiuti prodotti (che in parte si ottiene con la sola istituzione del “porta a porta”). Imboccare questa strada significherebbe, nel giro di pochi anni, creare nuova occupazione e chiudere finalmente l’inceneritore del Picchianti.
La sfida reale delle energie da fonti rinnovabili
Sul piano dei discorsi le azioni previste non sono disprezzabili: la predisposizione di un piano energetico sovra comunale è senza dubbio un bel proposito, basterebbe, però, che questo piano avesse un minimo di effetti. Voglio dire che il piano sovra comunale non dovrebbe essere solo il mero appiattimento della pianificazione locale alle decisioni prese da altri, cioè dalle multinazionali dell’energia che con le loro scelte impongono il fatto compiuto alle amministrazioni locali. E’ bene ricordare che né il Comune di Livorno né la Provincia di Livorno si sono dotati di un piano energetico per il semplice motivo che i vari progetti presentati sono sempre stati superati dalle decisioni dei gruppi imprenditoriali. Ricorderò la questione della metanizzazione delle centrali ENEL di Livorno e Piombino che dovevano essere un cardine del risanamento ambientale territoriale e che invece, dopo la firma dei relativi protocolli di intesa, sono state scartate dall’ENEL che le tiene chiuse per gran parte dell’anno (e di questo non c’è proprio da lamentarsi) perché preferisce produrre energia con altre centrali più economiche se non addirittura importane dai paesi vicini a prezzi vantaggiosi. Si faccia dunque il piano sovra comunale ma lo si doti di un potere impositivo senza il quale è solo carta straccia. Si prevede anche un “filare eolico sulle opere marittime previste nel nuovo Porto di Livorno”. Probabilmente ci si riferisce al progetto di Darsena Europa. Ottima idea, ma bisogna attendere la Darsena Europa (ammesso che la si faccia) per introdurre l’eolico nel porto di Livorno? Che fine hanno fatto i progetti di mettere pale eolico all’ingresso del porto Mediceo (curvilinea)? Se ne parla da anni ma non se ne fa mai di nulla: perché? Manca il vento? Non sembrerebbe. E allora? Si propone il fotovoltaico sopra la discarica ormai dismessa. Ottima idea, ma sulla discarica non dovevano essere piantati gli alberi per dotare la città di un polmone verde in un’area che ha subito 40 anni di scempio ambientale? Non ci sono altri posti dove costruire impianti fotovoltaici? La città è piane di aree deindustrializzate e di capannoni dove potrebbero essere facilmente installati impianti fotovoltaici. Costruire il fotovoltaico al Cisternino vuol dire ammettere che in quell’area il verde non si svilupperà mai perché quella collina glabra non è altro che un enorme cumulo di spazzatura e di altri rifiuti che continuano a fermentare sotto lo strato di terra rappresenta un pericolo per l’ambiente oltre che un cancro per il sistema collinare livornese. Si parla di progetti volti al risparmio energetico. Ottima idea però mi domando, per esempio, se tale progettualità è quella seguita nel nuovo distretto sanitario di via del Levante che sembra un inno allo spreco energetico (e non solo perché è stato aperto prima di essere stato allacciato alle rete ENEL con uno spreco di denaro vergognoso).
Proposte: chiusura della centrale ENEL del Marzocco, già oggi sottoutilizzata; produzione di energia dal solare sfruttando gli edifici pubblici, le aree deindustrializzate, i capannoni in ambito portuale; realizzazione di un parco eolico in porto e di uno nella piana di Guasticce di cui si parla da anni; incentivo al minieolico per l’autoproduzione di utenze private; realizzazione di un piano energetico comunale che detti le linee da seguire nel territorio, senza limitarsi a prendere atto delle decisioni prese dagli imprenditori privati e anche prevedendo, dove possibile, forme di incentivazione, come lo sgravio di tasse e imposte locali per chi presenti progetti innovativi capaci di creare occupazione. Base del piano energetico comunale dovrà essere l’incentivazione sistematica della microgenerazione diffusa dell’energia.
Un discorso a parte merita poi la Raffineria dell’ENI: occorre procedere ad una graduale ma significativa riconversione industriale di tutta l’area. Innanzitutto con la bonifica dell’area che l’ENI, multinazionale che beneficia con lauti dividendi i propri azionisti, può effettuare senza problemi, e poi con una prospettiva strategica alternativa che permetta di uscire gradualmente (ma concretamente e a ritmi sostenuti) dalla raffinazione del petrolio ed entrare velocemente nel settore delle energie alternative rinnovabili (impianti fotovoltaici e pale eoliche in siti interni alla raffineria, bonificati per primi).
Il “Laboratorio ambiente” come occasione di sviluppo e come funzione aggiunta
Qui i bei discorsi si sprecano. Siccome conosco chi “parla bene ma razzola male” evito di entrare nel dettaglio delle proposte che, come ben sappiamo, resteranno lettera morta. L’unica nota che mi pare necessaria e che da parte dei pianificatori si continua, colpevolmente, a confondere “partecipazione” con “informazione”. E non mi sembra poco anche se c’è da dire che neppure l’informazione viene fatta.
Proposte. In tema ambientale, per questioni importanti quali il traffico, il trattamento dei rifiuti, l’attività industriale, la produzione e il trasporto di energia, le telecomunicazioni, ecc devono essere previste forme di partecipazione dei cittadini ai Consigli Provinciale e Comunale, alle commissioni di studio, alle riunioni delle Circoscrizioni, e altre forme quali la possibilità di presentare osservazioni scritte e interventi in apposite assemblee convocate obbligatoriamente dall’Amministrazione comunale. Sulle stesse questioni devono poi essere previsti consigli comunali aperti su richiesta di un numero qualificato di cittadini.
Devono poi, in tema ambientale, essere previste forme di larga partecipazione popolare alle decisioni ambientali, quali referendum propositivi, confermativi e abrogativi. Tali forme di democrazia diretta devono essere previste ed effettivamente utilizzabili onde evitare quanto già è accaduto riguardo al mancato referendum consultivo sull’offshore.
Per ultimo, ma non per importanza, deve essere prevista la costituzione di una commissione di indagine costituita da esperti di chiara fama ed indiscussa autorevolezza ed integrata da rappresentanti delle associazioni ambientaliste, che raccolga tutti i documenti disponibili sull’ambiente, sulla morbilità e mortalità a Livorno, che abbia la possibilità di disporre e attuare le indagini ritenute opportune, e che proceda quindi a stendere una dettagliata relazione che evidenzi la qualità dell’aria nella provincia e nella città di Livorno, che individui tutte le singole fonti d’inquinamento, che valuti il grado di pericolosità dei singoli inquinanti e dell’inquinamento complessivo, che fornisca una stima dei danni fino ad oggi provocati. E’ necessario che tale commissione proceda anche ad un’attenta valutazione della probabilità dei vari incidenti derivabili da attività industriali nella zona di Livorno e delle possibili conseguenze sulla popolazione dal punto di vista del numero delle persone coinvolte e della gravità dei danni alle persone.
I risultati dell’indagine dovranno essere pubblicamente diffusi e trasmessi, entro sei mesi, a tutte le autorità locali, regionali ed al Ministero dell’Ambiente.
I tanti ambiti che non vengono neppurte citati
Fin qui la critica ad alcuni punti del documento diffuso dal Comune. Ma la critica non si può limitare a quello che c’è scritto ma anche al tanto, anzi tantissimo, che il Comune ignora. E non si tratta di argomenti secondari: niente viene detto in materia di elettrificazione del porto (una delle maggiori fonti inquinanti della città); di potenziamento, e non smantellamento, della carente rete di monitoraggio della qualità dell’aria, dell’inquinamento idrico, dell’inquinamento elettromagnetico (un problema che oggi sembra poco di moda ma che esiste); del trasporto di energia elettrica (nel comune di Livorno ci sono ben 38 km di elettrodotti); della gestione e salvaguardia del verde urbano.
Insomma: il documento del Comune sembra delineare niente di più che una mera gestione dell’esistente senza alcun slancio capace non solo di migliorare la qualità della vita cittadina ma anche di contribuire a superare una crisi economica e sociale che rischia di strangolare la città e il suo territorio.
Inviato a Senza Soste da Maurizio Zicanu
17 marzo 2011
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