Dopo la marcia musicale di di venerdì con in testa Bobo Rondelli (la cui presenza ha fornito agli organizzatori ottima visibilità mediatica), partita da Via degli Asili ed arrivata sulla scalinata del Comune l’Associazione Spazio Zero e l’Atelier del Teatro, due delle realtà ormai sfrattate dall’Ex Ce.Cu.Po, hanno dato vita nella mattinata di ieri alla Festa di protesta.
Musicisti ed attori hanno sfilato in corteo per le strade del quartiere di Borgo Cappuccini, suonando, ballando, volantinando, per denunciare l’inagibilità della cultura a Livorno (leggi comunicato) e per sensibilizzare il quartiere sulla necessità di salvaguardare i presidi sociali e culturali, quei luoghi che garantiscono la vera sicurezza per chi vuol vivere le strade e le piazze, di giorno come di sera (segnaliamo la documentazione video di Roberto Malfatti, sempre molto presente nel raccontare con occhio indipendente ciò che accade in città e ringraziamo Gianluca La Bruna per aver condiviso la bella foto qui sopra)
L’invito era poi raggiungere intorno alle 12 gli spazi aperti della Palazzina di via degli Asili 45, dove il corteo rientrando si è concluso, per la festa di addio (arrivederci?) a base di musica, pane, pomodoro e fantasia. Vari gruppi si sono alternati in performance sia fuori in strada che dentro le stanze del piano terreno di quello che è stato per anni il Centro Culturale Polivalente, poi
Shopenhauer Cafè, luogo da sempre dedicato ad attività sociali, culturali ed artistiche (la palazzina ha ospitato tra l’altro fino ad ora anche il Gruppo Arti Figurative Ceramica e Scultura).
Molte le persone che hanno partecipato, musicisti ed abitanti del quartiere, ma potevano essere di più (a parte
Alessandro Trotta di Rifondazione e l'assessore Tredici, del tutto assenti politici e consiglieri comunali vari ad esempio, ma anche l'arcipelago dei comitati e le realtà antagoniste sono mancate purtroppo: con la differenza che ai primi spetta di dovere ai secondi, che già fanno tantissimo senza onori e senza gettoni, no; scarsa poi la partecipazione anche dell'associazionismo livornese, Arci in primis,
per quanto RadioCage abbia dato spazio e visibilità alla protesta, e della cosiddetta società civile).
Spazi oramai svuotati, dato che agli occupanti era stato intimato di smontare le proprie attrezzature e consegnare le chiavi della struttura. Un vero peccato questo, soprattutto nel caso di Spazio Zero, che aveva allestito, tra l’altro utilizzando in maniera virtuosa materiali di recupero, un vero e proprio studio di registrazione musicale ed una scuola di musica (
per chi non c’è mai stato vedere le immagini di questo clip). Un errore secondo chi scrive essere stati così precisi e di parola nei confronti del Comune, che spesso non ripaga la serietà con altrettanta celerità e precisione e non fa seguire fatti concrete alle parole di circostanza estorte di fronte ai cronisti. Ma ormai è andata. Ad ogni modo speriamo che lo studio e la scuola di Spazio Zero tornino a vivere. In via degli Asili come altrove.
Certo rimane aperta la questione della palazzina ex. Ce.Cu.Po. La struttura è stata chiusa e sgomberata perché dichiarata inagibile. Ma è da anni che la situazione è così: ed in pratica tutto si risolve nella copertura disastrata, ovvero un tetto da rifare.
Invece di ristrutturare il tetto negli anni passati il Comune l’ha lasciato peggiorare. Ma nonostante l’inagibilità della struttura (se è inagibile ora era inagibile anche 2 o 3 anni fa) in questi anni il piano terreno ed in parte il primo piano hanno ospitato svariate attività, sia di realtà associative che di gruppi informali (durante il percorso del Cisternino 2020 ad esempio, all’interno dell’ex Ce.Cu.Po si è riunito il gruppo di lavoro che poi ha elaborato il
Testo Unico).
Il Comune di fatto ha sempre lasciato fare, ed anzi, recentemente (settembre 2009) proprio il piano terreno ha ospitato un laboratorio musicale per la costruzione di una banda multietnica a Livorno (promosso da Arci di Livorno con l’Associazione Culturale The Cage, l’Associazione Spazio Zero, il Coordinamento delle Comunità Straniere) nel contesto del progetto istituzionale Diversamente Liberi.
Insomma, la solita ambiguità tutta labronica, con dichiarazione di inagibilità (vedi anche caso Fortezza Nuova) utilizzate spesso come foglia di fico per coprire l’indecenza di amministratori che hanno avuto la sfortuna di governare in periodo di vacche magre e che evidentemente non brillano per capacità e senso di inziativa.
Basterebbe davvero poco. Basterebbe crederci. Magari cercando la soluzione proprio nella stessa storia del Ce.cu.po, al modello di gestione della prima metà degli anni '90, sul cui periodo apre una finestra di memoria Alessandra Falca, canta-attrice labronica, leader dei Loungerie ed una delle colonne portanti del Teatro Officina Refugio:
" quando in via degli Asili funzionava la cosiddetta "chiesina sconsacrata"- gli anni erano i primi anni 90 - quando c'era marco filippi ed era presidente dell'Ass. Mayor Von Frinzius. Dell'autogestione di quel periodo non ti posso parlare che bene. Dal nulla e solo con la voglia di fare costruimmo un teatro. Tante persone della mia età e che conosci anche te hanno fatto le loro prime prove e spettacoli in chiesina in totale autogestione e in totale libertà. Si organizzavano rassegne e i soldi venivano usati per pagare la luce e le spese del teatrino. Un po' come funziona adesso il Refugio. Per quanto mi riguarda sono molto legata alla chiesina e all'esperienza ce.cu.po dato che lì ho scritto i miei primi spettacoli, ho imparato a recitare, ho trovato degli amici. Ho riso e pianto"
Eh si, basta davvero poco. Basta crederci!
IL VIDEO: Cultura inagibile?
Per senza soste.it
Lucio Baoprati
A proposito dell'Ex Ce.cu.po, come Senza Soste abbiamo provato a sollevare pubblicamente la questione, ricostrunendo sommariamente la storia della gestione in un articolo dell'edizione cartacea verso la fine del 2008. Se qualcuno se lo fosse perso o se lo fosse banalmente dimenticato può recuperare tempo e memoria: eccolo rieditato qui di seguito. Buona (ri)lettura.
Finanzia, baratta e vendi: spazi giovani a Livorno.
Ex Ce.cu.po, Via degli Asili: nel 1998 centro motore di un ambizioso progetto di rete per i giovani. A distanza di dieci anni, quel che resta è una struttura a pezzi pronta ad essere svenduta ai privati
Tra il ’97 e il ’98, fu avviato un progetto con l’obbiettivo di creare «una rete di spazi per i giovani, destinati a produrre cultura e aggregazione»: Giovaninsieme. Con l’obbiettivo di contrastare il disagio giovanile il Comune presentò questo progetto Pilota, allora innovativo (secondo a livello Nazionale), che prevedeva la realizzazione di 5 spazi di aggregazione da ottimizzare in una dinamica di rete, da dare in gestione, tramite apposite convenzioni, ad associazioni livornesi. Isogni nel cassetto, come li chiamava allora il Tirreno con toni d’adulazione, del giovane assessore (poi senatore) Marco Filippi, intervistato a proposito di servizi ed esternalizzazioni nell’agosto lambertiano 1997, si realizzavano.
Tra Regione e Fondo sociale europeo, per questo progetto arrivò quasi un miliardo, da spendere entro un anno. Grande novità per la città, il 1998 fu l’anno zero della città. Ma per quanto il Tirreno esaltò la cosa, anche al loro cronista non sfuggi la domanda: «un treno che passa e che potrebbe lasciare solide radici sul territorio: realtà destinate a consolidarsi, spazi pensati e predisposti per i giovani, produzione di cultura e aggregazione. Oppure potrebbe anche essere un'altra occasione perduta, una pioggia di milioni una tantum che lascia le cose come stanno» (Il Tirr.11/12/97).
Appunto.. 5 spazi di aggregazione dicevamo, 5 strutture cittadine da reinventare. Già perché i posti c’erano già: bastava riqualificarli e organizzarli in rete per la creazione di un sistema di spettacolazione integrato per i giovani. Dal Teatrino di villa Corridi, agli ex Asili Notturni, da via Poerio a P.zza Manin, da Villa Sansoni al Ce.cu.po. Soggetto attuatore del Progetto proprio l’associazione CeCuPo (Centro Culturale Polivalente) referente per l’omonimo spazio di Via degli Asili 45, con cui Filippi (che già ne era stato Presidente) ratificò subito il rapporto. Il CeCupo diventava così il nodo organizzativo progetto che secondo Filippi doveva «superare la logica dell'assegnazione per stanze, ed iniziare a costruire rapporti nuovi fra le associazioni che operano sul territorio». Auguri!
I soldi si spesero ma nel ’99 il bilancio dell’operazione registrava poche luci e molte ombre. Filippi fu chiaro: «cinque strutture, che ad oggi, dopo un anno di lavoro, non sono diventati come sperato punti di riferimento e di aggregazione per i giovani [..] si sta sviluppando una realtà molto chiusa e praticamente sconosciuta in città». Complimenti, bella gara. Le cose migliorarono? Guardatevi intorno, datevi una risposta.
L’Ex Cecupo, ora Shopenauer Caffè, dopo dieci anni casca a pezzi, e nel trand che caratterizza le politiche del PD, pronto ad essere svenduta al privato: da tempo il Comune ha bloccato le convenzioni con le realtà che ancora vi operano, che cercano di mantener vivo il posto. Sia chiaro, alcune associazioni non sono esenti da colpe: ma la questione non è difendere loro, ma gli spazi pubblici di aggregazione e socialità dalla logica della speculazione, come, per fare altro esempio,quelli del Teatro Officina Refugio.
28 novembre 2008